Casco Bici da Corsa e MTB: come scegliere i migliori modelli

modelli di casco bici ciclismo tempo libero

Casco Bici e Ciclismo: guida e migliori modelli e marche in commercio. La bella stagione è alle porte e come ogni anno si riaccende ed esplode la passione per la bici ed il ciclismo nelle sue varie discipline; dalla modalità urbana, passando per il ciclismo su strada per giungere alla mountain bike. Oggi vi parlerò dell’accessorio per eccellenza sinonimo di sicurezza e non solo: il casco da bici.



All’interno del panorama dell’abbigliamento ciclistico, cercherò di darvi una guida pratica e completa alla scelta ed all’uso consapevole del casco in bicicletta:

  • Cosa dice il Codice della Strada sull’uso del casco da bici
  • Finalità, struttura e composizione del caschetto protettivo
  • Differenti tipologie di caschi da bici in base al tipo di ciclismo praticato (city bike, ciclismo su strada, mtb, …)
  • Differenti tipologie di casco a seconda del ciclista (adulto, bambino, praticante occasionale o esperto)
  • Quali caratteristiche osservare che fanno la differenza al momento dell’acquisto
  • Quando cambiare il casco protettivo
  • Come scegliere la taglia corretta per una “calzata” sicura ma comoda del casco
  • Cosa fare e soprattutto non fare quando si indossa il casco in bici
  • La “chicca” finale di chi lo usa

Cosa dice il Codice della Strada sull’uso del casco da bici

Purtroppo in Italia, a differenza di alcuni paesi tra i quali il Belgio, l’Olanda o l’Australia, il casco protettivo in bicicletta su strada NON è obbligatorio. Il Codice della strada ( TITOLO V – NORME DI COMPORTAMENTO regolamentato nell’Art. 182. Circolazione dei velocipedi) non ne fa cenno e nonostante le recenti pressioni per introdurlo nella revisione del codice stesso nel 2016, non c’è stato margine di introdurre una norma in tal senso e lasciando al buon senso civico l’utilizzo di questo accessorio neppure per gli under 14. Non indossare il casco in bici oggi giorno è una cosa da spregiudicati; sia perché è acclarato che il casco salva le vite e limita i danni derivanti dagli urti sia perché oramai la tecnologia ha fatto passi da gigante (soprattutto da quando il caschetto è diventato obbligatorio nelle corse UCI su strada nel 2003) ed i caschi sono diventati sempre più comodi e di design che quasi sembra di non averli. Inoltre come tutte le abitudini civiche, l’adattamento uva volta avvenuto diventa una routine irrinunciabile (vedi casco in modo e cinture in auto).

Finalità, struttura e composizione del caschetto protettivo

Nell’ultimo decennio i caschi hanno raggiunto un livello elevato di standard in termini di sicurezza in termini di efficacia protettiva e comodità / vestibilità. Ricordiamoci tuttavia che la finalità primaria per cui sono nati: proteggere il cranio dagli urti. Pertanto tutti i prodotti in commercio devono essere certificati e tale certificazione avviene su test in base all’assorbimento degli urti stessi. Questa la finalità principale alla quale si accompagnano caratteristiche migliorative quali: leggerezza, aerazione, aerodinamicità, comodità, design, usura dei materiali e tante altre. In linea generale un casco da bici è composto da:

  • Una copertura esterna in materiali di diversa qualità (e costo), realizzati policarbonato ma anche fibra di carbonio che viene rivestita, colorata e lucidata. E’ la componente più esteticamente apprezzabile e visibile. Ne segue il fatto che per i cultori del genere è la parte che si presta anche al maggior numero di personalizzazioni e realizzazioni in serie limitata ai fini marketing
  • Una calotta e imbottitura interna in materiali “schiumati” tipo poliuretano espanso; rappresenta il cuore della sicurezza del casco medesimo perché è la parte che prima si deforma in fase di assorbimento di un urto e della energia cinetica dallo stesso provocata
  • Fodere, fissaggi posteriori e cinturini i cui materiali possono essere di maggiore o minor pregio e pertanto generare un senso di comodità maggiore oltre a resistere di più all’uso (tipicamente un cinturino od una fodera interna di un pedalatore assiduo possono essere soggetti ad una usura considerevole e pertanto ciò va tenuto in considerazione, idem per la retina anti insetti o la rotellina per la regolazione micrometrica della chiusura dietro la nuca)
  • Add on come ad esempio la luce posteriore di segnalazione o gli occhiali integrati

Tutti i caschi da bici in quanto tali devono riportare al loro interno l’etichetta di omologazione EN1078 che garantisce l’osservanza alla norma di legge in merito alla costruzione, ai materiali e relativi test.

