Cose da sapere per lavare in lavatrice

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Fino al 1906 per lavare in lavatrice si usava la forza delle braccia. Esistevano infatti macchine per lavare, la più antica paragonabile alle macchine moderne è quella di Thomas Bradford nel 1860, ma senza azionamento elettrico.

E per quegli anni forse era meglio così perché, quando nel 1906 arrivò il primo prototipo di lavatrice elettrica realizzato da Alva Fisher, i problemi di sicurezza non furono pochi. L’elettricità era ancora un po’ complessa da ‘gestire’ e il motore era troppo vicino al cestello: cortocircuiti e scariche elettriche causarono dei morti.

Oggi è tutta un’altra cosa ovviamente, e lavare in lavatrice è diventato normale. Quel che ci aspettiamo da questa operazione non è la sicurezza, oggi garantita da tutte le macchine ufficiali sul mercato, ma un mix equilibrato di almeno tre cose: pulire i capi senza rovinarli, consumare poca energia, non inquinare.

Ma sappiamo lavare in lavatrice? Una recente ricerca condotta da Kantar Media per conto di Samsung rivela che in una famiglia italiana su tre chi si occupa della lavatrice teme di rovinare i propri capi preferiti e per questo li trascura, o li porta in tintoria. Il costo del mancato utilizzo della lavatrice è stimato in 120 euro l’anno e riguarda un italiano su dieci.

Un aspetto curioso che emerge dalla ricerca riguarda i cicli di lavaggio. Le famiglie italiane ne selezionano mediamente quattro diversi in una settimana preferendo nell’ordine: bianchi, lavaggio rapido, 40 gradi e capi delicati. In tutti e quattro gli altri Paesi in cui si è svolta la ricerca, UK, Germania, Francia e Olanda, si usano soprattutto il 40 gradi e il lavaggio rapido. Questi ultimi sono anche i cicli a più basso consumo di energia e minor impatto ambientale.

Per lavare in lavatrice raggiungendo i tre obiettivi indicati – pulire, consumare poco, non inquinare – servirebbero macchine abbastanza ‘semplici’ dal punto di vista del funzionamento (inutile avere dieci modalità di lavaggio se poi se ne utilizzano soltanto due) ma anche abbastanza sofisticate da lavare bene senza sprechi, cioè ottimizzando l’energia, l’acqua e la quantità di detersivo.

Un aiuto lo danno i sensori di cui sono dotate alcune lavatrici di ultima generazione, grazie ai quali la macchina è in grado di dosare automaticamente detergente, ammorbidente e acqua necessari in base non solo alla quantità del bucato, ma anche al livello di sporco. Ottimizzando gli ‘ingredienti’ del lavaggio, anche i tessuti più difficili possono essere lavati a bassa temperatura.

Le lavatrici ‘tecnologiche’ costano di più, è vero, ma se la tecnologia non consiste in semplici gadget messi lì per fare scena, di solito l’hi-tech si rivela un buon investimento. Al momento dell’acquisto di una nuova lavatrice è meglio preferire modelli di recente costruzione. Non a scatola chiusa però.

Da quando è stato introdotto il lavaggio ‘a pioggia’, forse di lavatrici ‘ad ammollo’ non ce ne sono più nemmeno in commercio. Però verificatelo, non si sa mai. Inoltre tenete presente che oggi lacune macchine prevedono il riutilizzo dell’acqua di lavaggio, che attraverso un tubo viene immessa nuovamente aumentando l’azione pulente.

I sensori ‘ottimizzanti’ fanno salire il prezzo d’acquisto della lavatrice, ma fanno risparmiare nel suo utilizzo. Un esempio perfetto è quello del detersivo, componente fondamentale del lavare in lavatrice, assieme all’acqua e all’elettricità. In un bucato a 60°C si usano tra 1,2 e 1,5 kWh di corrente elettrica per riscaldare l’acqua e 120-150 grammi di detersivo in polvere. Tradotto in  moneta significa: 0,26 euro per l’elettricità e 0,31 euro per il detersivo.

L’impatto sull’ambiente del lavare in lavatrice però non dipende solo dal consumo di energia, di acqua e dalla quantità di detersivo. Anche la composizione del detersivo è importante. I prodotti iper-concentrati e iper-aggressivi contengono di norma sostanze più difficili da smaltire rispetto ai detersivi ecologici con tensioattivi di origine animale  o vegetale. C’è infiner la possibilità di prepararsi il detersivo per bucato fai da te.

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Pubblicato da Michele Ciceri il 5 giugno 2014