Orti Urbani per coltivare buone abitudini

Claudio Cristofani

In via Chiodi, a Milano, ci sono circa 25.000 mq di orti urbani nati da una iniziativa privata. Producono in primavera rapanelli, fave e piselli, e poi insalate, pomodori, peperoni, zucche e zucchine, bietole e spinaci, cornetti, tutte le erbe aromatiche e molti fiori. Qualcosa anche in inverno, tra verze e erbette, ma tutto l’anno gli orti urbani producono socialità, e comportamenti sostenibili e rispettosi dell’ambiente. Sotto gli occhi dell’ideatore, l’architetto Claudio Cristofani (http://www.angoliditerra.org/ ) si coltivano quindi ortaggi e buone abitudini.

1) Come e quando è nato il vostro orto?

Nel 2003 abbiamo iniziato a recintare piccoli rettangoli all’interno di un terreno, i primi orti sono stati consegnati, gratuitamente, a 10 volontari che avrebbero dedicato una “stagione agraria” per sperimentare quali esigenze potevano determinare le coltivazioni ad uso familiare. Sulla loro esperienza avremmo progettato l’allestimento dei successivi orti, il cui numero sarebbe stato, per economia di scala della gestione, almeno doppio di quelli iniziali. Ogni anno abbiamo raddoppiato, fino all’estensione attuale, dato che continuavano e continuano a giungere spontaneamente richieste di assegnazione, sia dagli abitanti delle case vicine, sia da chi passa dalla via Chiodi per andare al lavoro.

Oggi gli Orti di via Chiodi sono il più vasto insediamento di orti urbani di iniziativa privata esistente a Milano e probabilmente in Italia. Comprende 180 particelle di superficie variabile tra 75 e 100 mq e complessivamente occupa 25.000 mq.

2) Come avere scelto il terreno? Cosa c’era prima?

L’area dove oggi si trovano gli orti era destinata all’ampliamento del vicino Parco Teramo. Abbiamo scelto il terreno consapevoli che, per tale intervento urbanistico, occorreva un’area che abbia una storia “pulita”. Il suo passato deve essere agricolo, con pochi trattamenti chimici sia di diserbo che di arricchimento.

Prima c’era un semplice prato e dal semplice prato al complesso di orti la strada non è breve perché si devono risolvere un certo numero di problemi.



3) Quale impegno vi ha richiesto e quali spese?

Di impegno tanto, soprattutto per questioni come la disponibilità di acqua di buona qualità per irrigazione, la costruzione di una recinzione con elementi naturali come le siepi o le staccionate in legno, la definizione delle aree eventualmente necessarie per il parcheggio di qualche auto, l’allacciamento alla rete elettrica per alimentare le pompe idrauliche del sistema di distribuzione dell’acqua e la costruzione di un piccolo magazzino e del wc con il relativo sistema di raccolta liquami.

Anche l’investimento in denaro non è stato indifferente. Oltre all’affitto, circa 4.000 €/ha, si deve prevedere un costo di allestimento di circa 130.000 €/ha.

4) Chi sono gli utenti degli orti?

Le famiglie sono i primi richiedenti e quelli che traggono maggiore beneficio dalla frequentazione dell’orto. Nella maggioranza dei casi sono persone già sensibili ai valori della natura, dell’ecologia, della sana alimentazione. Spesso non sono esperti di coltivazione, come è normale che avvenga in ambito urbano, ma in pochi mesi sono in grado di documentarsi e sperimentare le tecniche tradizionali.

Oltre alle famiglie, non mancano semplici gruppi di amici, singoli pensionati o lavoratori ancora in attività, studenti e gruppi di acquisto solidale (GAS).

5) Quali prodotti si coltivano?

I prodotti sono quelli tipici della nostra regione e del clima abbastanza favorevole. Primizie primaverili come rapanelli, fave e piselli; quindi, a partire da metà aprile, insalate di ogni genere, pomodori, peperoni, zucche e zucchine, bietole e spinaci, cornetti, tutte le erbe aromatiche e, perché no, molti fiori. Più difficile la coltivazione dei prodotti a maturazione invernale come i cavolfiori, i broccoli e le verze, perché il clima autunnale della pianura milanese è troppo umido e le notti abbastanza fredde.

Al di là del raccolto in ortaggi, un altro prodotto altrettanto concreto di via Chiodi è la trasformazione degli stili di vita delle persone che frequentano gli orti. Cominciano ad essere maggiormente rispettosi degli equilibri ambientali, al di là delle regole che vengono poste dalla legislazione locale.

6) Gli orti ospitano anche dei momenti di socialità?

Sì, diversi a seconda degli orari. Il mattino sopraggiungono gli anziani, raggiunti nella seconda mattinata dalle mogli. Nel pomeriggio giungono le mamme con i bambini usciti dalla scuola e verso sera i papà che tolgono cravatta e giacca per estrarre stivaletti in gomma dal baule dell’auto o dello scooter. Il sabato e la domenica gli ortisti accolgono amici e parenti per intrattenerli in picnic nei quali offrono anche le verdure colte e grigliate.

Gli spazi verdi, qui, correttamente progettati, hanno assunto spontaneamente la funzione di “piazza”. Evidentemente ciò si limita agli “ortisti”, ma resta comunque inclusiva, perchè non esiste un limite di età, la partecipazione quindi si estende ad intere famiglie e gruppi. Si osserva anche una favorevole condivisione di obiettivi e comportamenti, con immediato beneficio in termini di cordialità, rispetto, amicizia.

7) E’ nata qualche storia d’amore tra questi orti…?

In un grande insediamento di orti nascono amicizie e, perché no, anche amori. La Compagnia Alma Rosé rappresenta, nei teatri informali milanesi, uno spettacolo intitolato “Concerto tra gli orti” nel quale racconta, tra l’altro, la storia di due vedovi che, proprio in via Chiodi, si sono conosciuti e hanno creato una nuova famiglia. E’ altrettanto significativo osservare piccoli gruppi di bambini intenti a giocare senza alcuna specifica attrezzatura, nel prato, seduti in cerchio e senza particolare necessità di sorveglianza da parte degli adulti.

Peccato che la progettazione urbanistica non sia ancora capace di definire, almeno sul piano normativo, un insieme di regole sistematiche che possano favorire la diffusione di questa “buona pratica”.

Intervista a cura di Marta Abbà

Pubblicato da Marta Abbà il 12 luglio 2012