Foca monaca nel Mediterraneo

Foca monaca

La foca monaca è un simpatico mammifero detto Monachus monachus, pinnipede, appartenente alla famiglia delle foche e a rischio di estinzione. Non ne esistono molti esemplari ad oggi e quelli che sono rimasti devono essere protetti in modo opportuno come deve essere salvaguardato l’ambiente che li ospita. Alcune stime sulla popolazione di foche monache parlano di circa 700 esemplari viventi.



 

 

 

 

Foca monaca: animale

Non c’è una enorme differenza agli occhi di una persona non esperta, tra la foca monaca e le altre foche della categoria delle Phocidae, hanno tutte un corpo piuttosto allungato per essere delle foche, dalla forma tendente al cilindrico ma ovviamente irregolare. La pelle avvolge uno spesso strato adiposo ed è ricoperta a sua volta da un fitto pelo, molto corto, vellutato, impermeabile all’acqua.

Il colore della pelliccia è solitamente tendente al nero, negli esemplari di sesso maschile, mentre quello delle femmine è marrone o grigio scuro, sul ventre il mantello diviene più chiaro e i maschi possono addirittura avere la pancia bianca. Gli arti anteriori della foca monaca sono vere e proprie pinne, quelli posteriori sono uniti in un’unica pinna.

Foca monaca: animale

Foca monaca nel Mediterraneo

La foca monaca mediterranea è presente con un totale di circa 700 esemplari distribuiti in diverse zone a partire da quelle dell’Egeo e del Mediterraneo sudorientale. Qualche decina di esemplari sono stati avvistati anche nel Mar Ionio e nel Mare Adriatico, una decina nel Mediterraneo centrale e ancora altri 10 o 20 nel Mediterraneo occidentale.

Nell’Atlantico in totale risultano vivere circa 300 foche di questa varietà, è quindi evidente che si tratti di un animale a rischio di estinzione e in Italia è particolarmente protetta ai sensi della legge dell’11 Febbraio 1992.

Vediamo che stile di vita conduce: certo passa molto tempo in mare anche se nel periodo riproduttivo raggiunge tratti di mare vicini alle coste per il parto e l’allattamento che devono avere luogo sulla terra ferma. Negli altri periodi della sua vita la foca monaca dorme anche in superficie in pieno mare aperto oppure sul fondale, risalendo per respirare e nutrendosi di molluschi cefalopodi, patelle, crostacei e pesci tra cui predilige murene, corvine, cernie, dentici e mostelle. Pur di sfamarsi, percorre decine e decine di Km al giorno e si immerge di continuo anche a 100 metri di profondità.

Foca monaca: immagini

La foca monaca è diversa dalla foca leopardo, ecco qualche immagine che lo mostra chiaramente

Foca monaca: immagini

Foca monaca: immagini

Foca monaca: cucciolo

Ogni femmina di foca monaca partorisce massimo un cucciolo all’anno, nasce di dimensioni già considerevoli, dagli 88 ai 103 cm, con un peso che sfiora i 20 kg. Si butta in acqua a pochi giorni dalla nascita nonostante l’allattamento duri dodici settimane.

Questo lungo periodo però non lo passa tutto affianco alla madre che si prende la libertà di lasciarlo incustodito già dopo le prime settimane di vita e torna ad allattarlo periodicamente.

Appena terminato l’allattamento e compreso come muoversi e cacciare in piena autonomia, i giovani abbandonano il gruppo originario e prendono la loro strada. Attorno ai 4 anni di vita sono sessualmente maturi, andranno quindi in cerca di un’anima, e di una foca, gemella, con cui riprodursi.

La via media delle foche monache va dai 20 ai 30 anni, le dimensioni degli esemplari adulti sono molto diverse anche al cambiare della zona in cui abitano. La lunghezza va dagli 80 ai 240 cm, il peso cresce in proporzione senza mai superare i 320 kg e di solito le femmine sono più “leggere”. In entrambi i sessi si nota una forma della testa un po’ appiattita e delle dimensioni piccole rispetto al resto del corpo che è piuttosto massiccio, le orecchie sono esterne e senza padiglione auricolare ma in compenso gli occhi cadono sui baffi, lunghi e robusti, detti vibrisse.

Foca monaca: la storia di Ionas

Proprio un cucciolo di Foca monaca è il protagonista di una storia recente e con finale “happy”, accaduta a cavallo tra l’autunno del 2017 e febbraio 2018. Siamo in Grecia e il cucciolo di Foca monaca si chiama Ionas, era stato trovato ad ottobre 2017 su una spiaggia dell’isola di Mykonos, molto nota ai turisti e molto affollata nell’alta stagione. Anche in ottobre, ma Ionas è arrivato su questa spiaggia totalmente disidratato e in stato di forte anemia.

Il centro di una organizzazione greca non governativa chiamata Mom, impegnata nel quotidiano per proteggere l’ambiente marino costiero, ha preso in cura Ionas, lo ha fatto ricoverare presso l’Attica Zoological Park. In questa struttura il piccolo ha potuto giovare di un trattamento molto specifico dopo il quale è rimasto per molti mesi monitorato, solo a febbraio 2018 è stato ritenuto del tutto in salute e pronto per essere liberato.

Ionas ora è libero e sta bene, chissà se si ricorderà di Mykonos, ma della Grecia porta con sé il nome, nome in verità della persona che lo ha ritrovato e salvato. Dopo 114 giorni di ricovero, infatti, il cucciolo con i suoi quasi 60 Kg di massa, è tornato a sguazzare come nulla fosse nel Parco Marino Nazionale di Alonissos, nelle Sporadi settentrionali.

Un’altra storia oceanica, senza happy end, ma interessante, è quella del Calamaro di Humbolt

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Pubblicato da Marta Abbà il 2 maggio 2018