Orche marine nel Mediterraneo 

Orche marine

Orche marine, presene minacciose e minacciate nei mari e negli oceani. Sono mammiferi che appartengono alla famiglia dei delfinidi. Il nome deriva dal latino Orcus ma negli altri paesi questo animale viene chiamato in svariati modi: in Inghilterra blackhfish, in Russia kasatka o kosatka, in Giappone sakamata o shachi, in Eskimese hahyrna, sverdifscur o huyding.



Orche marine: caratteristiche

Le orche marine hanno una vita sociale invidiabile anche se noi le vediamo come un pericolo. Tra loro, questi mammiferi creano gruppi numerosi chiamati pod, che possono arrivare anche ad avere 100-150 individui. In questi pod le orche marine comunicano addirittura con un proprio dialetto, anche se in quelli più piccoli, creati dalle “orche di passaggio o transienti”, ma soprattutto dalle “orche residenti” che formano gruppi molto più numerosi.

Si sviluppano delle differenze tra orche che appartengono al primo e al secondo gruppo, ad esempio le “residenti” fanno immersioni non più lunghe di 4-5 minuti, mangiano pesce, fanno tanti versi e hanno una pinna dorsale più arrotondata. Le orche marine “di passaggio” stanno in immersione anche un quarto d’ora, mangiano mammiferi marini e sono più silenziose, hanno una pinna dorsale più appuntita ed effettuano più cambi di direzione.

Orche marine

Orche marine dimensioni

Un maschio di orche marine può pesare anche 10 tonnellate, una femmina si ferma a 8, per quanto riguarda la lunghezza, essa può variare dai 5 ai 9/10 metri, sempre per il maschio, la femmina può anche restare lunga 4 metri e di solito non arriva a 10 metri ma a 8 massimo.

Le dimensioni considerevoli non devono farci pensare che questi mammiferi siano goffi o lenti, anzi, nella loro categoria spiccano per velocità nel nuotare. Possono raggiungere anche i 55 km/h grazie alla potente spinta della coda che già al primo sguardo appare muscolosa.

Sempre osservando le orche marine libere di muoversi, si può notare come effettuino una serie di azioni che hanno dei nomi e delle caratteristiche specifiche. Il breaching è un salto con il corpo totalmente fuori dall’acqua, lo spyhopping è invece un’emersione completa solo della testa, il lobtailing è una specie di “schiaffo” molto forte dato sull’acqua con la pinna caudale, tenendo il resto del corpo sott’acqua.

C’è anche il logging che è sempre uno “schiaffo” sulla superficie dell’acqua ma dato con la pinna dorsale, di solito le orche marine di uno stesso pod lo danno contemporaneamente.

Orche marine

Orche marine nel Mediterraneo

Questi temuti mammiferi sono diffusi in tutti i mari, o quasi, ma un po’ a macchia di leopardo e non particolarmente in quello Mediterraneo, Cosa che a molti farà tirare un respiro di sollievo. La maggior parte degli esemplari vive nelle fredde acque del nord Pacifico, ogni tanto qualcuno di essi sta nella zona degli estuari e può risalire i fiumi ma restano veramente rari gli avvistamenti nel Mediterraneo.

Per le orche marine le aree ottimali sono quelle artiche o antartiche dove, in estate, possono cacciare tra i banchi di ghiaccio, anche se è difficile stimarne il numero totale possiamo parlare di 100.000 esemplari totali, di cui il 70% nell’Artide. Poche sono quelle che migrano verso l’equatore, con il caldo, restano ad “affollare” più volentieri le coste del Nord America, quelle attorno alle Isole Aleutine e le acque Norvegesi.

Nel Golfo del Messico sono stati avvistati alcuni pod mentre più spesso è capitato vicino all’Australia, alla Nuova Zelanda e al Giappone come anche lungo le coste della Cina.

Orche marine in Italia

Se sono rari gli avvistamenti nel Mediterraneo, lo sono ancora di più quelli sulle coste italiane. Il nostro non è un mare per oche marine ma lo è per la  foca monaca del Mediterraneo

Orche marine

Orche marine assassine

Le orche sono capaci di attaccare qualsiasi animale marino, infatti sono chiamate anche “killer whale”: uccidevano senza scrupoli balene e balenottere suscitando l’odio dei balenieri che si vedevano “derubati” delle proprie prede, fonte di guadagno.

Negli anni sono stati documentati attacchi ad altri cetacei, anche ad alcuni squali come lo squalo bianco, come ad otarie, trichechi e pinguini per non parlare di pesci e invertebrati. Le orche marine hanno provato anche ad uccidere animali terrestri come l’alce ma non l’uomo, per lo meno non esistono documenti ufficiali che raccontano un assassinio commesso dalle orche marine nei confronti di una persona se non si considerano i sei casi, tutti in cattività, di cui uno molto dubbio, risalente al 1972.

Chi però vuole immaginare come sarebbe avere a che fare con orche marine assassine può godersi la visione del film “L’Orca Assassina” con Richard Harris e Charlotte Rampling, diretto da Michael Anderson, acquistabile anche su Amazon a 11 euro.

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Pubblicato da Marta Abbà il 14 aprile 2017