Microplastiche nei cosmetici

Microplastiche

Microplastiche nei cosmetici, e non solo, materiale che va ad inquinare i nostri mari ed oceani, e non solo. Si è parlato molto di microplastiche nei cosmetici e altrove, a fine 2017, per via di una legge che poteva dare un ottimo contributo alla salute dell’ambiente. Mentre dal lato legislativo la situazione parrebbe ancora in stand by, iniziamo a fare chiarezza dal punto di vista scientifico.



Microplastiche: cosa sono

Le microplastiche sono tutte quelle piccole particelle di materiale plastico che hanno dimensioni minori di un millimetro e arrivano anche a misurare qualche micrometro. Possono avere origini più svariate, ne troviamo nella cosmetica, nell’abbigliamento e anche in molti processi industriali come prodotti o come scarti.

Oggi distinguiamo le microplastiche in due categorie, quella delle “primarie”, se sono prodotte direttamente da processi che vedono l’uomo usare questi materiali, e quella delle “secondarie” se sono il risultato della frammentazione derivata dalla rottura di più grandi porzioni di plastica.

Microplastiche

Microplastiche nei cosmetici 

Non tutti i cosmetici contengono microplastiche, ci sono anche prodotti come questo scrub al sale marino, privo di microplastiche. Una confezione da 280 g costa 14 euro, lo indico per far capire che non si tratta di prodotti inaccessibili anche se della categoria dei cosmetici naturali.

Le microplastiche nei cosmetici sono purtroppo pesantemente presenti, lo ha confermato di recente una ricerca effettuata dall’associazione MedSharks con il supporto tecnico del CNR ISMAC Biella, Università del Salento e Università degli Studi Roma Tre, concentrandosi sul polietilene (PE). Non è stata una scelta casuale, esso rappresenta il 94% della microplastica contenuta nei prodotti cosmetici. Analizzando un campione casuale di 30 punti vendita, per un totale di 81 prodotti di 37 aziende cosmetiche, si è visto che molti contengono polietilene.

Microplastiche

L’80% dei molti sono esfolianti per corpo e viso, saponi struccanti e prodotti antiforfora ma troviamo microplastiche anche in creme per donna e per uomo. Eleggendo le etichette, ce ne accorgiamo anche noi, perché il nome del polietilene compare nelle prime quattro posizioni. E’ ancora più brutto leggere che alcuni prodotti con la maggior concentrazione di polietilene è messo in vendita negli scaffali dei prodotti naturali, motivo in più per guardare sempre con attenzione le etichette e non fidarci degli slogan.

La ricerca presentata nel 2017 stima una media di 3.000 particelle di plastica di dimensioni fra i 40 e i 400 micron per ogni ogni millilitro di prodotto di cosmesi. Questo significa che se prendiamo un flacone da 250ml, ci troviamo 12 gr di frammenti di polietilene.

Microplastiche

Microplastica nel mare

Il fatto che le microplastiche siano nei cosmetici, non esclude il fatto che si trovino anche nel mare, anzi, è una delle cause del marine litter di cui tanto di parla. A quanto emerge, infatti, proprio le microplastiche rappresentano la maggior parte della plastica che inquina i nostri oceani, e il polietilene domina. Questo tipo di inquinamento può da un lato risultare invisibile e incalcolabile, ma ha un impatto importante e delle conseguenze gravi sulla salute del nostro ambiente.

Microplastiche Mediterraneo

Anche il nostro mare Mediterraneo non si salva dalle microplastiche, anzi, ne è decisamente invaso. Si stima che i rifiuti di plastica di superficie siano 23.150 tonnellate con una componente di microplastica variabile tra 4,8 e 30,3 mila tonnellate. Come anche altre zone nel mondo, il Mediterraneo accumula rifiuti galleggianti di plastica, un po’ per la sua conformazione, un po’ perché noi diamo il nostro contributo producendone molti.

Microplastiche

Microplastica nei pesci

Lo conferma il Rapporto Frontiers 2016 dell’Unep, ma ne avevamo certo il sospetto da tempo: l’inquinamento da microplastiche nelle acque è tra le minacce ambientali emergenti e di cui preoccuparsi. I pesci le ingeriscono, accumulano una serie di sostanze tossiche e si viene a creare uno squilibrio della catena alimentare. Si contaminano pesci e molluschi e ci arrivano in tavola “avvelenati”.

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Pubblicato da Marta Abbà il 7 marzo 2018