Orologi in ritardo di 6 minuti in Europa

orologi in ritardo

Non era mai successo un fatto del genere.

Da metà gennaio, alcuni orologi elettrici hanno accumulato 6 minuti di ritardo a causa di un consumo anomalo di energia che ha riguardato il blocco Serbia-Macedonia-Montenegro (SMM), in particolare tra Kosovo e Serbia.

A causa delle ricorrenti dispute territoriali, infatti, la Serbia non ha dato la giusta fornitura elettrica al Kosovo per controbilanciare il maggiore consumo, portando di conseguenza a uno sbilanciamento nella rete europea.



Non hai notato che da qualche settimana gli orologi degli elettrodomestici hanno mostrato un orario errato?

Se non ci hai fatto caso o pensi che si tratti di una bufala, devi sapere che il problema è reale ed ha avuto conseguenze in tutto il continente Europeo.

Sto parlando di quei orologi elettrici che vengono automaticamente sincronizzati sull’ora esatta attraverso la frequenza della rete elettrica (50Hz). Spesso integrati in forni, radiosveglie, timer di riscaldamenti e altri elettrodomestici di vario genere.

Niente panico quindi!

Il tuo orologio da polso, quello dello smartphone, del pc e qualunque altro orologio che non dipenda dalla frequenza della rete elettrica, non ha subito e non subirà alcuna variazione.

Orologi in ritardo: la disputa fra Serbia e Kosovo

A spiegare la connessione tra il tempo perso dagli orologi e il rapporto tra i due Paesi balcanici è stata la European Network of Transmission Operators for Electricity (Entsoe), organizzazione con sede a Bruxelles che rappresenta e collega gli operatori di rete di decine di Paesi in Europa.

Entsoe ha ricordato che il Sistema continentale europeo di distribuzione dell’elettricità è “un’ampia area sincronizzata, che si estende dalla Spagna alla Turchia, dalla Polonia ai Paesi Bassi”, venticinque nazioni in tutto, e opera alla stessa frequenza di 50 Hz.

In tutta la rete europea i generatori sono impostati con sistemi di controllo che regolano automaticamente il loro lavoro per rispondere ai cambiamenti della frequenza, in modo da mantenerla costante al variare dei consumi.

Ma se in un punto preciso del sistema si dovesse verificare uno squilibrio tra energia consumata ed energia prodotta, si darebbe origine all’effetto domino producendo un’alterazione della frequenza in tutta la rete europea continentale, fino ad alterare la regolazione degli orologi elettrici. Questi ultimi sarebbero più lenti con frequenze minori e più veloci con quelle maggiori.

Così è successo.

La rete elettrica europea ha perso circa 113 GWh (gigawattora) perché il Kosovo ha consumato più energia del dovuto, provocando così uno scompenso nel sistema.

Lo scompenso, ha denunciato Entsoe, ha avuto origine tra Serbia e Kosovo. E la ragione di base riguarda i disaccordi politici tra Belgrado e Pristina.

Dalla fine della guerra in Kosovo nel 1999, difatti, la parte nord della regione ancora fedele alla Serbia non paga al governo centrale del Kosovo l’energia che utilizza. Nel 2015 un accordo con la Serbia sembrava avere risolto il problema ma i princìpi concordati non sono mai stati adottati dal governo serbo.

mappa serbia kosovo

Orologi in ritardo: problema risolto?

Le ultime notizie da parte di Entsoe ci confermano che le deviazioni che hanno interessato la frequenza media nell’area sincrona dell’Europa continentale sono cessate.

La frequenza media del periodo che va da metà gennaio 2018 fino ai primi di Marzo è stata di circa 49.996 Hz. A partire da oggi le cose sembrano essere migliorate, anche se ancora si registrano oscillazioni al di sotto dei 50 Hz.

Questo è un primo passo nella risoluzione del problema. Il secondo passo è ora quello di sviluppare un piano per restituire l’energia mancante al sistema e riportare la situazione alla normalità.

Resta invece da capire chi dovrà compensare i 113 GWh che sono mancati e che hanno portato allo sbilanciamento iniziale.

Ma l’entsoe, insieme alla Commissione Europea, sta cercando di individuare una soluzione sostenibile a lungo termine per evitare che ciò possa accadere nuovamente.

Non ci resta dunque che aspettare!

A cura di Christel Schachter