Bioetanolo, il carburante verde

bioetanolo

Il bioetanolo è uno dei biocarburanti derivata dalla fermentazione zuccherina. E’ un composto chimico tendenzialmente volatile ed estremamente infiammabile. La formula dell’etanolo è “CH3CH2OH”, non tutto l’etanolo esistente può essere definito bio, in quanto, oltre che per fermentazione zuccherina di parti vegetali, può essere ricavato da derivati dal petrolio.

Il bioetanolo può essere considerato un carburante per autovetture?
Certo! Anche se non commercializzate in Italia, la FIAT produce vetture con motori flex fuel, capaci di “andare” a bioetanolo.

In molti Paesi del mondo, il bioetanolo è venduto in miscele all’85% di bioetanolo e 15% di benzina (la sigla di questo carburante è E85) o a basso tenore di bioetanolo che vede il 10% di etanolo in volume (E10), si tratta di miscele che possono essere impiegate in tutte le automobili moderne, ovvero in tutte le vetture che montano una centralina elettronica. In ogni caso, il bioetanolo deve essere accompagnato da un carburante con potere lubrificante.

Come si produce il bioetanolo?
Ci sono due modi per sintetizzare il bioetanolo: la fermentazione di soluzioni zuccherine di natura vegetali o con altri processi chimici per reazione tra etilene e acqua. Se si esclude la derivazione da fonti non rinnovabili (derivati petroliferi, l’etilene deriva dai gas ottenuti dalla raffinazione del petrolio), resta la fermentazione zuccherina e quindi il prodotto “bio“.

Il processo di produzione del bioetanolo può essere suddiviso in tre fasi:

  1. La preparazione delle melasse, ovvero di soluzioni zuccherine da far fermentare.
  2. La sezione di fermentazione.
  3. Fase di distillazione dell’etanolo con trattamento delle acque residue.

In altre parole, la melassa viene trattata con enzimi, fermentata e distillata. Ma quando diciamo “melassa” di cosa stiamo parlando?

La produzione di bioetanolo può sfruttare vegetali di partenza come la canna da zucchero, le barbabietole, sorgo zuccherino o addirittura sottoprodotti della lavorazione del vino o della produzione dello zucchero. Si può partire da substrati vegetali ricchi di cellulosa come paglia e scarti legnosi, ma in questo caso il processo produttivo è economicamente svantaggioso: per estrarre gli zuccheri contenenti nei residui legnosi bisogna procedere con un meccanismo d’idrolisi ben più aggressivo in quanto lignina e e sostanze fenoliche contenute nel legno e negli scarti di paglia, tendono a inibire l’azione degli enzimi e quindi l’intera fermentazione.

Con la canna da zucchero, il processo diventa di gran lunga più semplice: per rendere il saccarosio disponibile basterà immergergere le componenti vegetali in acqua tiepida. Per ottenere biocombustibili di ultima generazione, le grandi società stanno cercando di rendere più conveniente la produzione di bioetanolo a partire da scarti legnosi di vario genere.

Il bioetanolo non è l’unico biocarburante che può essere prodotto mediante processi fermentativi, anzi, con questo meccanismo è possibile sintetizzare un’ampia gamma di biocombustibili, tra questi citiamo il biobutanolo.

Pubblicato da Anna De Simone il 3 febbraio 2014