Il cambiamento: possibile qui e ora

cambiamento

“ll Cambiamento – Dal virtuale al reale”: non si tratta solo di informare, anzi, l’impresa, possibile qui e ora, è di agire proponendo progetti, iniziative, corsi, “scollocamenti”: tutto ciò che presuppone un cambiamento. Impegnati perché questa parola “cambiamento” non resti solo su carta, o su schermo, in prima fila ci sono il direttore Massimo Nardi e Paolo Ermani, editore del giornale e direttore di PAEA.

1) Quando siete nati e con quale mission?
Come associazione Paea siamo nati nel 1999 con l’obiettivo di operare un cambiamento complessivo della società, personale e collettivo, rifacendosi a Gandhi : “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. La forte crisi economica sta evidenziando il fallimento del sistema economico attuale, basato su consumismo e mercificazione, un cambiamento diventa necessario; ecco quindi che nel 2010 abbiamo deciso di creare il giornale con il proposito di informare i lettori.

2) Di quali ambiti vi occupate e quali suscitano maggior interesse?
Ecologia, decrescita, permacultura, inchieste giornalistiche settoriali e tutto ciò evidenzi il cambiamento. Diamo voce anche e soprattutto a chi un cambiamento lo ha già messo in atto da tempo, raccontando storie di vita vissuta. Ultimamente suscita molto interesse la tematica dello “scollocamento” che proponiamo prendendo spunto dal libro Ufficio di Scollocamento e anche qui di cambiamento si tratta. Il giornale è poi il portavoce dell’Associazione Paea.



3) Associazione Paea: di cosa si tratta? 
Paea è una associazione che si occupa di ambiente, energie rinnovabili, risparmio energetico e idrico, bio-edilizia, cambiamento di stili di vita, decrescita. Vuole dimostrare che è possibile vivere e lavorare diversamente in ambiti non distruttivi per l’ambiente e che abbiano anche un alto valore sociale.

4) Avete festeggiato i 15 anni di Paea: c’è stato un cambiamento in questo arco di tempo?
Dal 1999 ad oggi sì, un cambiamento c’è stato: c’è maggiore attenzione ai temi ambientali e le tematiche che trattavamo allora non sono più viste come strane e irrealizzabili. La devastazione ambientale, l’esaurimento delle risorse, l’inquinamento, il cambiamento del clima … sono problemi in aumento e si sta cercando di trovare soluzioni reali. Una delle numerose che noi proponiamo con Paea è appunto l’Ufficio di Scollocamento, per aiutare le persone con una serie anche di incontri in tutta Italia, a fare un cambiamento reale, abbandonando un lavoro con impegno eccessivo, uno stile di vita sbagliato, stress, ansia, consumismo.

5) Realizzate iniziative nelle scuole relative al cambiamento? Quali e con che risposte?
E’ da sempre una attività fondamentale quella della formazione e della didattica ambientale. Abbiamo coinvolto migliaia di studenti, sia direttamente chiamati dalle scuole sia attraverso le nostre mostre itineranti, facendoli riflettere sul cambiamento. Abbiamo realizzato moltissimi corsi di formazione tra cui “Energia –Ambiente-Lavoro” , con il centro per l’Energia e l’Ambiente di Springe in Germania dove è prevista anche la possibilità di fare un soggiorno estivo, e “Cambiare vita e lavoro, istruzioni per l’uso”, al Parco Energie Rinnovabili (Terni) dove si svolgono anche l’Energy Camp e il Corso di Giornalismo.

6) Come associazione pro cambiamento che rapporto avete con l’amministrazione pubblica?
Abbiamo lavorato spesso con i comuni e sicuramente potrebbe essere fatto di più e meglio, sul cambiamento. C’è ancora la convinzione, errata ma difficile da scardinare, che investire sull’ambiente sia un costo. Invece solo innescando un cambiamento sul risparmio energetico si ottengono dei risultati eccezionali anche dovuti alle pessime condizioni degli edifici pubblici. Le amministrazioni pubbliche troppo spesso sprecano energia e contemporaneamente si lamentano che non hanno soldi. La questione non è se il cambiamento sia possibile ma se lo si vuole attuare.

7) E con i privati?
Il cambiamento qui necessario sarebbe che, invece di comprare ubbidendo alla pubblicità, iniziassero a utilizzare meglio i loro soldi. Potrebbero supportare investimenti e occupazione in campo ambientale, nell’agricoltura biologica, nell’eco-turismo, nella cultura. Con la quantità enorme di soldi dilapidati daremmo da lavorare a tutti i disoccupati e ci servirebbe altra manodopera per tutto quello che ci sarebbe da fare. Il cambiamento è possibile qui ed ora, basterebbe volerlo realizzare sul serio.

Se vi è piaciuta questa intervista continuate a seguirmi anche su TwitterFacebook, Google+Pinterest e … altrove dovete scovarmi voi!

Altri nostri articoli correlati che potrebbero interessarvi:

Pubblicato da Marta Abbà il 26 giugno 2014