L’ipotesi di trasferire alcuni esemplari di Cinta senese sull’isola di Pianosa per proteggerli dalla peste suina africana solleva interrogativi sulla compatibilità dell’operazione con la tutela di un ecosistema insulare particolarmente delicato.
La conservazione della razza toscana, considerata di grande valore storico, culturale e genetico, rappresenta un obiettivo condivisibile. Secondo Alessandro Chiarucci, tuttavia, Pianosa sarebbe il luogo meno adatto per realizzare questo intervento.
Una razza da tutelare, ma in un luogo adeguato
La Regione Toscana starebbe valutando il trasferimento di un certo numero di suini sull’isola per metterli al riparo dal rischio della peste suina africana.
La necessità di proteggere la Cinta senese, razza autoctona legata alla storia e alla cultura del territorio, non viene messa in discussione. Le perplessità riguardano invece la destinazione scelta.
Pianosa presenta infatti due caratteristiche decisive: è un’isola e fa parte di un Parco nazionale. Secondo Chiarucci, ciascuno di questi elementi sarebbe sufficiente a sconsigliare l’operazione. Considerati insieme, renderebbero la proposta difficilmente compatibile con gli obiettivi di conservazione del territorio.
Il ruolo del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano
Pianosa rientra nel Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano. I parchi nazionali, secondo gli standard dell’Unione internazionale per la conservazione della natura, riconosciuta dalle Nazioni Unite, e secondo la normativa italiana, hanno come finalità principale la protezione della biodiversità e degli ecosistemi naturali.
La legislazione riconosce anche il valore culturale dei paesaggi e delle attività tradizionali. Per questa ragione, numerosi parchi italiani ospitano pratiche agricole e pastorali storicamente radicate nei territori.
Questo principio, tuttavia, non comporterebbe la possibilità di trasferire in un parco specie o razze domestiche che non appartengono alla storia naturale dell’area.
I parchi nazionali occupano meno del 5% del territorio italiano. Proprio per la loro estensione limitata, dovrebbero rappresentare il cuore della conservazione degli ecosistemi più integri del Paese: vere e proprie “arche della biodiversità”, nelle quali i processi naturali possano proseguire con il minor numero possibile di alterazioni.
Il riconoscimento della Green List IUCN
Un ulteriore elemento riguarda l’inserimento del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano nella Green List della IUCN, riconoscimento internazionale assegnato alle aree protette considerate efficacemente gestite.
Secondo Chiarucci, decisioni difficilmente conciliabili con le finalità di conservazione di un parco nazionale potrebbero indebolire la credibilità scientifica e internazionale di questo risultato.
Il rischio, nella sua valutazione, sarebbe quello di compromettere il valore di un riconoscimento importante per l’intero sistema di tutela dell’Arcipelago Toscano.
La fragilità degli ecosistemi insulari
La principale criticità riguarda però la natura stessa di Pianosa. Gli ecosistemi insulari sono considerati tra i più vulnerabili del pianeta, perché caratterizzati da dimensioni ridotte, isolamento geografico e popolazioni animali e vegetali spesso poco numerose.
Chiarucci, che si occupa da anni della biodiversità delle isole, ricorda di avere organizzato nel 2023 a Lipari il Congresso mondiale di biologia delle isole, al quale hanno partecipato oltre 400 studiosi provenienti da diversi Paesi.
La ricerca scientifica, sottolinea, individua nelle specie introdotte dall’uomo una delle principali cause di perdita della biodiversità nelle isole. Le introduzioni sarebbero inoltre responsabili della maggior parte delle estinzioni insulari documentate negli ultimi secoli.
Molte specie presenti sulle isole si sono evolute in assenza di grandi mammiferi terrestri. Le popolazioni possono essere ricche di endemismi e particolarmente esposte agli effetti, anche difficili da prevedere, prodotti dall’arrivo di nuove specie.
Per questa ragione, uno dei principi fondamentali della conservazione insulare consiste nell’evitare nuove introduzioni capaci di modificare gli equilibri ecologici.
Pianosa e il possibile impatto dei suini
Pianosa misura appena dieci chilometri quadrati. L’introduzione di una popolazione di suini domestici rappresenterebbe, secondo Chiarucci, un rilevante fattore di pressione sul delicato equilibrio dell’isola.
Anche qualora gli animali fossero confinati all’interno di un recinto, potrebbero verificarsi conseguenze sugli habitat e sulla biodiversità. Le criticità sarebbero collegate alla necessità di alimentarli, alla gestione dei reflui e alle trasformazioni richieste per mantenerli sull’isola.
Rimarrebbe inoltre il rischio che uno o più animali possano uscire dall’area delimitata. L’entità degli effetti non sarebbe prevedibile con precisione, ma le esperienze maturate nella conservazione delle isole mostrerebbero come interventi simili possano produrre alterazioni profonde e, in alcuni casi, irreversibili.
Una soluzione da individuare sul continente
La tutela della Cinta senese resta un obiettivo ritenuto giusto e necessario. La conservazione di una razza domestica, tuttavia, non dovrebbe essere perseguita mettendo a rischio la biodiversità naturale di una piccola isola.
Secondo Chiarucci, le competenze scientifiche e tecniche disponibili consentirebbero di individuare soluzioni alternative sul continente, in luoghi confinati e controllati.
Una scelta di questo tipo permetterebbe di proteggere la Cinta senese senza compromettere il patrimonio naturale rappresentato da Pianosa e dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano.

