Agricoltura sociale, la normativa

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L’agricoltura sociale è solo uno dei tanti volti indossati dall’agricoltura convenzionale nella società odierna. Quando l’agricoltura svolge un ruolo funzionale per l’ambiente e lo sviluppo locale, allora si parla di permacultura, ancora, quando l’agricoltura svolge un ruolo funzionale in ambito sociale, si parla appunto di agricoltura sociale.

L’agricoltura sociale è quella pratica che incorpora nelle attività agricole persone svantaggiate o appartenenti a gruppi sociali particolari quali anziani, minorenni, immigrati… In senso lato, si tende a incorporare nell’agricoltura sociale anche le fattorie didattiche e i cosiddetti “agrinidi”

La prima difficoltà incontrata dagli imprenditori che vogliono affacciarsi nel contesto dell’agricoltura sociale risiede nel fatto che nell’azienda agricola non sono previste assunzioni specifiche per le persone diversamente abili o altri tipi di aiuti, per questo motivo gli imprenditori hanno necessità di avviare partnership con enti, centri o cooperative sociali.

Chi intende avviare progetti continuativi di agricoltura sociale dovrà sapere che questo settore può solo integrare l’utile d’azienda ma non costituirne la grande parte: le prospettive di guadagno ci sono ma non mancano un gran numero di difficoltà.

Agricoltura sociale, la normativa

La legge quadro sull’agricoltura sociale è stata approvata nel luglio 2014 dalla Camera dei Deputati e ora è in discussione al Senato per l’approvazione definitiva che non dovrebbe tardare ad arrivare. Alla legge nazionale seguiranno poi le leggi regionali di recepimento e/o integrazione. Molte Regioni già prevedono un regolamento ben dettagliato sull’agricoltura sociale, in particolare citiamo il Veneto, la Liguria, la Toscana, le Marche, la Campania e l’Abruzzo.

Secondo la legge quadro sull’agricoltura sociale, le attività da integrare in azienda per operare in un contesto “sociale” sono:

  • Inserimento socio-lavorativo di soggetti svantaggiati e/o disabili e di minori in età lavorativa in progetti di riabilitazione e di sostegno sociale
  • Accoglienza e soggiorno di bambini in età scolare (agroasilo o agronido)
  • Accoglienza e soggiorno di persone in difficoltà sociale, fisica, psichica.
  • Prestazioni e servizi terapeutici che affiancano e supportano le terapie della medicina tradizionale anche attraverso l’ausilio di animali allevati in azienda e la coltivazione di piante. In questo contesto segnaliamo la già popolare ippoterapia e la silvoterapia, approccio terapeutico che vede il diretto contatto tra uomo e natura.
  • Progetti finalizzati all’educazione ambientale
  • Progetti finalizzati all’educazione alimentare
  • Progetti finalizzati alla salvaguardia della biodiversità, nonché alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di fattorie didattiche e sociali riconosciute a livello regionale.

Le pratiche citate devono essere connesse all’attività agricola quando questa è esercitata da imprenditori agricoli ai sensi dell’articolo 2135 del Codice Civile e da cooperative sociali il cui fatturato derivante da attività agricole sia prevalente.

Agricoltura sociale, normativa e vantaggi per gli addetti ai lavori

La legge quadro che dovrebbe essere approvata dal Senato prevede interessanti novità per gli imprenditori agricoli che intendono operare nel campo dell’agricoltura sociale. Gli Enti Pubblici competenti per territorio e distretti sociosanitari sono tenuti a predisporre piani territoriali di sostegno e di promozione all’agricoltura sociale.

Pubblicato da Anna De Simone il 17 dicembre 2014