Depersonalizzazione: significato e sintomi

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Depersonalizzazione, sembra un fenomeno da film dell’orrore o di fantascienza, eppure è realtà. E’ un disturbo che consiste nella sensazione persistente o ricorrente di essere distaccati dal proprio corpo o dai propri processi mentali. Si manifesta così, e spesso si associa alla percezione di essere un osservatore esterno della propria vita. Come se fossimo dei registi con in mano una macchina da presa, e girassimo il film della nostra quotidianità, assistendovi da fuori. A volte si fa per dire, “come se stessi vedendo tutto dall’alto”, ma in caso di reale depersonalizzazione, si sta parlando di un disturbo effettivamente problematico, e non, “tanto per dire”.



Depersonalizzazione: significato

Il significato di depersonalizzazione, in senso letterale, è piuttosto facile da intuire. Si perde il concetto di persona, di sé come persona, e ci si vede come una persona qualsiasi. Può accadere a seguito di evento stressante molto importante ed è considerato una forma di disturbo dissociativo.

Non è spesso semplice da diagnosticare, perché chi ne soffre può trovare delle difficoltà a definire i sintomi e a descrivere le proprie emozioni. A volte anche perché le sensazioni che la depersonalizzazione fa provare, fanno sentire la paura di stare impazzendo e questo non fa che render più difficoltoso l’aprirsi e il raccontare cosa si sta provando.

Una differenza tra la depersonalizzazione e i disturbi classificati come psicotici, sta nella consapevolezza di chi ne soffre. Chi soffre di questo problema si rende benissimo conto di ciò che gli sta accadendo e sa che le esperienze di estraneazione non siano reali.

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Depersonalizzazione: sintomi

Il sintomo più facile da associare alla depersonalizzazione e l’idea di non essere dentro il proprio corpo e nel contesto in cui viviamo ma di assistervi come un osservatore esterno e spesso trasparente. Come accade in film e libri che utilizzano questo espediente narrativo. La depersonalizzazione però, può anche essere un sintomo di altre patologie.

Depersonalizzazione: cause

Tra le possibili cause troviamo sia disturbi e malattie note, che altri poco noti e rari. Tra quelli più conosciuti troviamo alcolismo, attacchi di ansia o di panico, personalità borderline, depressione, ictus e schizofrenia.

Depersonalizzazione: ansia

Come appena accennato, l’ansia può essere una delle ragioni che si nascono dietro a questo disturbo. In questo casi di solito i sintomi sono persistenti ma non in modo prolungato, è più che altro un disturbo transitorio e alla persona che ne ha sofferto resta la tendenza.

Dipende molto però dalla condizione psicologica di partenza, dall’età, dal contesto e dalle esperienze vissute. Altre ragioni che non centrano con l’ansia, sono invece legate all’abuso di sostanze come marijuana, allucinogeni, ketamina ed ecstasy. Se non dormiamo quanto necessario oppure soffriamo di disturbi convulsivi, possiamo anche avere episodi di depersonalizzazione.

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Depersonalizzazione: come guarire

Il disturbo va curato con l’aiuto di esperti. Il fai da te non funziona anche se i pazienti sono consapevoli di ciò che stanno vivendo. Tra le strategie utilizzate c’è ad esempio la defusione cognitiva che serve ad affrontare i processi spiacevoli, evitando che pensieri ed emozioni spiacevoli condizionino i comportamenti.

Anche le tecniche che vengono usate nella mindfullness possono aiutare a livello di consapevolezza immediata dell’esperienza. C’è poi chi preferisce la terapia dialettico-comportamentale (DBT), basata sull’accettazione delle ambiguità e delle contraddizioni della vita. La terapia cognitivo comportamentale tradizionale (TCC) risulta anch’essa efficace per la cura della depersonalizzazione, potrebbe servire anche una terapia farmacologica.

Depersonalizzazione: libri 

I libri da soli non possono guarire ma una buona lettura ci regala dei consigli preziosi che possono sempre servire, anche in momenti migliori. E’ il caso di “Le 21 chiavi” di Elsa Punset, un testo godibile che accompagna ogni tipo di processo di cambiamento positivo.

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Pubblicato da Marta Abbà il 26 giugno 2017