Salviamo il paesaggio: c’è chi si dà da fare

Salviamo il paesaggio

Contro il consumo di suolo e di territorio ci sono oltre 13 mila persone a titolo individuale e 879 organizzazioni schierate e riunite nel  Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio. Il coordinatore nazionale Alessandro Mortarino, anche responsabile della campagna “Salviamo il Paesaggio, Difendiamo i Territori” (www.salviamoilpaesaggio.it) spiega che, mentre i cittadini italiani sono sempre più interessati e sensibili al problema, le amministrazioni comunali “ci vedono ancora come una controparte, non hanno ancora metabolizzato la necessità di un cambiamento sociale, economico e politico eppure ormai così evidente”.

1) Quando avete costituito il forum e con quali obiettivi? 

Il nostro Forum nazionale nasce il 29 Ottobre 2011 a Cassinetta di Lugagnano , Comune in Provincia di Milano, il primo in Italia ad avere adottato un Piano urbanistico a “crescita zero urbanistica” concertato assieme a tutti i cittadini. Obiettivo del Forum è quello di aggregare differenti soggetti accomunati dall’intento di imprimere una forte accelerazione alla necessità di considerare come una assoluta emergenza il progredire “incontrollato” del consumo di suolo/territorio nel nostro Paese.

2) Oggi da quali e quante realtà è composto? In quanti siete partiti?

L’iniziativa nasce da una proposta del Movimento nazionale Stop al Consumo di Territorio e di Slow Food Italia che ha subito catalizzato l’attenzione di migliaia di singoli cittadini e di circa 400 organizzazioni nazionali. Oggi al Forum nazionale aderiscono oltre 13 mila persone a titolo individuale e 879 organizzazioni (85 associazioni nazionali e 794 tra associazioni, circoli, comitati locali), che hanno dato vita a 141 Comitati Locali Salviamo il Paesaggio.
Si tratta di soggetti eterogenei e perfettamente integrati fra loro: le associazioni ambientaliste nazionali, associazioni fra Enti Locali (Rete del Nuovo Municipio, Associazione Comuni Virtuosi, Rete dei Comuni Solidali, Associazione Borghi Autentici d’Italia, Associazione Città del Vino ecc.), Reti di Urbanisti e Architetti, soggetti che operano nel campo delle economie alternative (Gruppi di Acquisto Solidali, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, la rivista Altreconomia, il Movimento Decrescita Felice ecc.), organizzazioni agricole (tutte le piccole associazioni contadine, la Fondazione Campagna Amica di Coldiretti, le Donne in Campo della Cia, Agriturist di Confagricoltura ecc.), Amministrazioni locali.

3) Quali sono oggi le tematiche che vi vedono più impegnati?

Negli ultimi mesi abbiamo suggerito una serie di “osservazioni” al Disegno di Legge approvato dal Consiglio dei Ministri e dalla Conferenza Stato/Regioni per contenere il consumo di suolo agricolo e la contemporanea valorizzazione del ruolo dell’agricoltura che, con nostro grande piacere, sono parzialmente state recepite e continueremo a sollecitare l’attenzione del prossimo Parlamento ad altri ulteriori perfezionamenti che possano davvero rendere il DDL la “pietra miliare” di un nuovo corso per l’agricoltura e l’economia italiana. In particolare questo DDL ha recepito la nostra richiesta di voler considerare il suolo come un Bene Comune: è la prima volta che la nostra legislazione si spinge ad una definizione così importante.
Altre priorità della nostra azione sono racchiuse nella campagna nazionale “Salviamo il Paesaggio” e nella richiesta censuaria trasmessa a tutti i Comuni italiani.

4) Che risultati generali ha dato il vostro “Censimento in tutti i Comuni italiani degli edifici sfitti o non utilizzati”?

Analizzando i dati delle schede pervenute, un dato balza agli occhi: mediamente i Piani Urbanistici in vigore sono “tarati” su una popolazione potenziale superiore del 60/70 % al numero di abitanti censito a fine 2011 dall’Istat. E questo dato demografico è sostanzialmente stabile negli ultimi 20 anni. Significa che abbiamo Piani Regolatori iper sovradimensionati. Per ora sono circa 500 i Comuni che hanno partecipato e che ci hanno consentito di avviare una prima “istantanea” reale sulla situazione urbanistica esistente. Come temevamo, è un dato ancora parecchio “striminzito”, che denota il timore delle amministrazioni comunali a rendere noti dati che in realtà dovrebbero essere patrimonio di tutti e che dovrebbero essere prioritariamente alla base di un corretto iter di pianificazione urbanistica.

5) Quali sono le aree geografiche in cui la situazione è peggiore?

 Parlerei di una situazione standard ovunque. Al nord (Lombardia in primis) i dati sulla cementificazione già realizzata sono più alti che nel mezzogiorno, ma le previsioni urbanistiche fanno intuire un rapido assestamento: ovunque pare imperare il dogma del “nuovo mattone”.

Il Mercato pare sentenziare – per la prima volta nella storia economica del dopoguerra – il crollo delle vendite immobiliari per i nuovi edifici, a fronte di una lieve crescita del mercato delle ristrutturazioni. Non è un caso che ultimamente le associazioni delle imprese venete (Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Confcooperative) abbiano pubblicato un annuncio su tutti i quotidiani locali invitando la Regione a modificare le proprie strategie, con questo chiarissimo appello: “Basta sprecare territorio”.

6) Che rapporto avete con le istituzioni ? Con i privati? Con i singoli cittadini?

C’è una grande attenzione da parte dei cittadini, normalmente esclusi dal dibattito sui futuri assetti urbanistici comunali. Anche le istituzioni ci stanno seguendo con grande attenzione, in particolare il Governo.
Le amministrazioni comunali, invece, ci vedono ancora come una “controparte”: rispetto alla consapevolezza raggiunta dai “semplici” cittadini, ci paiono non avere ancora metabolizzato la necessità di un “cambiamento” sociale, economico e politico eppure ormai così evidente.

7) Quali vostre campagne sono attualmente in corso?

Oltre alla già citata campagna “Salviamo il Paesaggio“, stiamo elaborando una Proposta di Legge d’Iniziativa Popolare che verrà prossimamente sottoposta all’attenzione ed alla sottoscrizione dei cittadini-elettori, attraverso la quale proporremo al Parlamento di rendere obbligatoria, per legge, una precisa metodologia per tutti i processi di pianificazione urbanistica comunale. Solo se si dispone di dati sulla situazione odierna (patrimonio edilizio disponibile, rapporto tra verde pubblico e superficie totale, andamenti demografici ecc.) si può produrre una corretta pianificazione. Che, in ogni caso, deve essere partecipata con tutti i cittadini.
Intanto proseguirà con forza la nostra richiesta censuaria a tutti i Comuni che, per il momento, non hanno inteso considerare le nostre proposte: la campagna non avrà scadenza fino a che tutte le amministrazioni non avranno risposto.

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Pubblicato da Marta Abbà il 21 gennaio 2013