Tornando al discorso sicurezza il casco ci protegge in due modi: essenzialmente ci evita spesso ferite lacero contuse al capo e alla nuca perché la calotta esterna subisce per noi gli attriti dell’impatto con asfalto, rami e quanto altro; in secondo luogo ci limita i danni interni al cervello ammortizzando l’impatto ed evitando che per l’eccessiva decelerazione le componenti interne si scuotano causando danni neurologici più o meno gravi (per chi volesse esempi a latere sul tipo di danni di questa seconda specie si tenga presente la vicenda del pilota Jules Bianchi ed allo stesso Schumacher sulle piste da sci). 

Differenti tipologie di caschi da bici in base al tipo di ciclismo praticato

Dimmi che disciplina ciclistica pratichi e ti dirò quale tipo di casco fa per te. Non è banale, sia per motivi tecnici che estetici; detto che la funzione primaria è la sicurezza capita ancor oggi di vedere soprattutto su strada persone con dei caschi poco aerodinamici ed adatti più alla mountain bike. Vediamo quindi le varie tipologie di casco in base alle due ruote che si hanno tra i pedali:

  • Casco bici per ciclismo su strada / bici da corsa: le parole d’ordine in questo caso sono LEGGEREZZA, AERODINAMICITA’ ma soprattutto AERAZIONE. E’ un accessorio che si può tenere sul capo anche parecchie ore e le feritoie (le prese d’aria) diventano essenziali per non cuocere nei momenti caldi dell’anno. Lo stesso discorso vale per l’aerodinamicità e la leggerezza che possono pertanto influire sulla prestazione, in particolare per il ciclista non occasionale che cerca sicurezza ma anche il rendimento.
  • Casco bici per mountain bike: le velocità ridotte del mezzo rendono meno necessaria la componente aerodinamica a differenza dei caschi per ciclismo su strada, mentre è maggiormente evidente l’esigenza di tipicità tipiche dell’escursionismo e del cross country in generale: aerazione certamente e vestibilità ma soprattutto visiere che riparano da schizzi di fango, sassi, pioggia ma anche da rami e ostacoli di piccola o grande dimensione che si possono incontrare lungo il percorso. Il casco da mtb protegge quindi anche la componente alta frontale del viso così come la parte bassa della nuca. Ogni caduta, come sa chi va in bici, è a se stante ma statisticamente in bici da corsa di norma va “di moda” la scivolata su asfalto; nel fuori strada le cadute avvengono a velocità più basse ma è l’impatto con il terreno ad essere atipico in quanto non è uniforme per definizione è terreno stesso su cui pedaliamo.
  • Cascobici  per discipline “extreme” o comunque spettacolari come downhill / freeride :  avete in mente l’8 volte campione del mondo di motocross Tony Cairoli? Il vostro casco sarà più simile al suo. Scherzi a parte noterete che il casco è “integrale” perché gli urti sono insiti nello sport medesimo e c’è la necessità di tutelare l’intero arco facciale (mascelle, zigomi, nuca e testa). La forma è anche allungata sul davanti proprio per dare un ulteriore margine di protezione ed attutire l’impatto da traumi frontali. Tali casci si indossano con una maschera sulla falsa riga dei caschi da sci alpino.
  • Casco bici per BMX: dipende quale accezione di bmx intendiamo; nel caso del Bmx race (da poco specialità olimpica) parliamo di casco integrale simile a motocross; se invece intendiamo la Bmx stile urban ricco di evoluzioni con salti, figure e trick vari il casco da BMX deve proteggerci in maniera completa dalle testa alla nuca passando per tempie e zigomi quindi l’intero arco facciale. Questi caschi rispetto ai “race” sono più pesanti e meno aerodinamici. L’aerazione è poco sensibilizzata visto che l’uso non è legato a molte ore consecutive come può accadere sul ciclismo da corsa (su strada).
  • Casco bici urban/da città: essenzialmente si può usare un casco universale; nessuna delle caratteristiche di cui sopra è spinta all’eccesso se non la sicurezza e l’ammortizzamento agli urti che deve essere a norma. Possono essere oggetti di “design” molto funzionali; a seconda della frequenza di utilizzo può essere importante considerare l’aereazione e la possibilità di lavare le sue componenti al meglio.

