Cial, Gino Schiona e le mille vite dell’alluminio

Gino Schiona

Nel 2012, a suon di latte e lattine, sono state evitate emissioni serra pari a 325mila tonnellate di CO2 e risparmiata energia per oltre 140mila tonnellate equivalenti petrolio: “grazie Cial”, è il caso di dire. E il direttore generale del Consorzio Imballaggi Alluminio, Gino Schiona, racconta di cosa si tratta. E come si è arrivati a questo risultato.

1) Quando e come è nato il consorzio e con quali “compiti”? Chi ne fa parte?

CIAL è un Consorzio nazionale senza fini di lucro e raggruppa 215 imprese italiane che producono o utilizzano imballaggi in alluminio. Per queste aziende il Consorzio rappresenta il braccio ambientale ed operativo sul fronte del recupero e l’avvio al riciclo degli imballaggi in alluminio.

Il consorzio è attivo da 15 anni, da quando il ben noto Decreto Ronchi (dlgs 22/97) recependo una direttiva comunitaria, introdusse anche nel nostro Paese il principio di “chi inquina paga” e di “responsabilità condivisa” obbligando la pubblica amministrazione, le imprese e i cittadini, ad attivare forme di prevenzione, riuso, raccolta differenziata, riciclo e recupero degli imballaggi.

Inoltre c’è le stesse aziende che producono imballaggi o materiale per imballaggi devono farsi carico del fine vita dell’imballaggio post-consumo: ciò avviene attraverso un contributo ambientale applicato a tutti gli imballaggi in alluminio immessi sul mercato che costituisce l’interiorizzazione delle variabili ambientali nel prezzo del prodotto. Tali risorse economiche sono utilizzate da CIAL sia per corrispondere ai comuni italiani i contributi sui materiali raccolti e conferiti sia per garantire il loro avvio a riciclo su tutto il territorio nazionale.

2) Avete portato l’Italia in vetta alle classifiche europee: e nel mondo? Come abbiamo fatto?

Siamo in vetta alla classifica europea per quantità di alluminio riciclate e secondi al mondo dopo Stati Uniti. L’Italia ha una vocazione naturale al riciclo dell’alluminio. Ben prima che la legislazione entrasse in vigore, si erano sviluppate delle raccolte di imballaggi in alluminio “spontanee”, specialmente per le lattine per bevande. Questo perchè L’Italia è un Paese povero di materie prime e di conseguenza il riciclo rappresenta un’alternativa più che valida alla produzione ex novo. Inoltre l’alluminio riciclato non perde le sue qualità essenziali e riciclarlo consente un risparmio energetico altissimo, circa il 95%.



3) Come si è chiuso il 2011: risultati?

Nel 2011 è stato confermato il trend positivo degli ultimi anni, assestando la quota di imballaggi in alluminio riciclati al 60,7% (ovvero: 40.800 tonnellate) rispetto all’immesso sul mercato nazionale. Ciò ha significato che sono state evitate emissioni serra pari a 325mila tonnellate di CO2 e risparmiata energia per oltre 140mila tonnellate equivalenti petrolio.

4) Ci sono zone più o meno virtuose nel paese? Quali?

Le migliori performance si hanno in Lombardia, Veneto ed in Sardegna. Ma in generale  in ogni ambito territoriale dove siamo presenti – ricordo che CIAL collabora con 5.500 Comuni coinvolgendo circa 45 milioni di cittadini – la situazione è positiva. La legge prevede che siano le amministrazioni locali, i Comuni direttamente o le società da essi delegate, responsabili di organizzare la raccolta differenziata degli imballaggi, fra i quali quelli in alluminio. Per questo, a seconda dei servizi dati ai cittadini e dell’efficienza degli stessi, in alcune zone d’Italia la raccolta, e di conseguenza l’avvio al riciclo, dà risultati migliori e in altre meno.

5) Come intendete continuare a promuovere la vostra attività?

Con la gestione delle relazioni sul territorio con Comuni e altri enti locali, con operatori e gestori delle diverse fasi di raccolta, selezione e trattamento, che è per noi fondamentale per una crescita del materiale raccolto, oltre che quantitativa, proprio qualitativa.

Condividiamo questi obiettivi con i nostri convenzionati anche attraverso la promozione dei modelli di raccolta e delle tecnologie più adeguate e coerenti con i diversi ambiti territoriali.

Un ruolo fondamentale riveste poi la comunicazione rivolta ai cittadini/utenti dei servizi di raccolta differenziata il cui contributo risulta fondamentale per il conseguimento di obiettivi sempre più ambiziosi.

6) Come può aiutarvi il pubblico?

Per la gestione dei rifiuti e per ottenere nel tempo tassi di raccolta, riciclo e recupero dei materiali sempre più elevati, è indispensabile la collaborazione e l’unità di intenti. Finora, nel corso di questi primi 15 anni di attività, abbiamo riscontrato un sempre crescente interesse da parte dei partner pubblici a lavorare insieme.

In un sistema nazionale, la condivisione di obiettivi comuni e in linea con le direttive comunitarie richiede comunque che ognuno, nel rispetto del ruolo che ricopre, si muova nella stessa direzione per favorire modelli di sviluppo e crescita economica, sociale e ambientale.

7) E le aziende? La partnership con Nespresso può essere un esempio da replicare e rafforzare?

La collaborazione con Nespresso è un esempio da replicare, avendo però l’accortezza di individuare, assieme alle diverse aziende, sulla base delle caratteristiche e delle esigenze espresse, specifici modelli operativi e di gestione. Con Nespresso, infatti, abbiamo avviato un vero e proprio sistema di raccolta e riciclo delle capsule del caffè, realizzate interamente in alluminio, stipulando accordi specifici con le società territoriali che gestiscono in rifiuti urbani, in ben 17 città con la copertura di 27 “boutique” attrezzate con punti di raccolta per i clienti.

La natura, il ruolo e le competenze sviluppate dal Consorzio in questi anni lo rendono un partner ideale per affiancare le aziende nella ricerca di soluzioni utili per innovare processi, prodotti e servizi nella direzione di un’economia verde e socialmente responsabile.

Intervista a cura di Marta Abbà

Pubblicato da Marta Abbà il 2 luglio 2012