Agricoltura integrata, tutte le informazioni

agricoltura integrata

Agricoltura integrata: che cos’è, come funziona e quali sono vantaggi e svantaggi. Tutte le informazioni sulla produzione integrata.

Agricoltura integrata, che cos’è

E’ una forma di agricoltura sostenibile, vale a dire un sistema di produzione agricola a basso impatto ambientale.

Tale sistema prevede l’uso combinato di pratiche agricole (incluso l’impiego di mezzi tecnici a basso impatto) volte a ridurre l’impatto sull’ambiente e/o sulla salute dei consumatori.

L’agricoltura integrata mira a trovare il compromesso perfetto tra i seguenti fattori:

  • salute dell’ambiente
  • salute del consumatore
  • esigenze economiche dell’ambiente
  • esigenze di produzione

Proprio come accade con l’agricoltura biologica, anche per la produzione integrata vi è un quadro normativo di riferimento e talvolta si può parlare di agricoltura integrata obbligatoria.

Agricoltura integrata, normativa

A livello comunitario sono presenti diversi documenti che prendono il nome di “Pacchetto qualità”. Tra i documenti vi è la comunicazione 733 che si è tradotta nel nuovo Regolamento sui regimi di qualità emanato nel 2012.  Nel pacchetto sono previste linee guida, buone pratiche e linee per la certificazione volontaria. L’agricoltura integrata può contare sul Regolamento UE n.1151/2012. A partire da questo primo regolamento UE,  a livello nazionale e poi a livello locale, ogni Regione ha emanato dei disciplinari per la produzione integrata.

A livello nazionale, la normativa di riferimento è il DM 1347, Sistema di qualità nazionale di produzione integrata”. La normativa prende il nome di “Sistema di qualità nazionale di produzione integrata”, SQNPI e il testo può essere scaricato integralmente dal sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Agricoltura integrata obbligatoria

Ci sono alcuni casi in cui la pratica di produzione integrata diventa obbligatoria. Per esempio, la Regione Campania fa sapere che è necessario aderire ai disciplinari per l’agricoltura integrata al fine di aderire alla Misura 10 nel contesto del Piano di Sviluppo Rurale promosso per il 2014-2020.

Casi estesi a tutti riguardano la difesa integrata obbligatoria. Cosa significa? Per scoprirlo dobbiamo fare una premessa e capire come funziona l’agricoltura integrata.

Agricoltura integrata, come funziona

La produzione integrata (o agricoltura integrata) vede quattro ambiti principali di applicazione, quali:

  • Fertilità del suolo / Fertilizzazione
  • Qualità del suolo / Lavorazione del terreno
  • Diserbo / Controllo elle infestanti
  • Difesa delle coltivazioni / Lotta integrata

Una piaga ambientale è legata all’uso massiccio che in agricoltura si fa di fertilizzanti a base di azoto, di diserbanti chimici come il glifosato e dei pesticidi. E’ chiaro che un modello agricolo basato su pratiche a basso impatto ambientale non può permettersi di impiegare fertilizzanti chimici inquinanti o sostanze cancerogene per l’uomo che permangono nel raccolto.

La lavorazione del terreno viene condotta al fine di prevenire il fenomeno dell’erosione e il dissesto idrogeologico.

La difesa delle coltivazioni, nell’agricoltura convenzionale, si fa adottando pesticidi e biocidi di varia natura. In agricoltura biologica si pratica la lotta biologica o l’impiego di rame, piretro e altri prodotti ammessi nel regolamento per l’agricoltura bio. Nell’agricoltura integrata si parla, invece, di lotta integrata.

Nell’agricoltura biologica vi è un elenco dei “prodotti fitosanitari ammessi”. L’agricoltura integrata, invece, sfrutta nei limiti razionali della sostenibilità, qualsiasi mezzo di difesa dei vegetali possibili, vale a dire:

  • lotta biologica
  • difesa chimica
  • prodotti biotecnici
  • tecniche agronomiche

Nonostante una certa tolleranza nell’impiego di prodotti chimici per la difesa dei vegetali, lo scopo dell’agricoltura integrata è sempre quello di ridurre complessivamente il quantitativo di prodotti chimici liberati nell’ambiente. L’agricoltore dovrà sempre preferire le alternative biologiche e a basso impatto rispetto alla difesa chimica.

Difesa integrata obbligatoria

A fine agosto 2012 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto legislativo 150 del 14 agosto 2012. Questa legge si occupa della “attuazione della direttiva 2009/128/CE”
La direttiva comunitaria 128/2009/CE disciplina l’utilizzo sostenibile dei pesticidi, tema molto caldo quando si parla di agricoltura integrata.

Da un punto di vista pratico, le aziende agricole per rispettare tale obbligo devono rispettare i volumi massimi d’impiego di prodotti chimici stabiliti dalle Regioni. Compilare dei registri di trattamento in cui sono chiare anche le fasi di fioritura e raccolto. Rispettare i vincoli disciplinari e far “tarare” le irroratrici presso i centri di prova autorizzati. Gli agricoltori dovranno altresì accedere ai bollettini territoriali e rispettare altre buone pratiche al fine di impiegare, in modo razionale, i prodotti per la difesa dei vegetali.

Agricoltura integrata, vantaggi e svantaggi

Di sicuro, tra i vantaggi, vediamo che l’agricoltura integrata cerca di ottimizzare l’impiego delle risorse e dei mezzi tecnici al fine di trovare un buon compromesso tra “produzione/ricavi aziendali” e “salute dell’uomo e dell’ambiente”.

Supera i concetti di lotta biologica e i vincoli imposti nell’uso dei prodotti fitosanitari così come avviene in agricoltura biologica.

Allo stato attuale sono già presenti linee guida e indicazioni precise, tuttavia, tra gli svantaggi, non vi sono ancora organismi di controllo capillare e sono difficili standardizzazioni. Quando si parla di difesa integrata o diserbo, bisogna tenere sempre ben presente la territorialità d’intervento.

Può essere utile:

 

 

Pubblicato da Anna De Simone il 9 gennaio 2018