Ginepro: pianta e sue proprietà

ginepro

Ginepro, una pianta ricca di proprietà e di sapori anche se, pensando al detto “trovarsi in un ginepraio”, che metaforicamente indica una situazione difficile e problematica, non fa subito un gran figurone. E invece, vale la pena di conoscerla meglio, perché se con pazienza sappiamo andare oltre ai suoi rami intricati e alle sue foglie pungenti, scopriamo una spezia con proprietà antisettiche ed espettoranti. Un utile digestivo, un rimedio contro la tosse, un ingrediente prezioso in cucina.



Ginepro: la pianta

La pianta del ginepro, in linguaggio tecnico detto Juniperus, è in verità una più vasta categoria di più specie di piante che appartiene alla famiglia delle Cupressaceae. C’è il ginepro comune, ma sono presenti anche nelle nostre zone anche molte altre tipologie di ginepro che ben conosciamo anche se non ne siamo consapevoli.

Alcune per la qualità del legno, sono molto apprezzate e tra queste c’è ad esempio il Juniperus virginiana, altre volte a risaltare sono le caratteristiche estetiche. Il Juniperus sabina e il Juniperus rigida sono solo due delle tante specie di ginepro impiegato a scopo ornamentale e che riscuoto molto successo.

ginepro

Ginepro comune

Noto come “comune”, o come semplicemente ginepro, il Juniperus communis, è un arbusto sempreverde come gli altri colleghi. Nel suo caso le dimensioni sono molto variabili, se ne trovano alti un metro come anche 10 metri, tanti sono i fattori che influenzano la crescita, ambientali e non.

Le foglie del ginepro comune sono aghiformi e affiancate nella giusta stagione da bacche dette anche coccole. Sono delle sferette imperfette di colore blu, tendente al viola, ricoperte da una pellicola opaca che in gergo viene detta pruina. Il tipo comune in Italia è veramente comune, lo si trova sulle Alpi in abbondanti quantità ma anche sull’Appennino fino al Lazio. E’ stato avvistato anche in Sardegna.

Ginepro: proprietà

Oltre ai pregi estetici, la pianta di ginepro ha proprietà curative preziose. E’ noto come stomachico, ad esempio, e dall’antichità si sa che masticarne le bacche facilita la digestione. E’ anche tra gli antisettici naturali, soprattutto va ad agire sulle vie urinarie e respiratorie e risulta quindi utile per curare la calcolosi urinaria, contro la tosse o come espettorante.

Cambiando genere, di proprietà, ci sono anche quelle antireumatiche, attraverso l‘olio essenziale che troviamo molto utilizzato da chi fa e riceve massaggi. Questa preziosa miscela serve per rilassare i muscoli contratti, previene i crampi e tonifica i tessuti connettivi.

ginepro proprietà

Andando a consultare le antiche credenze della medicina popolare, possiamo poi venire a conoscenza di come il ginepro fosse in passato inteso come rimedio naturale per numerosissimi malanni, a volte a ragione, a volte un po’ a caso.

Non è ancora nota la percentuale di successo della cura suggerita ad esempio nel XIX secolo dall’abate tedesco Sebastian Kneipp: il religioso diceva ai malati di influenza di avvolgersi in una coperta riscaldata ai vapori di una pentola in cui si facevano bollire bacche e rami di ginepro. Volendo, nulla ci impedisce di provare a seguire il suo consiglio oggi, a nostro “rischio” e pericolo.

Ginepro: bacche

Con poco più di un euro si possono trovare on line vasetti di bacche di ginepro. Cosa farsene non è una domanda che vi dovete porre perché c’è solo da scegliere tra tante opzioni interessanti e utili. Io ve ne propongo due,le mie preferite e quelle su cui posso personalmente promettere successo. Gusti a parte.

A proposito di bollire, si può ottenere anche un ottimo infuso lasciando in infusione per 5 minuti circa 15 grammi di bacche schiacciate in 1 litro d’acqua bollente. La dose consigliata per questa bevanda aromatica è quella di 2 tazze, per poter favorire di benefici sulla diuresi, sulla tosse e sulle vie urinarie.

C’è anche la possibilità di preparare un macerato di ginepro da consumare dopo i pasti per limitare il bruciore di stomaco. Per 2 settimane vanno lasciate macerare delle bacche, una decina di grammi, schiacciate in 1 litro di vino bianco con una scorza di limone. Poi va gustato, un bicchiere per volta.

