Toc Toc Movement: il social network del baratto

Toc Toc

Cinque ventenni, una app e tanti cittadini che si possono scambiare mobili, libri, oggetti, servizi, lezioni di musica, vestiti e consigli: questo è il Toc Toc Movement, un social network degli scambi per diminuire i rifiuti e, perchè no, anche le spese. E magari  guadagnare un amico. Antonio Polillo, Francesco Corazza, Carolina Gomez Naranjo, Andrea Pollio, Lucia Rampanti, Ida Telalbasic ci stanno lavorando da mesi e mesi e fra poco, finiti i test, tutti potranno darsi al baratto con un clik o un touch.

1) Come funziona?

La nostra proposta di servizio sarà una app disponibile per le maggiori piattaforme smartphone e, in futuro, anche per i PC. Il sevizio è molto intuitivo e si vuole configurare come l’unione tra ebay e facebook, una sorta di social network degli scambi. Gli utenti potranno inserire le loro offerte e proporre scambi con altri utenti o verranno aiutati dal sistema a trovare lo scambio più appropriato.

Al momento stiamo ancora in fase di sviluppo, ma al più presto valideremo la versione preliminare attraverso il feedback degli utenti.

2) Quando è nata l’idea?

Toc Toc Movement (Pagina Facebook: http://www.facebook.com/toctocmovement ) non è nata da molti mesi, ma stiamo lavorando al progetto da più di un anno, nel tempo libero che ci lasciano i nostri studi universitari. Tutto è iniziato quando ci siamo conosciuti come studenti dell’Alta Scuola Politecnica e siamo stati selezionati per lavorare all’idea di un servizio collaborativo nel quartiere di città studi a Milano.

Ci siamo ispirati a città dove esistono delle comunità che promuovono la sostenibilità della loro stessa esistenza, come Malmo, in Svezia, che abbiamo visitato di recente per imparare dai successi del Medea Lab. Da lì, il nostro progetto studentesco è diventato qualcosa di più. Siamo stati selezionati come vincitori del Sicamp, e grazie al The Hub Milano stiamo costruendo una rete di contatti per tradurre in realtà la nostra intuizione.

3) Quale è la sfida di Toc Toc Movement? A che tipo di città si sta lavorando?

La sfida del Toc Toc Movement è quella di non essere solo un’applicazione web, ma anche un movimento. La sfida è costruire delle realtà locali dove esistano comunità mutuali, che siano volano di quelle innovazioni sociali necessarie per trasformare i nostri stili di vita. Crediamo che il cambiamento possa iniziare da azioni semplici, come scambiare ciò che non è più utile invece di buttarlo via, riutilizzare, acquistare prodotti che vivono la loro seconda vita. E crediamo che le reti virtuali, l’esperienza ibrida dell’utente, la voglia di scoprire ciò che i nostri vicini di casa hanno da scambiare con noi, possano essere delle leve per rafforzare il cambiamento che è già in atto. Se esiste, il modello di città al quale ci ispiriamo è sostenibile sia sul piano ambientale che su quello sociale.



4) Quali saranno gli oggetti  più scambiati? E i servizi?

L’applicazione web è in fase di testing, ma dalle nostre ricerche sappiamo che uno strumento versatile per il baratto, come quello che stiamo costruendo, consentirà veramente di scambiare qualsiasi cosa, dai vestiti, ai libri, ai dispositivi elettronici, fino ai mobili. Quanti studenti fuori sede sarebbero disposti a prendersi in casa i mobili usati dell’appartamento al piano di sopra, pur di avere uno spazio per i libri? Magari in cambio di una lezione sull’uso di Internet.

5) Chi potrà usufruire del servizio?

Trattandosi di una piattaforma per il web, gli utenti saranno trasversali, ma generalmente capaci di utilizzare le tecnologie informatiche. Questo però non implica che altri utenti possano usufruire del servizio in modo indiretto: un nipote affettuoso potrebbe decidere di scambiare la vecchia scrivania della nonna, che non usa lo smartphone. Ci rivolgiamo quindi a tutti, da coloro che desiderano avere uno stile di vita sostenibile nelle cose più piccole, a coloro che semplicemente utilizzerebbero il baratto per risparmiare sull’acquisto di qualcosa di utile, ma anche a quelli che sono semplicemente curiosi di avere un’esperienza ibrida, a metà tra il virtuale e il reale, come potrebbe essere quella di incontrarsi perché lo scambio avvenga. E’ questo ultimo punto ciò che Toc Toc offre in più rispetto ai siti esistenti che consentono il baratto: la sua natura a metà tra social network e servizio.

6) In questo periodo di crisi può essere una soluzione quella del baratto: meno rifiuti ma anche meno spese?

Certamente, ed è una delle leve più forti in questo momento di crisi economica. Essere sostenibili in modo inconsapevole, con il fine di risparmiare, può essere un punto di partenza. La nostra speranza è che in un futuro dove la crisi economica sia scomparsa, le stesse azioni di riduzione dei consumi e di produzione di rifiuti possano avvenire.

7) A che punto siete adesso e come proseguirete?

Il servizio è in fase di testing. Stiamo sviluppando i primi prototipi per testarli con gli utenti. Ciò che è già avvenuto è stato il percorso di costruzione dell’idea in un’ottica di Living Lab. Non abbiamo deciso dal nulla che un servizio del genere potesse essere necessario; per un anno abbiamo fatto interviste, esperimenti, anche solo per capire come avviene lo scambio tra persone che non si conoscono. Sono nati dei veri e propri eventi, come l’Happy Book Hour, un aperitivo dove si partecipava per scambiarsi libri letti, o Vestiamici, con le mamme delle scuole di Piazza Leonardo. A settembre avremo altri eventi simili e nel tempo più breve possibile, cercheremo di lanciare il servizio, per poi continuare ad aggiornarlo in relazione alle esigenze degli utenti. E’ una sfida grande, siamo cinque ragazzi ventenni, ma desideriamo davvero fare qualcosa per un cambiamento.

Intervista a cura di Marta Abbà

Pubblicato da Marta Abbà il 17 luglio 2012