Albergo diffuso, le normative regionali

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L’albergo diffuso è definito come «un’impresa ricettiva alberghiera situata in un unico centro abitato, formata da più stabili vicini fra loro, con gestione unitaria e in grado di fornire servizi di standard alberghiero a tutti gli ospiti», in altre parole un albergo diffuso non si costruisce ma nasce mettendo in rete case e stabilimenti pre-esistenti. I primi progetti di alberghi diffusi sono stati avviati a partire dagli albori degli anni ’80, in Friuli e Sardegna.

Per la sua particolarità, l’albergo diffuso è visto come un’eccellente occasione di sviluppo del territorio: gli ospiti non faranno capo a un’unica struttura alberghiera come capita con i classici hotel ma saranno dislocati in più strutture di uno stesso borgo o centro urbano. Al contrario dell’attività di fitta-camere, con l’albergo diffuso è prevista una Hall una Reception e spazi comuni per gli ospiti.

Albero Diffuso Normativa 

La progettazione di un albergo diffuso diviene di particolare interesse quando coinvolge centri storici dotati di interesse culturale e di attrattiva di vario genere (beni paesaggistici, siti archeologici…). Tra i suoi obiettivi, un albergo diffuso dovrà valorizzare la situazione economica del territorio attraverso attività commerciali, artigianali e/o enogastronomiche, offrendo agli ospiti servizi capaci di “attirare” un incoming turistico.

Quando si parla di normative, non esiste un regolamento unitario e chi vuole progettare un albergo diffuso deve fare riferimento ai registri regionali. Le regioni che hanno un regolamento specifico per gli alberghi diffusi sono: Campania, Calabria, Emilia Romagna, Provincia autonoma di Trento, Liguria, Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Piemonte, Puglia, Basilicata, Valle d’Aosta, Toscana, Lazio, Molise, Lombardia…

E’ la Giunta Regionale a stabilire le caratteristiche dei centri storici nei quali è consentita la realizzazione dell’albergo diffuso. L’albergo diffuso non può essere realizzato in borghi che vertono in uno stato di abbandono, inoltre, non essendo legato a una particolare condizione climatica, è perfetto per promuovere una destagionalizzazione del turismo.

Pubblicato da Anna De Simone il 21 agosto 2014