Dal Km Zero al Km Verde

Terra coltivata

Da Km Zero a Km Verde: c’è chi la pensa così ed è giusto riflettere. Siamo sicuri che la distanza (e il conseguente risparmio di emissioni legato al trasporto) sia la chiave di tutto? O ci sono altri fattori da considerare che rendono il Km Zero (Km 0) una prospettiva un po’ limitata?

Secondo i sostenitori del Km Verde, questo concetto include al proprio interno la logica del Km Zero ma punta a superare di fatto l’idea che la tutela della qualità, della freschezza e della sostenibilità dipendano dal minimizzare la distanza tra luogo di coltivazione  e luogo di consumo.

Km Verde significa senza furto di valore e facciamo un esempio: acquistando una bottiglia di vino australiano può accadere (non sempre ovviamente) di leggere stampato in etichetta ‘A credito di CO₂’  a significare che per mettere sul mercato quel prodotto sono stati rispettati tutti i criteri che minimizzano le emissioni.

Comprare una bottiglia di vino italiano può significare invece (non sempre ovviamente) portarsi a casa un prodotto a cui corrispondono emissioni nocive per l’ambiente pari a un’automobile che percorre 20 km a 120 km orari. Premessa la bontà del vino, cosa è meglio allora?

Nella nuova logica del Chilometro Verde l’intera filiera, dalle sementi alle tecniche agricole ed agronomiche, dalla tutela del lavoro agricolo al rispetto del valore aggiunto generato da tutti gli operatori (per arrivare al confezionamento e alle modalità di conservazione del prodotto), sono ispirate a criteri Socialing, cioè a un nuovo modello di sviluppo economico e culturale.

Per spiegare che cosa sono il Socialing e il Km Verde è nato il primo European Socialing Forum che si svolgerà a Milano, sede di EXPO 2015, il 15 maggio 2013 (Palazzo delle Stelline). Si parlerà anche di Palazzo della Terra Coltivata, di Banca dei Semi e di Tribunale Internazionale dei Diritti dellaTerra Coltivata.

Pubblicato da Michele Ciceri il 26 aprile 2013