Quando gli eventi a impatto zero lasciano il segno

Michela Genghini

“Sollecitare un utilizzo innovativo degli spazi pubblici attraverso una riappropriazione dei luoghi da parte dei cittadini”. Michela Genghini, architetto e docente del Politecnico di Milano, crede nel ruolo dimostrativo, provocatorio ed educativo delle installazioni temporanee che, seppur temporanee, sono un momento di suggestione collettiva “green”. Come la rassegna che accompagna il Gran Premio di Formula 1 che si svolgerà a Monza domenica 9 settembre.

1) Perché Monza GP è  una manifestazione “green”?

Nonostante il termine green risulti un po’ troppo abusato oggi, l’obbiettivo di Terralab3.0 http://www.terralabtrepuntozero.org/ , è quello di dare alla città e ai suoi abitanti un segnale forte. Green, Monza GP, lo sarà comunque sul serio, poiché uno dei temi principali del concept dell’evento è la realizzazione di un vero e proprio giardino all’interno di una piazza molto “arida” e poco ospitale, nonostante sia il cuore del centro storico. All’interno di questo inaspettato scenario si svolgeranno alcune attività legate al Gran Premio ma che al contempo riflettono su temi innovativi ed importanti per lo sviluppo futuro della città.

2) Ad esempio?

Oltre al Pit-stop con il team Ferrari, sarà allestito un circuito per veicoli elettrici dove sarà possibile effettuare test di guida a bordo di mezzi che utilizzano motori elettrici. Anche una vera e propria postazione di bike sharing anticiperà le intenzioni dell’amministrazione di proseguire nel percorso di riconversione e adeguamento della città alle due ruote tramite anche l’utilizzo di questo sistema.

Sempre per le due ruote saranno presenti una ciclofficina e una pista acrobatica “pump truck”, oltre a un percorso per i più piccoli, percorribile con i più diversificati mezzi a due, tre, quattro ruote. Vari laboratori si svolgeranno sul tema. Intorno all’area palco si svolgeranno spettacoli e concerti in orari serali, mentre durante il giorno si terranno incontri su diverse tematiche.



3) Cosa significa precisamente “a impatto zero”?

Realizzare un evento ad impatto zero significa prevedere di compensare tutti i consumi che verranno generati dalla manifestazione, a partire da quello di energia elettrica, al trasporto di materiali e al montaggio delle strutture, fino allo smaltimento dei rifiuti. Tale compensazione sarà attuata attraverso la piantumazione di alberi, che nell’ambito di due anni assorbiranno le emissioni di anidride carbonica che i consumi della manifestazione avranno generato. La piantumazione interesserà un’area segnalata dallo stesso Comune.

4) Prato, alberi, giochi per bambini e installazioni temporanee in strade e piazza: quali sono le caratteristiche ideali per voi?

L’installazione temporanea ha sempre uno scopo dimostrativo, provocatorio o educativo. E’ un momento di suggestione collettiva verso tematiche che necessitano di una presa di coscienza del ruolo che dovrebbero avere all’interno delle nostre realtà.

L’obiettivo e’ dunque di sollecitare un utilizzo innovativo degli spazi pubblici e della città, attraverso una riappropriazione dei luoghi da parte dei cittadini.

Gli esempi in questo senso sono gli spazi pubblici di tante città europee, dalla vicine Francia e Spagna fino ad arrivare ai paesi nordici. 

5) Quanto è recepito dalle istituzioni e dal pubblico il concetto di manifestazione a impatto zero?

In questo momento storico anche le istituzioni stanno comprendendo il ruolo di questi eventi, non solo dal punto di vista mediatico, ma anche da un punto di vista sociale. Le persone hanno bisogno di nuove visioni, più positive, più legate al tema dell’ambiente, più vicine alla natura.

L’Italia è sempre un po’ in ritardo rispetto ad altri paesi, ma ritengo abbia ancora delle enormi potenzialità in quest’ambito che, se ben messe a frutto, potrebbero farsi motore di un grande sviluppo in nuovi settori.

6) “Festival degli orti”: di cosa si tratta? 

E’ in assoluto il primo Festival dedicato al tema. La prima edizione si è svolta nel maggio 2011 nelle Serre della Villa Reale di Monza, sono state messe a confronto tutte le realtà territoriali che fanno dell’orto un’esperienza di ampio respiro nell’ambito didattico, terapeutico, urbano e persino letterario-filosofico. Una mostra di venti installazioni sul tema ha offerto un riscontro diretto dell’effetto positivo sui fruitori, registrando un afflusso inaspettato di più di 15 mila presenze che hanno potuto assistere a vari incontri e anche a show cooking e degustazioni di prodotti e vini del territorio.

7) Da docente come ha visto cambiare l’insegnamento in merito a valori come sostenibilità, ecologia e rispetto dell’ambiente?

Vedo negli studenti degli ultimi anni una particolare sensibilità al tema e una maggiore consapevolezza, anche se noto che spesso si tratta di concetti “di moda”, poco radicati nelle coscienze. L’informazione e’ molto vasta e se non ben approfondita e fatta propria dagli studenti, risulta poco efficace a livello progettuale.

Intervista a cura di Marta Abbà

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Pubblicato da Marta Abbà il 3 settembre 2012