In Toscana si lavora con il luppolo!

Avete mai pensato di diventare birrai? Oggi, un decreto legge ne agevola la produzione e così si aprono nuove prospettive lavorative. La birra, è tra le bevande preferite dei giovani e a quanto pare sta nascendo una classe di birre made in Italy perché in Toscana, molti agricoltori, stanno intraprendendo la via del birraio.

Secondo il Decreto ministeriale del 5 agosto 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n 212 del 10 settembre 2010, la birra è equiparabile a un qualsiasi prodotto agricolo. Approfittando di tale decreto, in Italia, in particolar modo in Toscana, si sono aperte nuove prospettive di lavoro che vedono come protagonista la produzione di birra.

A Cafaggio, località situata a sud di Prato, i titolari di un’azienda agricola hanno dato vita a uno dei primi birrifici agricoli della Toscana. L’azienda agricola “Granducato” fino a poco tempo fa, era dedita alla produzione esclusiva di ortaggi e olio ma l’audacia dei titolari ha voluto cogliere l’opportunità offerta dal decreto e così, insieme all’orzo, l’azienda toscana ha avviato la produzione di luppolo, ingrediente importantissimo per il processo produttivo della birra.

Non sono molti i birrifici italiani, a oggi se ne contano poco più di 300 e sono ancora meno le aziende che producono autonomamente tutti gli ingredienti necessari per la produzione di birra. Tra queste vi è l’azienda Granducato, che per accorciare la filiera di produzione, oltre alla più classica produzione di cereali, ha avviato anche la coltivazione del luppolo. La birra che l’azienda ricava, è un prodotto finito a chilometro zero.

L’azienda produce 400 litri di birra al mese. Il progetto è stato avviato dai fratelli Luca e Marco Squilloni. La produzione conta attualmente tre birre, la Camars, una speciale birra fatta col farro, la Bisentina che i fratelli dedicano a Bisenzio e l’Ambra e infine, una Dunkel ispirata al processo di lavorazione tedesco. I fratelli hanno avuto in eredità l’azienda agricola di famiglia, tre ettari di terreno coltivati con ortaggi e olivi. Il passaggio generazionale ha portato una boccata di nuova aria all’azienda toscana. Quello dei fratelli Luca e Marco Squilloni, potrebbe essere un esempio per molti giovani agricoltori italiani che potrebbero trasformare la loro intraprendenza in un vero business. La birra made in italy potrebbe diventare un cult della Toscana ma anche dell’intero stivale. La sfida di produrre una birra di ottima qualità e riuscire a entrare in un mercato dominato quasi esclusivamente dalle grandi industrie potrebbe essere l’occasione di svolta di molti giovani agricoltori italiani.

Pubblicato da Anna De Simone il 25 febbraio 2012