Dieta plank: schema e menu settimanale

La dieta Plank è un regime di dieta fortemente ipocalorico che promette grandi dimagrimenti e un mantenimento del peso negli anni successivi, garantito “non si sa sulla base di cosa”. Cerchiamo di capire meglio in cosa consista e se sia affidabile seguirla.

I termini maschili usati in questo testo si riferiscono a persone di qualsiasi genere o che si riconoscono in qualsiasi genere.

Cosa è la dieta Plank

La dieta Plank è un regime dietetico iperproteico, fortemente ipocalorico, molto rigido e restrittivo, non personalizzato e che promette di far perdere 9 chili in 15 giorni, come nei peggiori schemi dietetici dimagranti.

A parer mio, è una dieta completamente campata in aria; a differenza di altri schemi dietetici equiparabili, non se ne conosce neppure la provenienza e la paternità, non si sa dunque chi l’abbia ideata.

Inutile dirlo, studi scientifici che la supportano non ce ne sono, e quello che garantisce non è in alcun modo giustificabile da alcuna conoscenza attuale, in nessun ambito delle scienze umane e della medicina, occidentale ed orientale.

Schema di dieta Plank

La dieta Plank è un regime di dieta:

  • fortemente ipocalorico, perché assicura sì e no 800 kcal al giorno
  • iperproteico, perché tutte le calorie, eccezion fatta per un panino piccolo al mattino ed un pasto libero a settimana, provengono da alimenti ad alta composizione proteica (uova, carne, prosciutto cotto e in ultimo pesce)
  • fortemente restrittivo, perché esclude intere categorie alimentari: cereali, legumi, noci, frutta, che è prevista in 3 pasti su 14 a settimana, verdure, ad esclusione di spinaci, carote, insalata e pomodori, olio in pochissima quantità, anche se ad onor del vero non viene proprio segnalato
  • non prevede grammature: la porzionatura è libera e ad occhio (due uova, un’insalata, una bistecca, etc.)
  • non richiede di muoversi e svolgere attività fisica regolare, favorendo la perdita della massa muscolare
  • sbilanciato per grassi saturi e colesterolo

La dieta contempla uno schema settimanale che dovrà essere ripetuto per un totale di due settimane. Una volta raggiunto l’obiettivo, cioè perdere 9 chili in 15 giorni, la dieta dovrà essere interrotta. Non è previsto uno schema di mantenimento da seguire, come in genere, invece, capita per gli schemi di dieta di questo tipo.

Quello che infine la dieta Plank promette è che il peso perso verrà mantenuto per i successivi tre anni: secondo quale principio, non si sa!

carne griglia

Menù settimanale di dieta Plank

Il menù della dieta Plank è disponibile online su qualunque sito web amatoriale, basta digitare su Google “menu dieta plank”. Si compone di uno schema molto rigido, settimanale, ripetuto identico anche nella seconda settimana, uguale per chiunque volesse seguirlo, senza distinzione di genere, età, peso di partenza o altro. È una lista della spesa, per nulla originale, anzi parecchio ripetitiva. A me ha ricordato moltissimo gli schemi dietetici che circolavano venti anni fa, di quelli che si leggevano sulle riviste e che promettevano di farti perdere dieci kg in dieci giorni, poco prima di andare al mare.

Quindi niente di nuovo. Quello che spero avvenga oggi – alla luce di una maggior consapevolezza su ciò che è la sana alimentazione e su come conviene recuperare un buon peso corporeo – è che diete del genere non esercitino più la stessa attrazione di un tempo, e che non ci si lasci più ingannare tanto facilmente da diete lampo, dal risultato “tutto e subito” e da promesse vuote. Perché ricordiamolo ancora una volta, la differenza nella bontà e nell’efficacia di uno schema dietetico non sta nella perdita di peso a breve termine, ma in quella a lungo termine. Per questo motivo le diete fortemente ipocaloriche sono perdenti già in partenza: non solo non insegnano a mangiar bene, ma non sono perseguibili nel lungo periodo da nessuno che non abbia un’ossessione per il cibo ed il corpo (fonte: Aidap.org). Per questi ultimi poi, o per chi abbia un franco disturbo alimentare, incappare in questo genere di diete è molto pericoloso.

