Gatto arrabbiato: come calmarlo

gatto arrabbiato

Gatto arrabbiato significa gatto spaventato. Gatto arrabbiato, oppure, significa gatto diffidente, infastidito, geloso. Oppure è un gatto abitudinario a cui la sorte, o qualche dispettoso, ha modificato una consuetudine, che può essere il vicino di casa, il fidanzato della padrona, la posizione dei mobili, o quella della sua cassettina per i bisogni. Fatto è che, un gatto arrabbiato, va lasciato sbollire. Su questo, non c’è esperto che non concordi.



Ma come mi ritrovo, nella descrizione di un gatto arrabbiato. Scriverne, mi spaventa. Se fossi un gatto, sarei un gatto arrabbiato. Non, però, di quelli famosi, come la famosissima gattina Grumpy Cat, perennemente accigliata sembrerebbe, in verità è solo di razza persiana. La sua fama dall’Arizona l’ha resa nota in tutto il mondo attraverso il web, e ha reso ricca anche la sua padroncina.

Tornando al nostro ipotetico gatto arrabbiato comune, forse già arrabbiato perché “comune”, vediamo cosa ci sta dietro e, soprattutto, come calmarlo. Perché spesso, più che una indagine psicologica sul gatto arrabbiato, è necessario correre ai ripari e far rientrare l’emergenza. La coda grossa, i soffi fastidiosi, il suo atteggiamento assolutamente graffiante. C’è un simpatico adesivo che ben lo rappresenta.

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Partiamo dal presupposto che un gatto è e resta un animale selvatico. Quindi, se ha paura, graffia, si difende, allontana il responsabile del timore, chiunque esso o egli sia, e in qualunque modo gli venga spontaneo farlo. Da bravo animale selvatico, il gatto arrabbiato memorizza bene chi e come lo ha fatto irritare, e se gli ricapita nei dintorni, non lo accoglie affatto bene. Se poi capita qualcuno che glielo ricorda, memore, tratta male pure lui: un gatto arrabbiato è diffidente, sospettoso, non scende a compromessi.

Dal punto di vista fisico, c’è una spiegazione dell’atteggiamento del gatto arrabbiato. Questo felino ha i lobi frontali – freni emozionali del cervello – molto piccoli: ciò significa molto semplicemente che l’animale si arrabbia in fretta e si calma lentamente. Un buon veterinario, davanti ad un gatto arrabbiato di frequente, potrà aiutarvi, nel caso, a capire se è il caso di ricorrere ad ansiolitici o sedativi. Al bisogno, e sempre che il gatto non sia arrabbiato anche con lui. Cosa che può succedere. Per chiamare un veterinario, meglio munirsi di una cover a tema per Samsung Galaxy S5, porterà bene!

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Il veterinario interviene di solito quando la salute zoppica, ma malattia e dolore possono rendere un gatto arrabbiato e desideroso di tenere lontane persone e altri animali. Che si tratti di febbre alta, mal di denti, gengivite, un ascesso o di semplici ferite magari fastidiose. Oppure con la vecchiaia, del gatto, si può trattare anche di artriti e di problemi alle orecchie: se soffre è un gatto arrabbiato, e non molto disposto ad essere curato. Viceversa, se un gatto è sempre arrabbiato, chiedetevi se possa essere soggetto a problemi neurologici o di fegato magari non solo di cattivo carattere.

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Ci sono anche casi di puro cattivo carattere, però, come quando si scopre che un gatto arrabbiato è solo insofferente rispetto alle carezze che gli stiamo facendo. Che tipi, questi gatti! Eppure capita eccome, e anche ai gatti più docili. I miei sono così, docili e mediamente di buon umore, eppure capita che, se non è il momento, dopo qualche carezza, parte un morso o un graffio da gatto arrabbiato. E chi capisce quando? Non ne può più? Non ha voglia? Oppure non devo smettere? O sta giocando? In teoria dovrebbe essere comprensibile, quando un gatto morde e graffia per gioco. In teoria. Ma a guardarmi mani e braccia, qualche errore di valutazione capita sempre con un gatto arrabbiato da gestire e da non sottovalutare. Per ricordarsi cosa si rischia, si può appendere al muro un ritratto di gatto arrabbiato che ha tutta l’aria di non voler giocare.

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Rispetto ad un gatto che ha paura, il gatto arrabbiato gonfia il pelo, inarca la schiena e soffia. Morde e graffia sul serio, lasciando il segno. Meglio quindi, anche nel dubbio, lasciarlo calmare. Un gatto arrabbiato non ha bisogno di amore e abbracci mentre cerca di superare un’esperienza ansiosa, ha bisogno di spazio. Lasciamolo solo per 10-20 minuti e occupiamoci, semmai, di allontanare da lui la mina, o la “minaccia” .

La ricerca della causa nascosta dietro ad un gatto arrabbiato è una delle vie più veloci per calmarlo. C’è poco da distrarlo, da rassicurarlo, da ingolosirlo. Muoversi piano, non agitarlo, e andare a vedere cosa gli è venuto in mente. Per non scervellarsi troppo, ricordiamoci che il gatto è abitudinario e selvatico. Qualsiasi elemento nuovo e/o invasivo può trasformarlo in un gatto arrabbiato, e non c’è “simpatico amico“ seppur caldo e profumato, che tenga.

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Se un gatto è spesso irritato, si può cominciare per tentativi. Chiudere il gatto da qualche parte prima di aprire la porta a sconosciuti. Oppure impedire una vista dell’esterno che sembra lo spaventi. Prima di inserire un nuovo gatto in casa, poi, essenziale dare il tempo ai due felini di conoscersi, per evitare che uno dei due resti un gatto arrabbiato perennemente. Uno dei due se non entrambi,. E lì, sfido io a resistere.

Se si ha un gatto maschio e si porta a casa una femmina nuova o cucciolo, lei potrebbe diventare molto aggressiva ma essendo matriarcali, i gatti, ciò che accade è che il maschio, sano, castrato o meno che sia, finisce per sottomettersi. Se si tratta di due femmine, è guerra, ma poi si spartiscono competenze e territorio.

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Per calmare un gatto arrabbiato si può buttarla sullo scherzo, ma procurandosi un giocattolo che tenga le nostre mani lontane dalle sue zampe e dai suoi denti. La bacchetta piumata o il bastoncino con un filo e un oggetto da tirare come un topo giocattolo o una palla, a volte, per distrarre il gatto arrabbiato, a meno che non trovi lo sfogo in un tiragraffi, disponibile in tanti colori che è difficile non trovare quello con effetto calmante. Io lo vorrei rosso, ma sono certa che la mia Tari voterebbe il blu, mentre a Tasi, il rosso, piace l’arancione.

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Pubblicato da Marta Abbà il 7 marzo 2015