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Ginepro in cucina

Al di là del digestivo finale, passando per la macerazione, il ginepro compare a tavola e lo fa fin dall’antichità, già al tempo dei Romani era un ingrediente apprezzato, come “spezia indispensabile nella cucina di un cuoco e ottimo sostituto del pepe”. Per chi non riesce a farsi una idea del suo sapore, è tendenzialmente acidulo, quindi perfetto se si vuole smorzare cibi forti come la selvaggina e i crauti. Oppure per dare carattere a piatti di patate o pesce al cartoccio.

Anche nella preparazione di alcolici si può far conto del ginepro usando il succo fermentato. Distillando si ottiene gineprato e acquavite, oppure con processi più complessi si ottiene anche il gin. Non solo le bacche: anche il legno è utile in cucina. Essendo molto profumato è un modo per affumicare salumi come lo speck del Trentino.

Se infornato, nei forni a legna si intende, da aroma al pane. E gli utensili da cucina? Anch’essi possono essere al ginepro, e il suo aroma viene rilasciato anche così fino a raggiungere e insaporire gli alimenti che stiamo cucinando. Basta immaginare un mestolo aromatizzato che mescola la polenta.

ginepro in cucina

Ginepro bonsai

In Giappone alcuni arbusti vengono utilizzati in Giappone nell’arte Bonsai, particolarmente apprezzati perché permettono di ottenere forme molto originali e ardite. In particolare mi sto riferendo al Juniperus rigida e al Juniperus chinensis.

Un’altra caratteristica che gioca a favore di queste due tipologie è la resistenza alle avversità climatiche e di coltivazione. Tra i vari bonsai, quindi, risulta una pianta facile da mantenere anche per chi non è un vero maestro nell’arte del bonsai. Niente panico per eventuali “colpi di secco” estivi, o per forti gelate invernali.

Ginepro coccolone

La specie che porta questo curioso nome è in verità una sottospecie importante del Ginepro Rosso. Questo “coccolone” è un richiamo alle coccole che sono appunto le bacche prodotte. Anche questa volta compaiono due righe bianche negli aghi, più corti della media, la pianta si distingue anche per il suo aspetto meno eretto e verticale. Il ginepro coccolone è diffuso soprattutto nelle aree costiere nel bacino del Mediterraneo, compare con un’aria da cespuglio, una chioma irregolare e di massimo 6 metri.

Ha la corteccia grigio-bruno, fiorisce da gennaio a marzo e fruttifica nell’autunno dell’anno successivo, lo troviamo in zone con dune sabbiose impiegato per il loro consolidamento oppure come frangivento. E’ ricercato anche per il legno: compatto, duro, resistentissimo e molto profumato, se viene levigato ed intarsiato, è ottimo per statue, imbarcazioni, travature e solai. Con le bacche di coccolone si possono invece preparare marmellate e conserve, liquori da tavola o ad uso medicinale.

Ginepro: olio essenziale

L’olio essenziale di ginepro è perfetto per un massaggio rilassante ed emolliente, soprattutto se unito a quello di mandorle o di jojoba. Con 4 euro possiamo intanto procurarci facilmente una boccetta da 10 ml di olio essenziale di foglie di ginepro.

Tra le proprietà attribuite a questa sostanza troviamo quelle depurative e drenanti. Sarebbe quindi utile per disintossicare l’organismo in modo naturale agendo sui reni e sul sistema linfatico così da aiutare il nostro corpo a espellere tossine e scorie. Per saperne di più leggete l’articolo in cui approfondiamo il tema: “Olio essenziale di ginepro, proprietà e usi”.

ginepro bacche

Curiosità sul ginepro

Il nome ginepro, anche se non coccolone, deriva dalla parola celtica juneprus che significa “acre”, dal suo sapore ovviamente. Provare per credere. Questa pianta compare anche in una favola dei fratelli Grimm e in molte storie e credenze popolari. Ha un suo ruolo anche nella religione: sarebbe stato benedetto dalla Vergine come unica pianta che, secondo una leggenda medioevale, ha dato riparo alla Sacra Famiglia durante la fuga in Egitto.

Sempre a livello di credenze non verificate, si dice che il ginepro abbia tutt’oggi il potere di tenere lontane streghe e spiriti maligni. Possiamo provare a vedere se funziona appendendone i rami alla porta. Gli antichi lo facevano con le porte delle stalle per preservare la salute del bestiame.

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Pubblicato da Marta Abbà il 29 aprile 2016