L’energia salva il Terzo Mondo, l’esempio della Tanzania

L’energia geotermica si sta diffondendo a macchia d’olio tanto che la Tanzania avrà il suo impianto da 100 MW, operativo entro il 2016. L’energia geotermica è pià costante delle fonti di energia alternativa attualmente disponibile, soprattutto in Paesi come la Tanzania: qui il fabbisogno elettrico è soddisfatto dall’energia idroelettrica e con la diminuzione delle piogge, ci sono state carenze energetiche in tutto il territorio nazionale. E’ per questo che il paese punta a un mix energetico più equilibrato e stabile, inoltre è previsto un aumento della domanda elettrica nazionale.

In Tanzania è stato stimato un potenziale geotermico di circa 650 MW, la fornitura inizierà dalla regione meridionale, nei pressi di Mbeya. Lo scorso maggio è stato già portato a termine un piano di elettrificazione rurale con l’allestimento di una centrale geotermica da 1,6 MW. Nei pressi del vulcano Ngozi è stato individuata una fonte geotermica da 100 MW, è qui che l’impianto dovrebbe sorgere. Mbeya è una città di 280.000 abitanti ma con questo nome si indica una regione ancora più ampia che comprende due milioni di abitanti.

L’energia geotermica non è una fonte di energia “intermittente“, non è come l’energia solare o quella eolica che affrontano picchi in base alla maggior irradiazione o ai venti che soffiano più forti. Allestire un impianto geotermico significa avere una fonte energetica affidabile ed economica, fattore cruciale per lo sviluppo della regione Mbeya e per la riduzione della povertà della Tanzania.

Il potenziale geotermico è un’ottima opportunità per i Paesi del Terzo mondo e con un investimento economico iniziale, il territorio si assicura un vantaggio per lo sviluppo economico e il contrasto della povertà. Programmi del genere sono in fase di avvio in località come il Kenya e l’Unione Europea per contrastare la povertà ha stretto un “ponte energetico con l’Uganda.

Pubblicato da Anna De Simone il 29 novembre 2012