La dieta Plank fa cambiare il metabolismo?

Certamente! Ma non nel modo sperato.

Chi sostiene che la dieta Plank faccia bene, garantisce anche che il mantenimento del peso corporeo raggiunto sia assicurato proprio in virtù del cambiamento metabolico che la dieta Plank arreca. In verità, i regimi dietetici restrittivi – soprattutto fortemente restrittivi – possono solo rallentare la macchina metabolica del corpo umano, inducendo il corpo a consumare meno calorie di quanto fosse stato in grado di fare fino ad allora e quindi a predisporlo ad un aumento di peso.

Questo perché il corpo umano si è formato, da un punto di vista evolutivo, su milioni di anni di difficilissimo accesso al cibo, con periodi anche lunghi di affamamento intervallati a periodi di sfamamento. Per sopravvivere a questa altalena alimentare, il corpo umano ha dovuto affinarsi a livello metabolico, specializzandosi soprattutto nel risparmiare energia (= ciò che ci fa prendere peso) più che nel consumarla (= ciò che ci fa perdere peso). Anche ora, nel XXI secolo, quando ci ritroviamo a mangiare meno rispetto alla nostra abitudine alimentare, il nostro corpo ridurrà il suo consumo metabolico in modo da assicurarsi di non morire di fame. È un meccanismo biologico attivato in anticipo, nel caso in cui il ridotto accesso al cibo (il nostro regime dietetico in atto) dovesse protrarsi troppo a lungo, così da mettere a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. Questo perché il corpo umano non registra che noi siamo a dieta e che la scelta è volontaria, ma semplicemente che poco cibo è a sua disposizione.

È per questo motivo, per questo rallentamento metabolico, che dopo un calo di peso repentino e significativo, come nei regimi fortemente ipocalorici – come nella dieta Plank – il rischio di recuperare peso in breve tempo, ed accumularne altro, è altissimo.

A conferma di ciò ricordiamo che solo le diete lievemente ipocaloriche associate ad attività fisica regolare permetteranno di dimagrire, senza produrre una reale riduzione del metabolismo corporeo. Laddove infatti il metabolismo si ridurrà a causa della perdita di peso corporeo (una sua modesta riduzione nei dimagrimenti è fisiologica), sarà il consumo energetico dovuto all’attività fisica a compensare questa riduzione, permettendo, a conti fatti, di conservare inalterato il nostro metabolismo. Il movimento inoltre ci consentirà di preservare la massa muscolare, cioè la massa metabolicamente più attiva.

Ma se il calo di peso è rapido, e se a questo per giunta si associa inattività fisica, allora la massa muscolare sarà facilmente persa. In questi casi, il nostro metabolismo si ridurrà e, nel momento in cui usciamo dalla dieta, sarà più facile per noi riprendere il peso perso.

Continuare ad entrare ed uscire dalle diete, seguire diete fortemente ipocaloriche, interromperle, riguadagnare peso e poi nuovamente riperderlo con la dieta successiva, questo sì che comporta una riduzione difficilmente reversibile del nostro metabolismo, un aumento di rischio cardiometabolico e un affaticamento psicologico della persona (fonte: Ncbi.gov e Endocrine.org).

Considerazioni sulla dieta Plank

La dieta Plank è una dieta fortemente sbilanciata e rigida. Ha tutto l’aspetto di essere una dieta improvvisata e senza alcun fondamento, il che la rende una dieta inadeguata a tutti.

Assolutamente controindicata per bambini, adolescenti, donne incinte, sportivi, persone con malattie ai reni, al fegato, cardiovascolari, al pancreas, alla cistifellea, diabete, colesterolo o trigliceridi alti, acido urico elevato o gotta e, come per tutti i regimi dietetici, a chi ha un’immagine ossessiva delle proprie forme corporee e dell’alimentazione. Da un punto di vista dell’educazione alimentare, la dieta Plank convoglia messaggi sbagliati sull’alimentazione e su quanto sia necessario e giusto fare per raggiungere a tutti i costi un peso corporeo stabilito.

di Fabiana Pompei, laureata con lode in Medicina e Chirurgia e specializzata in Scienza dell’Alimentazione