Cani coraggiosi

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Cani coraggiosi, sì: affianco ai “capitani coraggiosi”, a volte anche davanti, a far loro strada, ci sono proprio dei cani coraggiosi, degli eroi. Di razza o non di razza, taglia S, M, XL o XXL, femmine e maschi, non c’è statistica che misura e cataloga l’altruismo e la capacità di far emergere la forza di volontà e la fedeltà anche davanti al pericolo più grosso che solo certi esemplari hanno. E’ una categoria trasversale, quella dei cani coraggiosi, che non guarda in muso nessuno, non conosce pedigree. E’ quello che, se siete perplessi, racconterò.



Più a lungo di me lo fa il buon Ben Holt, paziente e preciso nel tracciare i profili e seguire le orme di cani coraggiosi di ogni tempo e nazionalità. Le ha raccolte nel libro “Cani eroi. Storie vere di cani coraggiosi”. Sfogliandolo si sentono storie di ogni tipo: da quella degli animali che aiutavano a ricercare i dispersi dopo un terremoto o un’alluvione, di cui magari hanno accennato al telegiornale, alle giornate di cani coraggiosi che con costanza accompagnare la vita di un cieco, pronti a tutto per proteggerne l’incolumità.

Ci sono esemplari che sono stati in grado di individuare un tumore altri un principio di incendio: Holt fa onore con la sua penna a tutti i cani coraggiosi che nella loro vita hanno sfidato il pericolo sfoggiando fiuto, udito e agilità per aiutare chi si trova in difficoltà e senza nulla in cambio.

Altro che osso o biscottino in premio. Quando l’istinto di conservazione, di sé stessi, si scontra con la generosità dello slancio, ed è l’altruismo a prevalere, abbiamo cani coraggiosi di fronte. Anche nelle vesti di pompieri, bagnini o poliziotti.

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Cani coraggiosi: eroi nel quotidiano

Forse protagonisti delle cronache locali, magari premiati con riconoscimenti una tantum, ci sono cani coraggiosi che hanno salvato vite preziose, di grandi e piccini. Shelby è un pastore tedesco di 7 anni dell’Iowa e grazie al suo gesto si è aggiudicata qualche anno fa i 500 dollari del premio Skippy Dog Hero of the Year. Ha salvato la vita a tuttala sua famiglia, marito, moglie e due bimbe, che hanno rischiato di restare intossicate con il monossido di carbonio nella propria casetta. Shelby ha abbaiato tanto forte e insistentemente da farli uscire in giardino. Malconci, si sono salvati, le devono la vita.

Cani coraggiosi nell’immaginario collettivo sono quelli come Khan, il dobermann che mentre giocava con la sua padroncina Charlotte, l’ha salvata dal morso mortale di un serpente bruno reale, tra i più velenosi del mondo, facendosi mordere la zampa mentre la allontanava dal nemico che la stava attaccando nel giardino di casa.

Mica male anche l’impresa eroica del pastore tedesco Buddy che ha tratto in salvo da un disastroso incendio il suo padrone Ben Heinrich, in Alaska, correndo ad attirare l’attenzione di una volante della Polizia km e km distante. Infatti è stato premiato con una scodella placcata d’argento e coinvolto in un programma di prevenzione antincendio.

Ci sono anche cani coraggiosi tecnologici, che sanno usare il cellulare: il primo vincitore peloso del premio “VITA Wireless Samaritan” è stato un Beagle di Orlando: Belle. Digitando il 9, (combinazione rapida per chiamare il 911), ha chiamato i soccorsi quando il padrone diabetico ha avuto un attacco di epilessia e perse i sensi a causa del basso livello di zuccheri nel sangue.

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Cani coraggiosi: eroi nella storia

Come non citare tra i cani coraggiosi la tenera e audace Laika, che salpò per lo Spazio a bordo della capsula Sputnik 2 nel 1957. Una missione senza rientro ma che le è valsa una fama eterna, da animale simbolo della Guerra Fredda tra Usa e ex Unione Sovietica per la conquista dei cieli.

Dalla guerra del Vietnam arriva la storia di Nemo A534: inviato con le truppe americane vicino a Saigon, nel 1966 salvò l’esercito da un assalto perdendo un occhio ma vegliando il soldato Airman Robert A. Throneburg fino all’arrivo dei soccorsi. Tra i cani coraggiosi da salvataggio “acquatico” più longevi della Gran Bretagna Whizz, un Cane Terranova, ha pattugliato il canale di Bristol e il fiume Severn, salvando nove persone e un altro cane meritando la nomina all’Animal Hero Awards del Daily Mirror.

Venendo alla cronaca più recente, troviamo Trakr, pastore tedesco eroe dell’11 settembre. E’ stato tra i primi ad arrivare sul posto e l’ultimo ad andarsene, con il suo padrone James Symington ha salvato tante vite dalle macerie del World Trade Center. Lui è unico, ma ricorda i tanti cani coraggiosi che nella stessa occasione hanno lavorato senza risparmiarsi affianco ai vigili del fuoco e ai soccorritori per scovare segnali di vita sotto le macerie. Poi, non contenti, si sono dedicati alla pet therapy per calmare chi soffriva di stress post-traumatico.

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Immortalato anche in un celebre film che toglie il respiro e riempie gli occhi di lacrime dolci, Hachiko. Un esempio dal Giappone e senza paragoni di fedeltà e devozione tra i cani coraggiosi: fino al suo ultimo respiro ha atteso davanti alla stazione il padrone, ormai morto, di ritorno dal lavoro.

Un altro film, della Disney, “Chips il cane della guerra”(1993) racconta le imprese di Chips durante la seconda guerra mondiale. Pastore americano in missione con l’esercito americano in Nord Africa, Francia, Germania ed Italia, ha salvato decine e decine di soldati aiutandoli a catturare i nemici. Il Generale Eisenhower in persona lo aveva ringraziato ed è stato premiato con una medaglia al valore.

Storie di cani coraggiosi come lui ce ne sono, con la guerra come sfondo. Le guerre, di ogni epoca, e sono raccolte in un libro che mostra i conflitti mondiali da un punto di vista eroicamente canino: “I cani in guerra. Da Tutankhamon a Bin Laden”.

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Per bambini, più dolce e “a pastello”, ma con la guerra protagonista, e cani coraggiosi in prima linea, c’è un libro scritto da Anna e Michele Sarfatti, con le illustrazioni magiche di Giulia Orecchia. La bellezza delle immagini non “smussa” l’atrocità della Resistenza raccontata con gli occhi di “Fulmine, un cane coraggioso”, adatto dai 7 anni in su, umani, e per altri cani coraggiosi come il protagonista.

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Pubblicato da Marta Abbà il 2 febbraio 2016