Plastiche dalle biomasse

Gli scienziati sono proprio intenzionati a stroncare la vita delle plastiche convenzionali, prima con le bioplastiche a basi vegetali, poi con quelle provenienti dai gusci d’uovo e oggi con le biomasse. Oggi la plastica è utilizzata sotto forma di tutto: imballaggi, bottiglie, componenti di vetture, dispositivi portatili e così via.

Il materiale plastico è costituito da una base di petrolio che ha dei forti risvolti negativi sull’ambiente. La sua produzione prevede l’utilizzo di sostanze chimiche, alcune delle quali non sono state neanche testate adeguatamente quindi non sono noti gli effetti tossici che hanno sulla salute umana. Il quadro è spaventoso ma speriamo che non durerà ancora per molto grazie all’avvento di plastiche più sicure.

Ciò che frena la diffusione delle bioplastiche è il costo più elevato. Finalmente, un team di ingegneri è riuscito a mettere a punto un sistema economico per la produzione di plastica sostituiendo il petrolio con le biomasse. Gli ingegneri chimici hanno scoperto un nuovo modo per produrre la sostanza chimica xilene, materiale fondamentale per la produzione di plastiche PET (politilene tereftalato).

Il politilene tereftalato non è solo quello delle bottiglie e degli imballaggi, ma viene impiegato anche per la produzione di fibre sintetiche per l’industria tessile e per componenti automobilistiche. Secondo Paul J Dauenhauer, assistente professore di Ingegneria Chimica del Massachusetts Amherst, il consumatore non sarebbe in grado di distinguere una cambione di plastica rinnovabile” da quello convenzionale.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista ACS Catalysis dall’American Chemical Society. Il processo utilizza un catalizzatore capace di trasformare i reagenti in p-xilene con costi accessibili e rese del 75%. Il glucosio è il substrato principale e il catalizzatore sarà un minerale chiamato “zeolite” sono questi gli ingredienti che porteranno alla produzione di plastiche verdi, perfette per soppiantare le attuali bottigline per bevande analcoliche e acqua.

Il glucosio rappresenta la nostra biomassa e le alte rese della reazione sono da attribuire al catalizzatore, caratterizzato da una particolare nanostruttura che riesce ad ottimizzare l’intero processo produttivo dello xilene. Tale scoperta è il frutto di un quadro di ricerche molto più ampio portato avanti dal Centro Catalysis UD. Il quadro mira all’innovazione in campo energetico con tecnologie più sostenibile ne sono un esempio la produzione di biocarburanti e di prodotti chimici provenienti da biomasse vegetali.

a cura di Anna De Simone

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Pubblicato da Anna De Simone il 5 maggio 2012