Biomassa per il riscaldamento domestico: cose da sapere

biomassa-legnosa

Biomassa sono anche il legno, il cippato, le briquette e i pellet che usiamo per alimentare stufe, camini e caldaie. Ciò significa che ognuno di noi, basta che abbia in casa uno dei suddetti dispositivi, è un utilizzatore di questa fonte di energia rinnovabile e pulita che chiamiamo biomassa e che ci aiuta a rispettare gli impegni internazionali assunti dall’Italia per la riduzione delle emissioni di gas serra.

Attenzione però, la biomassa legnosa secca per il riscaldamento degli ambienti domestici è veramente pulita solo se è prodotta rispettando determinati criteri, e comunque presenta degli inconvenienti come l’emissione durante la combustione di polveri sottili che non vengono abbattute da filtri sofisticati come  avviene invece negli impianti industriali.

Quello della biomassa legnosa usata per il riscaldamento domestico è un tema importante perché nel 2011 (ultimo dato certo disponibile) sono state vendute sul mercato italiano circa 200mila tra stufe, caldaie e termoamini (fonte: Amici della Terra). Per il 98% si tratta di stufe a legna o pellet, per il 2% di caldaie che sono utilizzate per un terzo in impianti centralizzati. Il numero degli apparecchi di queasto tipo installato in Italia è quasi raddoppiato negli ultimi 10 anni.

Va aggiunto che nel segmento più importante dei dispositivi che trasformano in calore la biomassa legnosa, quello delle stufe, l’industria italiana ha una buona posizione nel mercato interno e una quota signifiativa della produzione nazionale è esportata. Le attività di installazione hanno un valore rilevante e in futuro aumenterà l’indotto dell’attività di manutenzione (obbligatoria).

Quanta biomassa legnosa si consuma in Italia? Una risposta precisa a questa domanda non c’è perché i flussi commerciali di legna da ardere e quelli dell’autocomsumo sfuggono alle statistiche ufficiali. Secondo le stime di FIRE, la Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia, oggi i consumi ammonterebbero a 8 Mtep e potrebbero diventare 11 Mtep nel 2030.

Nonostante l’Italia abbia un buon potenziale di biomassa secca disponibile da residui della lavorazione del legno, da residui agroindustriali e da filiere boschive che permetterebbeo uno sviluppo notevole del settore, il maggiore consumo potrebbe innescare dei problemi (non solo in Italia ovviamente) se la materia prima non sarà ben gestita.

Un modello di gestione efficace della biomassa legnosa è il criterio ecologico. Per poter essere definite ecologiche, la biomassa secca legnosa e la legna devono derivare da: abbattimento di piante già morte senza intaccare alberi vivi; sfruttamento razionale delle foreste secondo il metodo della matricina per limitate strisce di bosco o una pianta ogni quattro; tutela di alberi secolari, generi protetti, boschi storici e loro habitat; lavorazione ecologica con sega a mano, sega elettrica, cippatrice elettrica, accetta, macete, scure; nessun trasporto via terra o via nave per migliaia di chilometri; retribuzione di 25 euo per ogni ora di lavoro dedicata.

Ti potrebbe interessare anche l’articolo: “Impianti di cogenerazione: cosa sono e benefici

Pubblicato da Michele Ciceri il 4 novembre 2013