Stop alle pellicce: pressing da Ue e Roma

Una nuova iniziativa politica riaccende il dibattito europeo sull’industria della pelliccia. Tra Bruxelles e Roma cresce infatti la pressione di eurodeputati e amministratori locali per introdurre ulteriori restrizioni a tutela del benessere animale, della salute pubblica e dell’ambiente. Al centro del confronto ci sono una lettera aperta alla Commissione europea e una mozione presentata in Campidoglio.

La lettera dei 53 eurodeputati alla Commissione Ue

stop alle pellicce

L’allevamento di animali destinati alla produzione di pellicce è intrinsecamente associato a sofferenze rilevanti e inevitabili. È quanto si legge in una lettera aperta inviata da 53 eurodeputati al commissario europeo per la Salute e il benessere animale Olivér Várhelyi.

Nel documento si evidenzia che tali pratiche comportano il confinamento di specie selvatiche in condizioni incompatibili con i loro comportamenti naturali, esclusivamente per alimentare il settore della moda. Gli europarlamentari richiamano inoltre un parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), secondo cui la detenzione di visoni, volpi, procioni e cincillà in piccole gabbie metalliche spoglie è fondamentalmente incompatibile con adeguati standard di benessere animale.

L’evento a Roma sull’insostenibilità della pelliccia

Nel quadro di questa iniziativa si è svolto a Roma l’evento organizzato da Humane world for animals, intitolato “L’insostenibilità economica dell’industria europea della pelliccia”.

All’incontro hanno partecipato gli eurodeputati Cristina Guarda, Carolina Morace e Brando Benifei, insieme al consigliere comunale di Roma Capitale Daniele Diaco. Durante il convegno è stato ribadito l’appello a voltare pagina in Europa, chiedendo un intervento normativo più incisivo.

Le richieste politiche e i dati economici del settore

Su iniziativa degli eurodeputati Guarda, Benifei e Morace, i 53 firmatari hanno sollecitato il commissario Várhelyi a rispettare la volontà degli oltre 1,5 milioni di cittadini che hanno aderito all’Iniziativa dei cittadini europei “Fur Free Europe”, attendendo entro marzo una risposta favorevole verso un divieto europeo.

Cristina Guarda ha sottolineato che costringere animali selvatici a vivere in gabbia per tutta la vita è eticamente inaccettabile e rappresenta anche un rischio per la salute pubblica. Secondo l’eurodeputata, è necessario interrompere l’impiego di fondi pubblici a sostegno di un comparto in declino, dal quale stilisti e consumatori si stanno progressivamente allontanando.

Le preoccupazioni riguardano anche l’impatto economico. Nel report “A full-cost account of the Eu fur industry”, l’economista Griffin Carpenter evidenzia che il settore europeo dell’allevamento da pelliccia opera in perdita da anni e non risulta sostenibile senza finanziamenti esterni.

Secondo l’analisi, l’industria genera un valore aggiunto lordo negativo di -9,2 milioni di euro. I costi ambientali (226 milioni) e sanitari (211 milioni) superano le entrate complessive del comparto (183 milioni), portando il contributo totale all’economia a -446 milioni di euro.

Carolina Morace ha inoltre ricordato che il settore rappresenta meno dello 0,003% dell’occupazione nell’Ue, confermandone la marginalità. Da qui la richiesta di un divieto europeo accompagnato da un periodo di transizione equa per gli operatori ancora attivi.

I divieti già in vigore nell’Unione europea

Attualmente numerosi Paesi dell’Unione europea hanno già introdotto divieti sull’allevamento di animali da pelliccia. Tra questi figurano Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Francia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Slovenia.

Altri Stati membri hanno invece adottato restrizioni mirate o norme particolarmente stringenti che hanno di fatto limitato fortemente la pratica.

Secondo Brando Benifei, per evitare frammentazioni del mercato interno è necessario compiere il passo successivo a livello europeo, introducendo un divieto definitivo sia dell’allevamento sia del commercio di pellicce. L’eurodeputato ha ricordato che l’Unione ha già riconosciuto la legittimità di questo approccio con il bando dei prodotti in pelliccia di cane, gatto e foca.

La mozione dei consiglieri di Roma Capitale

In attesa delle decisioni europee, a Roma si muove anche il livello locale. I consiglieri capitolini Daniele Diaco e Paolo Ferrara, insieme alla consigliera Linda Meleo, hanno presentato una mozione che propone il divieto di esporre pellicce e articoli derivati da animali nelle vetrine dei negozi della città.

La proposta si basa sulle competenze di Roma Capitale in materia di tutela animale, ambiente, decoro urbano e salute pubblica. Nelle premesse si evidenzia che l’esposizione di pellicce può essere percepita come contraria alla sensibilità collettiva e ai valori di sostenibilità promossi dall’amministrazione capitolina.