Il caso PCB di Brescia

I Policlorobifileni sono una classe di composti organici altamente inquinanti la cui tossicità è paragonabile a quella della diossina. I policlorobifileni, anche noti con la sigla PCB, sono drammaticamente conosciuti nel bresciano: Brescia e Anniston (USA) rappresentano i maggiori casi a livello mondiale di contaminazione da PCB nelle acque e nel suolo. In una delle ultime inchieste di Presa Diretta, programma di approfondimento di Rai Tre, si sono accesi i riflettori sul caso Brescia.

Il programma di Rai Tre, ideato e diretto da Riccardo Iacona, è arrivato fino a Boston per intervistare Philippe Grandjean, professore e scienziato dell’Università di Harvard. Philippe Grandjean studia da oltre venti anni l’effetto che hanno i composti policlorobifileni sulla salute umana. Lo scienziato ha scoperto che l’esposizione ai PCB, oltre a provocare diversi tipi di cancro, compromette gravemente il corretto funzionamento del sistema immunitario e dell’apparato endocrino.

La produzione di PCB è stata vietata per la prima volta in Giappone nel 1972, dopo 5 anni il divieto ha raggiunto gli Stati Uniti ma per arrivare in Italia ci sono voluti ben 11 anni, infatti, fino al 1983, a Brescia, lo stabilimento Caffaro produceva PCB. La produzione di PCB nel bresciano è durata 51 anni, dal 1932 fino all’anno del divieto. Stando alle ricostruzioni e alle analisi dell’ASL, la fabbrica Caffaro ha inquinato pesantemente il territorio con una quantità di 150 tonnellate di PCB allo stato puro. Negli ultimi anni non è stato fatto nulla per bonificare il territorio e le indagini più recenti mostrano che i residenti bresciani hanno valori di PCBemia superiori fino a 20 volte rispetto ai valori di riferimento. Per ciò che concerne il territorio, nel 1999 l’ASL bresciana ha rilevato una quantità superiore di 5.000 volte ai valori limite fissati dal DM 471/1999 e nel giugno del 2001, ulteriori indagini non ha visto miglioramenti tanto che è stata presentata una denuncia di disastro ambientale dalla Repubblica di Brescia.

Come accennato, quello del bresciano è un caso unico in Europa ma non nel globo. La cittadini di Anniston, dell’Alabama, ha subito una sorte simile a causa di un’azienda simile alla Caffaro che ha prodotto e contaminato il terriotorio con tonnellate di PCB. Presa Diretta ha condotto un’indagine per osservare da vicino ciò che è accaduto ai cittadini di Anniston e ha scoperto un’intera comunità malata. L’unica grande differenza è che l’azienda dell’Alabama è stata portata in tribunale e condannata al pagamento di 700 milioni di dollari e obbligata a provvedere alle spese necessarie alla bonifica del territorio. In Italia non è avvenuto nulla di simile e all’orizzonte non si vedono opere concrete di bonifica.

Pubblicato da Anna De Simone il 7 aprile 2013