L’e-commerce sfida la crisi: via le spese di spedizione

Portale e-commerce

Spese di spedizione gratis in tutta Italia. Mamama.it, il nuovo portale di shopping online nato dall’idea di due imprenditori milanesi, abbatte l’ostacolo più alto che ancora separa la fiducia dei consumatori dall’e-commerce: i costi di spedizione che fanno salire il prezzo finale degli acquisti. Vero che la consegna a domicilio può essere una comodità, ma se alla fine l’ordine su  Internet costa di più tanto vale fare un salto in negozio.

A convincere mamama.it ad abolire le spese di spedizione ha certamente influito la crisi e l’arrivo di un Natale che ci vede poco inclini agli acquisti. La crisi c’è e non lo neghiamo, ci hanno chiesto tanto, tante tasse, più impegno, ma non possono toglierci il Natale e la sua magia – affermano a mamama.it –. Ecco perché abbiamo deciso di fare uno sforzo economico e garantire sempre le spese di spedizione gratuite, perché il Natale sia di tutti. Con questa mossa ci auguriamo anche di vincere le resistenze di tutti quelli che … non compro sul web perché ci rimetto le spese di spedizione, anche se ci guadagno in tempo”.

La mossa di mamama.it darà ulteriore spinta all’e-commerce in Italia, una modalità di acquisto che cresce anche in tempo di crisi. Secondo i dati dell’Osservatorio e-commerce B2C gestito da Politecnico di Milano e NetComm, a fronte di una riduzione generale dei consumi del 2% rispetto al 2011, il valore dell’acquistato online nel 2012 da parte dei Web shopper italiani è cresciuto del 18%, sfiorando gli 11 miliardi di euro. Gli acquirenti online sono aumentati del 33%, 3 milioni in più rispetto al 2011 (per un totale di 12 milioni), raggiungendo quasi il 40% dell’utenza totale internet.

Per quanto riguarda mamama.it, continua la scommessa imprenditoriale italiana di due milanesi che in piena crisi hanno deciso di investire in un settore in sviluppo dominato da giganti europei e d’oltreoceano. La fiducia non manca: “Attualmente lavorano a questo progetto 7 persone – afferma uno dei soci – ma se la prima parte del test andrà come ci auguriamo, siamo pronti a creare almeno 30 nuovi posti di lavoro ed altrettanti di indotto”.

Pubblicato da Michele Ciceri il 29 novembre 2012