Piante che resistono al sole e alla siccità

orzo

In agricoltura, tra le piante che resistono al sole e sopportano meglio la siccità spiccano la fava, il lupino bianco, la lenticchia, il cece e il pisello. Ed è probabilmente con questi legumi che dovremo sempre più integrare la nostra dieta se è vero come è vero che le coltivazioni in futuro si orienteranno verso varietà in grado di sopportare bene lo stress idrico, che significa penuria d’acqua.

Spostandoci dall’orto al campo, tra le piante che resistono al sole e si accontentano di poca acqua scopriamo che gli orzi sono più resistenti dei frumenti duri, e ancora di più rispetto a quelli teneri. Le avene precoci sono più resistenti di quelle tardive, mentre tra gli erbai la specie meno assetata è la veccia seguita dalla favetta e dal fieno greco. Meno resistente al deficit idrico è invece il trifoglio incarnato. Nei prati, quella che resiste meglio al caldo è la sulla, seguita dall’erba medica, dalla lupinella e dal trifoglio pratense.

Gli studi in agricoltura sulle piante che resistono al sole (su cui stanno lavorando diversi istituti di ricerca tra cui ENEA) sono diventati importanti alla luce della ‘nuova’ agricoltura che ci si immagina per il futuro, fatta sempre di piante in grado di sopportare temperature anche molto elevate e di resistere bene a prolungate scarsità di precipitazioni.

L’innalzamento globale delle temperature, i cui effetti si stanno già manifestando in questi anni, si traducono inevitabilmente nelle produzioni agricole. Con riferimento alle aree del Sud Europa, le rese delle attuali produzioni agricole sono previste in diminuzione tra l’1,9% e il 22,4% tra il 2020 e il 2080 alla luce delle previste variazioni climatiche. Il ricorso a piante che resistono al sole è una necessità.

Secondo un rapporto dell’Unione Europea, sono cinque i fattori climatici che determineranno la diminuzione della produzione agricola: accorciamento del periodo di crescita, eventi climatici estremi più frequenti durante le fasi del ciclo produttivo, precipitazioni più intense nella fase di semina, stress da siccità durante la fioritura e periodi asciutti più prolungati.

Soprattutto per quanto riguarda gli ultimi due fattori climatici, la ricerca sulle piante che resistono al sole e alla scarsità d’acqua potrà certamente dare dei vantaggi. Un’indicazione di fondo è che in futuro le colture a ciclo autunnale-primaverile potrebbero avere il sopravvento rispetto a quelle a ciclo primaverile-estivo. Ciò perché in autunno-primavera è massima la disponibilità d’acqua e minima la domanda di evaporazione dell’ambiente.

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Pubblicato da Michele Ciceri il 25 aprile 2014