Per darvi un ordine di grandezza su prezzi e modelli vi rimandiamo alla sezione dedicata di Amazon dove troverete prodotti di qualità (a mio modesto parere) a partire da circa 30 Euro.

Differenti tipologie di casco a seconda del ciclista

Oltre alla disciplina praticata, nella scelta del casco è importante considerare il proprio livello di esperienza e di utilizzo dell’accessorio: un adulto in genere avrà esigenze differenti rispetto al bisogno di sicurezza di un bambino.

  • Casco bici da adulto: come osservato in precedenza l’adulto deve considerare il proprio gusto ma anche l’esperienza che ha sul mezzo, qualunque esso sia. Un esperto stradista quando si approccia al cross country non sarà un neofita tuttavia avrà più possibilità di cadere di un ciclista che fa cross country ogni settimana. E’ come se uno sciatore esperto si mettesse per la prima volta sullo snowboard: conoscenza della pista simile ma modi di cadere differenti.
  • Casco bici da bambino: può sembrare banale ma il casco per un bambino è di cruciale importanza. Spesso si vedono ancora nonni e genitori che portano i piccoli in posizione errata (troppo grandi e pesanti sul porta bebè anteriore, mi vengono i brividi a pensarci) e addirittura senza protezione o con la “scodella” male allacciata che ciondola di qua e di la ad ogni buca presente sul terreno. I caschi da bambino in commercio vanno da pochi mesi (circa 10) fino all’età pre-adolescenziale (10 anni) e costituiscono parte integrante della loro sicurezza perché permette loro di sperimentare nelle varie situazioni (quando imparano senza rotelle, sulle bici di legno senza pedali, quando vanno a scuola i più fortunati che possono farlo nelle zone di campagna ecc.). Ovvio che sarà importante scegliere la dimensione giusta considerando la crescita repentina dei bimbi stessi; però va anche considerato che le cadute si effettuano a velocità più basse e che spesso il bambino se piccolo funge solo da passeggero quindi deve essere sicuro ma anche comodo.
  • Casco bici da “esperto”: è bene precisare che non esistono caschi per esperti. La mia accezione si riferisce ai pericoli in gioco. L’esperto stradista viaggia a velocità superiori al normale è DEVE avere un prodotto all’altezza per tutelarsi dal pericolo extra; parimenti il casco da “primo acquisto” o per “praticate occasionale” probabilmente non dovrà costituire il top di gamma. Dovrà essere a norma magari leggero ma non ultra ed avere un rapporto buono in termini di qualità prezzo e soprattutto in termini di durata in base alla frequenza di utilizzo.

Caschi da ciclismo: le caratterstiche che fanno la differenza al momento dell’acquisto

Chiariamoci subito: il casco è un accessorio adibito alla sicurezza pertanto, al di la della legge che prevede giustamente che sia riportato in etichetta la marcatura CE e la normativa di riferimento EN 1078, è bene orientarsi su un prodotto di qualità perché altrimenti non serve a nulla. La qualità la si vede anche non solo a livello costruttivo ma anche in particolari come l’utilizzo di determinate sostanze per la verniciatura che non devono rilasciare sostanze tossiche sulla pelle durante l’utilizzo.

Il casco ordinato o comprato al momento non deve avere rigonfiamenti o deformazioni o ancor peggio scalfiture anche leggere nella parte esterna. Le parti devono essere accuratamente saldate tra di loro così come i cinturini che non devono essere rotti, attenzione anche alla rotella posteriore che deve fare il suo lavoro di regolazione della scodella in base ai centimetri di circonferenza del capo.

