Impianti fotovoltaici e rendita catastale: è tassa sul Sole?

Impianti fotovoltaici

Gli impianti fotovoltaici domestici contribuiscono a incrementare la capacità produttiva energetica autonoma del nostro Paese e limitano le emissioni di gas climalteranti. Fanno entrambe le cose  sfruttando una risorsa di tutti e naturalmente disponibile, il Sole. Ciò detto, tassare gli impianti fotovoltaici equivarrebbe a inserire una singolare tassa sul Sole.

Eppure di tassa sul Sole si parla. Con la circolare 36/E datata 19 dicembre 2013, l’Agenzia delle Entrate vorrebbe che i cittadini si recassero agli sportelli delle Agenzie del Territorio per denunciare il proprio impianto fotovoltaico con potenza di picco superiore a 3 kW o del 15% del valore capitale, incrementando in questo modo la rendita catastale dell’immobile residenziale o produttivo su cui è installato. È un caso unico in Europa e l’obiettivo è solo quello di riscuotere più imposte.

Due domande su tutte: che diritto ha l’Agenzia delle Entrate di innovare ciò che è solo chiamata ad applicare, modificando in via autonoma i criteri di tassazione allo scopo di incrementare il prelievo fiscale? E ancora: ammesso che ciò sia fattibile sul piano giuridico, come può trovare giustificazione una nuova imposta che modifica le valutazioni di convenienza fatte al momento di prendere la decisione? In altre parole: quanti cittadini o imprese avrebbero deciso di installare impianti fotovoltaici da oltre 3 kWp sapendo che ciò avrebbe incrementato le rendite catastali e quindi che avrebbero pagato più imposte?

L’idea di una possibile tassa sul Sole pone anche altri interrogativi: come si arriva a fissare il limite di 3 kWp degli impianti fotovoltaici che fa scattare l’aumento delle rendite catastali? E perché solo l’impianto fotovoltaico determinerebbe l’aumento di valore dell’immobile? Se si parte dall’assunto di tassare l’incremento di consistenza patrimoniale perché non alzare le rendite anche a fronte di interventi di ristrutturazione o di riqualificazione?

Non c’è storia: l’eventualità di una cosiddetta tassa sul Sole nei termini descritti dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate ha tutti i requisiti per essere interpretata dai cittadini come la volontà di aumentare le imposte a coloro che impegnano i propri risparmi per diventare prosumer dell’energia con gli impianti fotovoltaici, senza tener conto del fatto che ciò migliora le prestazioni energetiche degli immobili. Ci potrebbero essere addirittura delle sanzioni da parte della UE, anche perché negli altri Paesi dell’eurozona le cose vanno diversamente.

Qual è la situazione? Per fortuna la tassa sul Sole non è passata sotto il naso a tutti e ci sono al momento due interrogazioni parlamentari (da SEL e Gruppo Misto) per sollecitare l’esame della situazione da parte del Governo, che però non ha ancora risposto. Nel frattempo è stato stralciato un emendamento proposto da M5S alla legge di conversione del Decreto Competività: avrebbe portato a 7 kWp e al 40% del valore dell’immobile i limiti oltre cui alzare le rendite, ma la Commissione Bilancio e Ragioneria dello Stato ha dato parere negativo. Staremo a vedere.

Pubblicato da Michele Ciceri il 25 settembre 2014