Le app del mangiar bene, sano e sicuro

Marco Gatti

Buono, sano e sicuro. Il social network di chi mangia sostenibile”. Ne hanno creati di utili e creativi i giovani partecipanti all’hackathon lanciato durante “La scienza in campo” proponendo app che mettessero in contatto consumatori, commercianti, produttori e aziende di ristorazione o indicassero consumi sani, sicuri e intelligenti.

Marco Gatti, giurato della competizione e direttore di Espansione, magazine organizzatore dell’evento, ha visto lavori di ottima qualità e ricchi di idee, da quella vincitrice, ViverSano,  a quella che coltiva orti virtuali o segnala offerte di prodotti in scadenza tra gli scaffali.

1) Chi ha partecipato? quante App avete giudicato? Qual era la richiesta?

Abbiamo chiesto di sviluppare app sul tema “Buono, sano e sicuro. Il social network di chi mangia sostenibile”. Hanno partecipato in tutto 10 studenti, provenienti dal Corso di Laurea in Ingegneria Informatica dell’Università di Genova, in Ingegneria Informatica dell’Università degli Studi di Bologna, e dalla Laurea Magistrale e Triennale in Informatica della Facoltà di Scienze dell’Università Federico II di Napoli.

L’hackaton ha dimostrato la creatività e la competenza tecnica dei ragazzi, ingredienti fondamentali per aiutare il paese a uscire dalle secche della crisi: non sono affatto “choosy”, non si tirano indietro quando c’è da impegnarsi ad applicare le loro competenze per trovare nuove soluzioni a vecchi problemi. 

2) Con che criteri sono stati giudicati i lavori?  Da chi era composta la giuria e come erano le app ricevute?

I criteri erano: originalità dell’idea progettuale, quantità di lavoro svolto nel breve lasso di tempo, proprietà della presentazione ed effettiva utilità. A nulla vale una buona idea, se non la si sa realizzare, e nessuno la userà se non riusciamo a comunicarla con chiarezza. Ecco perché anche la qualità dell’esposizione è stata valutata attentamente, e non solo le capacità di analisi, sviluppo e realizzazione pratica.

La giuria era composta da me, da  Aldo Campi, Center of Industrial Research on ICT dell’Università di Bologna, Giovanni De Nicola, Assessore della Provincia di Milano e Lino Volpe, AD di Elior Italia.  

3) A chi è andato il primo premio? E’ stato solo per la parte tecnica o anche per l’utilità/popolarità raggiungibile?

E’ stato molto difficile scegliere, tutte le idee erano meritevoli. Alla fine abbiamo scelto Alex Manzella, dell’Università di Genova. La sua App ViverSano è un social network che consente di seguire le preferenze di consumo degli utenti, condividere in mobilità punti vendita e ristoranti circostanti dove trovare prodotti bio di qualità. Una app particolarmente adatta all’ecosistema mobile, che coniuga il meglio di Twitter, Facebook e Trip Advisor in modo facile e piacevole da usare. La giuria ha valutato positivamente anche la grande quantità di programmazione effettivamente svolta. Anche perché lui era da solo, ed è arrivato alla fine della giornata con una App già funzionante.

4) Ci sono state altre menzioni ?

Ci è piaciuta la qualità dell’architettura ingegneristica e l’utilità potenziale del progetto BioAdvisor (sviluppato dalla squadra Ambientech, composta da Radu Cosmin Iftode, Paolo Acquaviva, Fabio Galeppi e Fabio Politi), un network che riunisce ristoratori, consumatori, commercianti e produttori, per certificare prodotti biologici a Km zero. E il lavoro del team Full Wipe (costituito da Valentina Lipari, Giovanni Meo e Vittorio Lazzaro) che ha realizzato FoodWise, una App per coltivatori, market e consumatori. Una proposta piena di spunti e idee, ciascuna delle quali meriterebbe di diventare una App a se stante. In particolare, ci ha colpito l’orto coltivato virtualmente, che produce frutti veri, e il market anti-spreco, in grado di segnalare offerte su prodotti in scadenza.

5) E’ la prima volta che organizzate un Hackathon su questo tema? Come considerate il livello di partecipazione riscontrato?

Sì, è stata una prima volta. La partecipazione a questi eventi per ora, almeno in Italia, non è enorme, ma la qualità dei team e l’entusiasmo è stato veramente alto. E credo che nel futuro queste sfide diventeranno sempre più popolari.

6) Ci sono delle tendenze costanti e delle lacune che avete notato tra i partecipanti nell’affrontare questa tematica?

Tutti i team in gara hanno identificato “mangiare sostenibile” con il cibo bio e a chilometri zero che, come abbiamo visto dal nostro sondaggio “Gli italiani e le nuova agricoltura” condotto con l’istituto di ricerca Interactive, è il tipo di agricoltura più gradita dagli italiani, non solo per la loro tavola ma anche per nutrire tutto il pianeta.

Come tutti i ragazzi, a volte tendono a mettere troppe idee, troppe funzioni, troppe soluzioni in una sola app. Da un lato è l’effetto insicurezza, per cui non ci si fida a presentare un’idea sola, e dall’altro è perché hanno molto entusiasmo, e quello non è mai troppo, per cui si aggiunge tutto quello che viene in mente sul momento. E’ anche per questo, quindi, che abbiamo premiato l’idea più semplice, più centrata e alla fine più pratica.

7) Consumatori e produttori secondo voi sono oggi pronti per usare queste App? Quali app “vanno di più” in questo settore?

Sì, tanto che le app uscite dall’Hackathon de “La Scienza in campo” hanno suscitato interesse concreto nel mercato stesso che ha gia’ tante applicazioni inerenti al cibo ma nessuna in grado di mettere in contatto consumatori, commercianti, produttori e aziende di ristorazione.

Il mercato attuale e’ soprattutto indirizzato agli appassionati di cibo, per la condivisione di ricette in rete e per la valutazione tra utenti di ristoranti, sul modello Trip Advisor. Ultimamente ne e’ uscita una: Foodly, una app gratuita che consente, con un quiz interattivo, di testare la propria conoscenza sul cibo: dall’economia alla società, dalla biologia all’agricoltura, passando per le neuroscienze.

Pubblicato da Marta Abbà il 10 dicembre 2012