Ogni testa inoltre è a se stante quindi è possibile, anche se non dovrebbe essere così, che taluni modelli non vi si adattino perché poco conformi alla forma della vostra testa; il casco NON DEVE BALLARE FRONTALMENTE (e quindi anche sulla nuca) e neppure ORIZZONTALMENTE. La vestibilità deve essere comoda ma “assicurata” tramite i cinturini con cui si allaccia. In sostanza non ci devono essere sfregamenti evidenti durante l’utilizzo.

Tra le altre caratteristiche cui far attenzione ci sono ad esempio anche la ventilazione (le case indicano il numero di prese d’aria totali e un dettaglio sulle posteriori, ad esempio 24 o 32) il peso (indicato in grammi e, per chi fa di questo un must, tra modelli di fascia alta e bassa possono esserci differenze nell’ordine di 2/3 ettogrammi sui caschi da ciclismo su strada) e le diciture in merito agli enti che hanno effettuato i test di certificazione.

Quando cambiare il casco protettivo

Il casco va cambiato ogni qual volta subisce una deformazione; tipicamente dopo un urto che ne ha intaccato la parte interna ed esterna proprio per attutire l’energia cinetica. I danni al casco non sono solo quelli visibili (crepe e parti che cominciano sfaldarsi). Si può anche cambiare il casco per mero gusto ma anche perché desiderate più prestazione (ad esempio viaggiare con qualche grammo in meno in salita) ed aerazione. Alcune case e rivenditori consigliano comunque la sostituzione dopo 5 anni;  a meno che non lo trattiate male come spesso capita anche a me quando per la stanchezza mi cade o lo appoggio male facendolo ruzzolare per terra (ignorando quanto sia prezioso questo semplice oggetto), ecco se vi trovate bene, il casco non è usurato e lo conservate in luoghi non freddi ed umidi questo tempo è relativo ma rimane in ogni caso un buon termine di paragone anche perché in un lustro la tecnologia migliora notevolmente sia in termini di sicurezza che di affidabilità oltre che di design e “stilosità” in genere.

Come scegliere la taglia corretta per una “calzata” sicura ma comoda

Qual è la taglia giusta per il mio casco? I caschi da bici di buona qualità sono dotati di un sistema di presa di testa di regolazione nella parte posteriore del casco stesso e questo consente la perfetta regolazione e vestibilità in un “range” di alcuni centimetri. Le taglie sono infatti riconducibili a diverse misure della circonferenza della testa. A titolo di esempio espongo questa tabella Decathlon ma in commercio sia on line che off line più che la taglia trovate spesso il riferimento diretto ai cm (56-58, 58-61 …)

Circonferenza della testa           53-54cm      55-56cm      57-58cm      59-60cm      60cm e oltre

Taglia del casco                               XS                 S                   M                 L                   XL

Il casco come si dice in gergo non deve essere né largo né troppo stretto; nel primo caso scivolerebbe frontalmente compromettendo la visibilità (e basta una buchetta per scuotersi sulla bici da corsa); nel secondo caso impedirebbe l’ossigenazione con relativi fastidi e perdita di lucidità.

Sempre in merito a taglie non dimenticate la scelta di base più importante da compiere: la misura ideale della vostra bici.

Cosa fare e soprattutto non fare quando si indossa il casco in bici

Non voglio essere banale ma queste raccomandazioni vanno comunque fatte a scanso di equivoci anche perché errori ed orrori se ne vedono in giro, come i seguenti:

Mettere il casco senza allacciarlo è un non senso; in caso di urti ai danni da impatto si sommano quelli lacero contusi derivanti dalla sfregamento del casco stesso. L’errore che vedo più spesso è quello di slacciarlo in salita se non addirittura toglierlo ed appoggiarlo sul manubrio; rami e fronde ci sono in ogni curva e le macchine solitamente in una strada in salita vi si affiancano molto di più visto che spesso la carreggiata è stretta. Se avete caldo gettatevi acqua dalla borraccia alle feritoie.

