Blue economy 2.0

Blue Economy 2.0
Blue Economy 2.0, non è il nome di una navicella spaziale né una formula magica. Di cosa si tratta? È innanzitutto e per certo il titolo del libro di Gunter Pauli pubblicato da Edizioni Ambiente e potrebbe essere una formula non magica ma piuttosto pragmatica e giá da qualche buon visionario applicata per salvare il mondo. Per cambiare rotta, rialzare la testa dagli abissi della crisi , verso io cielo. Il cielo blu, Blue Economy.



Se il timore è quello di trovarsi davanti ad un volume “filosofico” o troppo tecnico, che ricama attorno al titolo inglese che ben suona – Blue Economy – possiamo tranquillizzarci. Assieme a Pauli parlano i fatti e ciò che è stato da chi lo ha seguito nella sua “Blue Economy 2.0 strategy”. Ci sono nelle sue pagine la concretezza e la credibilità di 200 progetti implementati, per un totale di 4 miliardi di dollari investiti in nome della Blue Economy e 3 milioni di nuovi posti di lavoro creati grazie alla Blue Economy.

Rimandando alle ben chiare e comode, ed ecologiche, pagine di edizione Ambiente le approfondite e articolate spiegazioni di ciò che si intende per Blue Economy 2.0 possiamo iniziare a tracciarne i principi ispiratori. Questo economia “blu” – lascio alla lettura la sorpresa di capire la tinta scelta – è incentrata sull’imitazione degli ecosistemi e la circolarità dei flussi di materia.

Economia circolare? Anche ma non solo! Blue Economy 2.0 è molto di più ed è qualcosa a cui hanno attinto, negli ultimi 20 anni, migliaia di imprenditori. Non è una moda territoriale o d’oltreoceano, da tutto il mondo arrivano i progetti raccontati in questo “Blue Economy 2.0“, perché al di là della cultura di base e della terra in cui sono cresciuti, altrettanti e ancor di più imprenditori hanno implementato idee nuove. A catena si sono generato milioni di nuovi posti di lavoro.

Detta così sembrerebbe una moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma nel libro ci sono esempi reali e belle storie da leggere e volendo anche da verificare e, perché no, imitare.

La nuova edizione 2015 è oltretutto interamente rivista e aggiornata: si riprende un “classico” della scienza della sostenibilità fino a osservare i risultati più aggiornati della Blue Economy 2.0. E poi guardando avanti, verso prospettive ancora più esaltanti. Ovviamente esaltanti per chi è disposto a scommettere sulle parole di Pauli e a seguire a ruota uno dei tanti “signori in blu”‘raccontati, con fiducia. E coraggio.

Senza amarezza né risentimento ma con la consapevolezza di come la memoria e la sincerità sul presente siano alla base di un futuro migliore, e più green, tra le pagine di Gunter Pauli non mancano denunce su come buttiamo ogni anno centinaia di tonnellate di titanio, estratte in miniere dall’altra parte del mondo e lavorate a temperature altissime con costi energetici e ambientali enormi.

Non si sta sereni neanche bevendo un caffè, anche qui spunta l’autore di Blue Economy 2.0 a ricordarci che quando la beviamo diamo valore solo a una frazione minima della biomassa da cui è stato prodotto. Il resto, dritto in spazzatura, a produrre gas serra e danneggiare i suoli. Altri esempi di No- Blue Economy 2.0 nel potabilizzare l’acqua e nel nostro tagliare milioni di alberi per soddisfare i nostri fabbisogni di carta.

Serve una svolta, profonda, blue e 2.0.

Per chi vuole sperimentare, sperimentarsi, conoscere meglio questa Blue Economy e scoprire le novità in progetti e investimenti, ecco l’aggiornato volume di Edizioni Ambiente – “Blue economy 2.0” acquistabile online su Amazon , ottimo anche per stilare con coscienza nuovi propositi per il nuovo anno.

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Pubblicato da Marta Abbà il 25 dicembre 2015