Biocarburanti, vantaggi e svantaggi

biocarburante

Quando parliamo di biocarburante ci riferiamo a una grande varietà di complessi molecolari, si tratta di combustibile di origine organica che in base al prodotto di partenza può essere suddiviso in quattro differenti categorie, abbiamo così i biocarburanti da fermentazione zuccherina, come il bioetanolo e il Metil-Terziar-Butil Etere, il più comune biodiesel, ovvero biocarburanti di origine oleaginosa, biocarburanti da digestione anaerobica, è il caso del tanto discusso biogas e, infine, i biocarburanti di seconda generazione, derivati dalla massa lignocellulosica come il Dimetiletere e l’Ft-Diesel.

Il biogas non è l’unico biocarburante a destare preoccupazioni ambientali, sociali e tante polemiche. La questione che sorge è:

  •  i terreni agricoli impiegati per la produzione di biocarburante sottraggono spazio alle coltivazioni agro-alimentare?
  • Il land-grabbing legato alla produzione di biocarburante è eticamente corretto?
  • La produzione di biocarburante avrà un impatto negativo sui prezzi alimentari?
  • Il biocarburante è realmente più sostenibile dei classici combustibili fossili?
    La coltivazione di mais su larga scala ha molteplici conseguenze, non solo sui prezzi del genere alimentare ma anche sull’ambiente. Basta pensare alla sottrazione di suolo alle foreste oppure alle tecniche che eliminano la normale rotazione delle colture sostituendola con un uso ancora più massiccio di fertilizzante. Un’altra nota dolente della coltivazione del mais sta nell’utilizzo smisurato delle risorse idriche.

Alcuni dei lati positivi legati alla produzione del biocarburante sono molto intuitivi, altri meno lampanti! Tutti sanno che con i biocarburanti diminuisce la dipendenza dai combustibili fossili ma nessuno riflette su altri punti:

  • decentrazione della produzione così da eliminare il problema legato ai monopoli, ai cartelli sui prezzi, al controllo delle forniture…
  • sfruttamento di terreni improduttivi e abbandonati dalle colture agricole: solo in Italia, l’Università di Siena, ha stimato che vi è una superficie improduttiva di circa 20.000 Km2
  • sfruttamento degli impianti abbandonati come zuccherifici o altri impianti adattabili per la produzione di bioetanolo
  • creazione di molti posti di lavoro
  • con la diffusione su larga scala del biocarburante diminuirebbero i conflitti legati al possesso e alla gestione dei giacimenti petroliferi

Da un punto di vista ambientale, per rendere i biocarburanti davvero convenienti, è necessario rispettare dei limiti di produzione annua e dei limiti di sfruttamento delle risorse così da ottenere un rapporto energetico positivo.

Pubblicato da Anna De Simone il 22 agosto 2013