Non usarlo d’inverno in luogo di una più protettiva berretta proteggi freddo, tanto si va più piano, è un errore da non fare! Nessuno vi impedisce di usare una copertura da freddo per il capo da apporre sotto il casco; è vero che siete già bardati di tutto punto ma perché lesinare. Se il casco c’è non lasciatelo a casa.

Pensare che visto che ho il casco posso osare: ci si protegge col casco ma si guida con il cervello quindi non sottovalutare soprattutto in discesa i possibili danni di una mancata disattenzione. Ricordo sempre un dialogo tra Valentino Rossi ed un gruppo di ciclisti pro: questi ultimi dicevano a lui che ci voleva fegato per andare a 300 all’ora su un mezzo a due ruote a motore. Per tutta risposta lui ammise “ma io lo faccio in pista ed in condizioni sicure, voi lo fate ogni giorno su strade aperte al traffico e per di più senza tuta e protezioni”

La “chicca” del vero biker

Adesso diciamoci la verità, tutti vorremmo essere Kevin Bacon nel film “Quicksilver” nel mentre scorrazza per Wall Street facendo il corriere sulla propria bici; non dico non sia più possibile però si può godere lo stesso il gusto di essere biker anche con il casco (i capelli pace all’anima loro sono spariti o quasi).

Il casco ha le sue comodità anche se così potrebbe non sembrare – io vi dico le mie:

  • Innanzi tutto durante una pausa di una lunga pedalata su strada oppure al suo termine dopo alcune ore, il gesto di toglierlo ti da l’idea di una liberazione non tanto nei confronti dell’elmetto stesso ma verso la fatica che hai fatto come a dire “la battaglia è terminata, per oggi ho dato. Stanco e soddisfatto”. In maniera simile un tennista quando appoggia la sua “clava” durante i cambi campo; il quel gesto c’è un liberare la tensione e disperderla altrove. Il tuo casco è come te: accumula tensione, fatica, caldo (il calore del corpo sappiate tende ad andare verso l’alto) e quando te lo levi la tensione e la stanchezza spariscono perché lui se li portati via.
  • Durante le salite estive nei miei giri sulle Prealpi varesine assaporo sempre l’idea di accompagnarmi alle fontane e usarlo spesso come scodella per gettarmi acqua fresca addosso unita a quella piacevole sensazione di grondaia che poi ti segue per alcuni km prima di ricominciare la vera fatica
  • Chi non lo ha mai usato come vano porta oggetti? le barrette i guanti e a volte anche occhiali, borraccia e manicotti. Quando ti fermi per strada per una sosta non sempre sai dove mettere le cose sul momento e allora hai la tua bella borsa momentanea

Il casco è un bel oggetto di stile se lo abbini con i colori della tua bici o meglio ancora con la divisa ed il calzini in particolare; non per altro da quando è obbligatorio nelle corse Uci i campioni tendono a “personalizzarlo” con i colori e le immagini più variegate: dai simboli dell’iride (campione mondiale) al rosa (chi sta vincendo il giro d’Italia), dorato e tante altre serigrafie con i soprannomi dei protagonisti del gruppo; è diventato quindi un segno distintivo per farsi riconoscere.

Dulcis in fundo… I migliori caschi da bici 

A mio parere può essere anche un ottimo regalo per amici, figli e fidanzati appassionati di ciclismo e della loro disciplina preferita: i prezzi, come già accennato precedentemente, sono piuttosto contenuti e vista la personalità del regalo (aderisce al tuo corpo) chi lo regala sa sicuramente che sarà un oggetto apprezzato mentre chi lo riceve ricorderà ogni qual volta che lo indossa chi gli ha regalato il casco. Inoltre è tutt’altro che banale e sicuramente c’è una sorta di originalità; quindi fidanzate (e perché no fidanzati), genitori… sbirciate la taglia dei caschi di chi vi sta vicino e scordatevi pure che dovete pensare cosa regalare ai vostri cari.

La soluzione è sotto i vostri occhi…o forse è meglio dire sopra :-)

Di seguito vi propongo una serie di marche tra le più affidabili che potrete acquistare on line, con alcune note indicative per fornirvi qualche primo elemento utile alla scelta.

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Tre modelli di caschi per bici, da sinistra a destra, Scott, Giro e Poc

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A cura di Tullio Grilli