COP21: il Mondo dopo Parigi

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COP21: il Mondo dopo Parigi. Dopo l’accordo firmato da più di 190 paesi lo scorso dicembre nella capitale francese, cosa dobbiamo aspettarci? Lasciando da parte speranze utopistiche ma anche evitando uno scetticismo distruttivo privo di senso di realtà e dettato solo da delusioni subite in passato, possiamo rispondere a questa domanda tacendo. E leggendo l’ottimo e-book “Il mondo dopo Parigi. L’accordo sul clima visto dall’Italia: prospettive, criticità e opportunità” (Edizioni Ambiente, 4,99 euro).


Emanuele Bompan e Sergio Ferraris, gli autori, ben lungi dal pensare di avere la scienza infusa, con grande capacità di selezione e spirito di iniziativa mai macchiata dal voler imporre una opinione, hanno raccolto saggi sull’accordo di Parigi, scritti da politici, militanti e studiosi, esponenti di organizzazioni sociali e partiti. Ciascuno a modo proprio risponde alla domanda: COP21: il Mondo dopo Parigi , come cambierà? Se cambierà, perché c’è anche chi ha dubbi su questo.

Chi vede l’accordo come un compromesso al ribasso, chi invece è convinto che a due passi dalla Tour Eiffel, nella Ville Lumière a dicembre 2015 sia stato fatto il primo passo verso una rivoluzione mondiale. Presentato durante l’appena concluso Salone internazionale del Libro di Torino, nell’area Fima, l’e-book ha creato l’occasione agli autori di raccontare la propria visione di COP21: il Mondo dopo Parigi.

Secondo Bompan “bisogna riconoscere che è stato un momento di svolta storico, comunque la si pensi”: non succede tutti i giorni che più di 190 paesi siglino, come accaduto a Parigi “un accordo che sancisce la fine di un’economia basata sul consumo di combustibili fossili. E hanno riconosciuto che le emissioni devono calare per fermare il processo di riscaldamento globale”.

COP21: il Mondo dopo Parigi

Parole, qualcuno potrà dire, ma poi? COP21: il Mondo dopo Parigi? Bompiani ha spiegato che se l’accordo verrà ratificato, “tutto il sistema industriale dovrà cambiare radicalmente”. I più scettici, o prudenti che dir si voglia, osserveranno che ogni Paese firmatario ha conservato la possibilità di scegliere autonomamente le strategie da mettere in campo per ridurre le emissioni: non c’è ad oggi un piano prestabilito da seguire obbligatoriamente. Ma non potrebbe forse essere meglio? Bompan ci insinua il dubbio, ricordando che “accordi internazionali più rigidi, come il Protocollo di Kyoto, finora non hanno raggiunto gli obiettivi sperati”.

Detto ciò, ci da anche un compito, perché “in questo processo di adattamento e di continua negoziazione, la società civile avrà un ruolo fondamentale per costringere i Governi a non tirarsi indietro. Soprattutto se sarà pronto a sanzionarli quando non faranno abbastanza”.

La società civile, noi compresi, quanto ne sappiamo, quanto siamo interessati a COP21: il Mondo dopo Parigi? E soprattutto come possiamo essere sempre più coscienti e consapevoli del problema? Vien da chiederselo, se dobbiamo per giunta avere quel ruolo fondamentale di “cani da guardia” verso i Governi. Ecco quindi che va affrontato anche il problema della comunicazione.

COP21: il Mondo dopo Parigi

Chi ha il coraggio di contraddire Bompan quando afferma che, attualmente, “Il clima è considerato un tema poco sexy, per addetti ai lavori, respingente”. Non si sta con le mani in mano, però, e dopo l’e-book Bompan è ben intenzionato, possibilmente non da solo, a proseguire nel “creare un racconto in grado di coinvolgere tutti, dalla guida alpina alla casalinga, spiegando che l’aumento delle temperature avrà un impatto sconvolgente sulla nostra vita quotidiana”.

Anche Marco Fratoddi è intervenuto sul tema “comunicazione ambientale” come Segretario Generale della FIMA, ricordando che, non solo per COP21: il Mondo dopo Parigi, ma anche e soprattutto, data l’attualità dell’urgenza del problema, “spetta anche a noi fare in modo che l’opportunità dell’accordo di Parigi sia colta appieno superando la narrazione specialistica e cercando di costruire un mainstream intorno a questi temi. E’ la prova del nove per questa generazione di ambientalisti e anche di giornalisti ambientali”.

COP21: il Mondo dopo Parigi

Marco Fratoddi ed Emanuele Bompan al Salone del Libro di Torino per presentare “Il Mondo dopo Parigi”

Non se ne parla di risparmiare critiche e osservazioni alla classe dirigente che forse sperava di uscire dall’incontro in punta di piedi senza nessun “compito a casa” sul tema: COP21: il Mondo dopo Parigi.

Nella pubblicazione di Edizioni Ambiente, come tra la popolazione italiana e mondiale, non manca chi pensa che le classi dirigenti non percepiscano la drammaticità del problema, o non vogliano farlo. Senza deresponsabilizzarli ma Bompan, oltre a puntare il dito contro i più distratti ai vertici, lo punta anche sui segnali positivi sullo stesso aspetto del problema che COP21: il Mondo dopo Parigi mette in luce.

Il primo, ci porta Cina: “dopo anni d’indifferenza, ha deciso di agire sia perché ormai ha livelli di inquinamento intollerabili, sia perché ha capito che le tecnologie green sono un’opportunità economica”. Il secondo, dalla Cina alla Cia: l’ex direttore ha detto che il cambiamento climatico è la sfida del secolo ricordando che “a breve rischiamo di dover accogliere 100 milioni di rifugiati ambientali”. Non si può dimenticare il ruolo dell’India in COP21: il Mondo dopo Parigi: questo Paese “a breve raggiungerà la Cina come grande inquinatore – ci ricorda Bompan – e ha deciso di firmare l’accordo di Parigi nonostante sia guidata da un Governo di destra da sempre vicino al mondo dei produttori di carbone”.

COP21: il Mondo dopo Parigi

A furia di pensare al “mondo” del titolo “COP21: il Mondo dopo Parigi”, ci si può scordare di guardare cosa accade a casa nostra, presi in dibattiti di altro genere. Come a non voler vedere che a restare indietro siamo proprio noi, i sottoscritti, per lo meno dal punto di vista politico. Dopo un lungo periodo di rallentamento, nell’ultimo anno le nostre emissioni hanno ripreso a crescere, intanto “l’esecutivo ha compiuto scelte politiche sbagliate, come il taglio retroattivo degli incentivi” racconta Bompan, che con elegante ma realistica schiettezza spiega: “Non credo che questo sia dipeso da una scelta consapevole, ma dal fatto che Matteo Renzi non ha messo questo tema in cima alla sua agenda politica”.

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Se vi interessa approfondire COP21, ne ho parlato nell’articolo “Accordo sul clima di Parigi: cosa prevede“, vi potrebbe interessare anche il libro che ho recensito: “Due gradi: vincere la sfida del clima anche in economia“.

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Pubblicato da Marta Abbà il 16 maggio 2016