Motore ibrido: cos’è e come funziona

Motore ibrido

Per motore ibrido si possono intendere due cose: un motore termico in grado di sfruttare due carburanti diversi, per esempio benzina+gpl, oppure un sistema a doppia motorizzazione, per esempio benzina+elettrico. La definizione più centrata è la seconda, anche perché i motori benzina+gpl sono correttamente definibili bifuel più che ibridi.

Una volta d’accordo sul fatto che nel linguaggio dei trasporti per motore ibrido si intende un sistema dotato di una doppia motorizzazione, una termica (di solito benzina oppure diesel) e una elettrica (gli altri chiamiamoli bifuel) bisogna capire di che tipo di motore ibrido si sta parlando. Di questi sistemi ne esistono infatti tre varianti.

Il primo tipo è il motore ibrido serie che imita la trazione elettrica dei filobus e dei treni, e che trova applicazione anche sulle grandi navi. Questo sistema prevede un motore termico che tramite un alternatore fornisce energia alle batterie che alimentano un motore elettrico.

Il secondo tipo è il motore ibrido parallelo, considerato più adatto ai veicoli del settore automobilistico e dei trasporti su strada. In questo caso i due motori, quello termico e e quello elettrico, sono alimentati in modo indipendente e trasmettono energia allo stesso albero motore. Una particolarità sta nel fatto che l’avvio, l’accelerata e la frenata (cioè gli ‘spunti’ più impegnativi dal punto di vista dei consumi) insistono sulla parte elettrica e questo contribuisce a diminuire i consumi del sistema a motore ibrido.

Il terzo tipo è il cosiddetto motore ibrido minimo, in cui la componente elettrica interviene soltanto nella fase di avviamento e nella marcia a minima velocità. Motori ibridi di questo tipo rappresentano però una piccola percentuale in confronto agli altri due, in particolare l’ibrido parallelo che è la tipologia più diffusa.

Il vantaggio del motore ibrido è che permette di avere buone prestazioni riducendo i consumi e con emissioni allo scarico complessive più basse. Questo è possibile anche perché il sistema elettrico consente di recuperare l’energia delle frenate (soprattutto in città) con consumi del 10-15% più bassi.

Pubblicato da Michele Ciceri il 1 settembre 2014