Scuola ecologica: in cattedra a spiegarla Marco Boschini

scuola ecologica

Scuola ecologica. Non ce n’è solo una ma l’Italia ne è ricca, e Marco Boschini ne ha raccolte 10 nel suo libro “La mia scuola a impatto zero” (Edizioni Sonda). Oggi continua ad impegnarsi nel concreto e spiegare che cambiare è possibile. C’è tempo e c’è modo. Lo si può fare però partendo dal basso, dal proprio quartiere, dalla propria città. Quindi, anche da una scuola ecologica.

1) Come e quando hai iniziato ad occuparti di temi green, e in particolare della scuola ecologica?
Ho iniziato subito dopo essere entrato in consiglio comunale nel mio paese a Colorno. Sentivo la necessità di allargare il campo, avendo fatto mio lo slogan “Pensare globale, agire locale”. Avevo capito che non era sufficiente occuparsi della buca sotto casa o del lampione rotto. Serviva allargare gli orizzonti, avendo l’ambizione e la presunzione di cambiare il mondo, cambiando il proprio quartiere. L’idea di una scuola ecologica rientra in tale visione.

2) Come mai le scuole? Come mai la scuola ecologica?
Le scuole sono una comunità nella comunità. Le scuole, intese anche come insieme di alunni, docenti, personale ausiliario, genitori, e anche operai e collaboratori esterni, sono, appunto, una comunità. In quanto tale, produce rifiuti, consuma energia, si muove e si sposta, mangia e beve. Dalla scuola passa tutto il nostro modello di sviluppo, il nostro stile di vita, ecco perché è necessario pensare ad una scuola ecologica. Nella scuola, da anni, si sperimentano ogni giorni percorsi, progetti e modelli educativi alternativi, che ci raccontano di una opportunità, e cioè che cambiare sistema è possibile. Creare una scuola ecologica significa dimostrare che cambiare è possibile.



3) Di cosa parli nel libro “la mia scuola a impatto zero”?
Il libro “la mia scuola a impatto zero” è una raccolta di buone prassi, 10 storie di scuola ecologica per altrettanti progetti concreti, sperimentati con successo in giro per l’Italia. Il tutto preceduto da una prima parte di carattere generale, sempre sulla scuola ecologica, in cui prendendo in prestito le parole di alcuni tra i più importanti educatori del secolo scorso cerco di fissare la cornice culturale di riferimento di quei progetti. L’idea che ci sta dietro, insomma.

4) Come hai “lavorato” per scriverlo ?
Ho sfruttato i miei dieci anni in giro per l’Italia che ho fatto da scrittore, e da coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi. Era ancora lontano il progetto sulla scuola ecologica ma comunque ho potuto osservare molto. In questo sono un privilegiato: vedo un’Italia che non va in televisione ma che esiste, e pulsa piena di vita ed azione. Per il libri sulla scuola ecologica non ho fatto altro che mettere insieme i tanti tasselli di un puzzle di storie e persone.

5) E’ possibile e/o esiste una scuola ecologica che sia a impatto zero?
E’ possibile una scuola ecologica così, dalla somma dei tanti progetti che racconto. Oggi, forse, la scuola ecologica che si avvicina di più “all’impatto zero” è quella di San Giovanni Apiro (SA), diretta dalla preside Maria de Blase. Una scuola ecologica e in transizione, un laboratorio sociale e culturale.

6) Ci fai un esempio di scuola ecologica che ha coinvolto insegnanti, genitori e studenti?
Sicuramente il progetto dell’orto in condotta di Slow Food sperimentato in una scuola ecologica a Capannori. Si parla di 400 alunni, 17 orti, centinaia tra genitori, volontari e insegnanti coinvolti, in un vero e vivo progetto di comunità.

7) Per come oggi stanno le scuole italiane, cosa rispondi a chi reputa superfluo che la scuola sia anche una scuola ecologica?
Che le due cose si tengono. Una scuola ecologica, green, è una scuola che consuma meno energia, produce meno rifiuti, spreca meno risorse. E, quindi, una scuola ecologica libera risorse perché fa risparmiare sulle bollette i Comuni che oggi non hanno più soldi. Fare del bene all’ambiente si ripaga da solo, ed è tutto risparmio.

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Pubblicato da Marta Abbà il 19 giugno 2014