Baffi dei gatti: a cosa servono

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Baffi dei gatti, a cosa servono se non da antennine? I baffi dei gatti, detti vibrisse,a parte alcuni casi particolari che racconteremo, non sono peli qualunque, solo un po’ più lunghi: sono spessi il doppio dei normali peli e hanno radici poste tre volte più in profondità rispetto a questi ultimi, per aumentare la trasmissione degli impulsi nervosi. Per fare ciò per cui stanno sul muso dei nostri amici felini, i baffi dei gatti devono essere particolarmente irrorati dai vasi sanguigni e dotati di terminazioni nervose.



A che cosa servono i baffi dei gatti è presto detto: sono assolutamente indispensabili per trovare la strada al buio, per identificare le diverse parti del corpo di una preda appena catturata, per capire come entrare o uscire da un passaggio angusto, ma anche per mantenersi in equilibrio.
Detto in breve, i baffi dei gatti servono per tracciare “mappe mentali” di ciò che circonda l’animale stesso, perché sono fatti in modo da fornire importanti e dettagliate informazioni sui movimenti dell’aria, sulla pressione atmosferica sulle cose che i gatti stessi toccano o sfiorano.

Come fanno? Vibrano. Ecco il nome vibrisse. E così ad ogni movimento d’aria anche impercettibile, catturano informazioni, registrano, “processano i dati” e suggeriscono implicitamente al gatto le manovre da fare. Nella caccia come nella fuga e questi sono solo esempi estremi, perché i baffi dei gatti servono sempre.

Dico “processano i dati”, perché i gatti, proprio come dei pc, sono in grado di usare le informazioni raccolte dai baffi vibrando per intuire la presenza, la forma e le dimensioni degli ostacoli, senza doverli vedere o toccare. Istinto, sì, ma qui ci sono i baffi dei gatti di mezzo.

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I baffi dei gatti sono strumenti importanti per la caccia: servono a studiare e captare anche il minimo movimento, o intenzione di movimento, della preda. Se sono danneggiati può anche capitare che si finisca per mordere il topo dalla parte sbagliata del corpo, lasciandogli via libera per la fuga.

Ogni gatto possiede circa ventiquattro vibrisse mobili, dodici per ogni lato del muso, disposte su quattro file orizzontali e semi indipendenti le une dalle altre: le due file in alto si muovono, infatti, indipendentemente rispetto alle due file in basso.

Niente panico, comunque, non stateli a contare ogni giorno con la fissa che se ne manca uno il gatto cominci ad andare a sbattere contro le porte. Non succese. Il gatto perde naturalmente le vibrisse e se troviamo e quindi non c’è da spaventarsi se troviamo baffi dei gatti a terra stiamo certi che gli ricrescerà sicuramente. Certo non mettetevi a tagliarglieli, è tutt’altra cosa ed è cosa da evitare. Men che meno è valida l’idea di bruciare i baffi dei gatti, e neanche di esagerare con il pulirli: sono vero e proprio organo sensoriale, e anche molto importante ma soprattutto molto sensibile.

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A riposo, le vibrisse consentono al gatto di raccogliere informazioni sulla direzione del vento, l’eventuale umidità dell’aria, le micro-variazioni dell’area immediatamente circostante alla sua posizione. Durante il movimento, invece, fungono da vero e proprio metro di misura. Se i baffi dei gatti forniscono informazioni a chi li possiede, essi danno anche indicazioni a noi che li guardiamo su come, ad esempio, è l’umore del felino o la sua  voglia di compiere equilibrismi e attacchi predatori o meno.

Se piegati in avanti, quindi rivolti verso l’esterno, i baffi dei gatti sono un segnale di tranquillità: in quel momento i felini sono particolarmente socievoli, esagerando potremmo dire che muoiono dalla voglia di interagire con amici, colleghi e noi tutti. Quando i baffi dei gatti sono tesi o arricciati verso l’alto, sono segnale di nervosismo e di imminente attacco: hanno la classica ‘luna storta’.

Ci sono poi alcune razze che fanno eccezione a queste regole di interpretazione dei baffi dei gatti: il Cornish Rex e il Devon Rex hanno baffi corti e ricci. Come lo zerbino a forma di baffi alla moda hipster. E poi c’è un Maine Coon finlandese, Fullmoon’s Miss American Pie, detta Missi, che ha i baffi più lunghi del mondo: 20 cm circa.

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Quanto a record e fenomeni sui baffi dei gatti c’è anche Hamilton, il gatto con i baffi a manubrio, diventato una vera e propria star del web. Nato il 4 luglio come semplice gatto trovatello, vive a Campbell, cittadina della Contea di Santa Clara in California, questo gatto ha dei baffi spettacolari.

Non si sta parlando infatti dei semplici baffi dei gatti, no, no: parliamo di un paio di baffetti bianchi che spuntano sul pelo grigio e bianco di Hamilton incollandogli addosso il soprannome simpatico di gatto hipster. C’è chi lo invidia molto e che fa collezioni di baffi come i suoi. Ci sono mille e più gadget simpatici, tra i miei preferiti senza dubbio questa simpatica tazza.

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Precursore di Hamilton, quanto a peli e fama, c’è Sam che di strambo aveva le sopracciglia ma come il californiano è diventato celebre su Instagram. Tornando ai baffi nello scorso anno, proprio i baffi dei gatti sono stati anche il movente per un fatto di cronaca nera, in Inghilterra. Nell’estate del 2014 un gatto con i baffi da Hitler sembrerebbe esser stato picchiato e quasi ucciso da vicini di casa proprio per la sua triste ma involontaria somiglianza storica. Lui si chiama Baz ed è vivo per miracolo. E’ bianco e nero, ha 7-8 anni ed è adorato dalla sua padrona, Kirsty Sparrow, giovane di Tredworth, Gloucester, non lontano da Bristol e Cardiff.

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Restiamo in Inghilterra, ma torniamo alla parte più scientifica dei baffi dei gatti, importanti e con simili utilità di quelli dei roditori, un punto fermo dell’evoluzione dei mammiferi. A condurre ricerche importanti in tal merito è stata proprio l’Università di Sheffield sottolineando il ruolo strategico dei baffi dei gatti e di altri. Gli scienziati hanno utilizzato video digitali ad alta velocità di registrazione e di tracciamento automatico, puntando l’attenzione, e i loro baffi, metaforicamente parlando, su come la mobilità dei baffi sia stata determinante nello sviluppo evolutivo.

Oltre ad indagare i comportamenti animali, lì a Sheffield si starebbe lavorando per costruire una specie di “robot animale” capace di utilizzare i baffi dei gatti, ma artificiali, per muoversi negli spazi bui e senza alcune fonte luminosa.

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Pubblicato da Marta Abbà il 9 maggio 2015