Auto elettriche e forza lavoro

Cosa hanno in comune due tematiche come le auto elettriche e i tassi occupazionali sul territorio italiano? Sembra proprio che la diffusione delle auto elettriche in Italia porterebbe più della semplice riduzione dell’inquinamento. I fattori da considerare sono molti e tra questi la creazione di nuovi posti di lavoro.

Con la diffusione delle auto elettriche si avrà una conseguente riduzione delle emissioni di CO2, di inquinamento acustico, un sostanziale risparmio che va a contrastare il caro benzina, soprattutto in vista degli aumenti previsti per il diesel e la benzina che ormai ha raggiunto i due euro per litro! Purtroppo le auto elettriche si stanno diffondendo troppo timidamente ma i vantaggi coinvolgono fortemente anche il mondo del lavoro.

La produzione di auto elettriche rappresenta un settore di sviluppo per l’industria italiana, che potrebbe, nonostante la crisi, inserirsi nella corsa verso una mobilità sostenibile sfruttando la leadership nell’ideazione di piccole vetture elettriche, più adatte ai centri urbani.

I benefici derivati dalla commercializzazione dei veicoli elettrici potrebbe garantire la creazione di almeno 30.000 posti di lavoro, senza contare la produzione dei veicoli, basterà pensare all’incremento del numero di distributori per il rifornimento delle auto elettriche. In più si realizzerebbe un risparmio di oltre 5 miliardi di euro in benzina!

Con l’avvento delle auto elettriche in Italia si vedrebbe una forte diminuzione dell’importazione di petrolio, di certo diminuirebbe l’occupazione nelle raffinerie italiane ma non nei distributori che continueranno a erogare carburanti più ecologici come il GPL e il Metano. Ci sarebbe un forte aumento di posizioni lavorative nelle fabbriche di automobili elettriche, aumenterebbe l’occupazione legata alla rottamazione dei vecchi veicoli e al riciclo dei materiali.

Altri risvolti si avrebbero nel mondo dell’elettricità. Ci sarebbe una maggiore fame elettrica per fare il pieno di energia alle proprie vettura. Nella peggiore delle ipotesi l’elettricità potrebbe essere di importazione, ma nella migliore si avrebbe un incremento nel lavoro sia nelle centrali a carbone che una maggiore necessità di fonti rinnovabili e quindi arriviamo di nuovo nelle industrie di produzione con la fabbricazione di pannelli solari e pale eoliche che dovrebbero essere prodotte in loco o importate da paesi esteri ma installate in Italia con lavoratori e addatti alla manutenzione, progettisti, ingegneri e così via. L’esempio eco-virtuoso di sviluppo della green economy anche legato ai trasporti, è dato dal tris energetico della Germania.

Pubblicato da Anna De Simone il 5 maggio 2012