Ginkgo biloba: pianta e coltivazione

ginkgo biloba

Ginkgo biloba, una pianta non solo bella ma anche di una certa importanza storica e culturale, dato che è l’unica sopravvissuta della famiglia Ginkgoaceae, dell’intero ordine Ginkgoales e della divisione delle Ginkgophyta.  Viene dalla Cina e molto spesso la si sente chiamare volgarmente ginko o ginco o albero di capelvenere.



 

Il suo nome ufficiale è anch’esso un “tarocco”: deriva probabilmente da un errore di trascrizione commesso dal botanico tedesco Engelbert Kaempfer che ha inciampato sul giapponese ginkyō (ぎんきょう?) derivante dal cinese 銀杏 “yin-kuo” (銀, yín «argento» e 杏, xìng «albicocca»; 銀杏T, yínxìngP, «albicocca d’argento»). Un passaparola linguistico che oggi ci porta al ginkgo biloba, biloba perché – dal latino bis e lobus – si vuole ricordare la divisione in due lobi delle foglie, a forma di ventaglio. Non potete non averle presenti, in autunno sono una magia nella magia, quando cadono fluttuando come in estasi gialla.

Non sono l’unica ad amare questa pianta che è addirittura il simbolo della città di Tokyo, e con me oltre a milioni di giapponesi, c’è anche il Poeta J. W. von Goethe (1749-1832). “La foglia di quest’albero, dall’oriente affidato al mio giardino, segreto senso fa assaporare così come al sapiente piace fare.”. Lui lo descrive con questi versi, quando in uno dei suoi viaggi gli appare. Io ne parlerò più pragmaticamente. E non in versi.

Ginkgo biloba: albero

Superstite di una famiglie estinta, albero antichissimo, nato oltre 250 milioni di anni fa nel Permiano, il ginkgo biloba è considerato, a ragione, un fossile vivente. Questa pianta arborea che raggiunge anche i 30–40 metri, mostra una chioma piuttosto larga, fino a 9 m, dalla forma piramidale nelle giovani piante e ovale nelle più vecchie. Sempre da giovane, dal tronco spuntano rami qui e la ma poi con gli anni diventano una presenza fissa, e con tanti rametti a seguire.

Il legno del ginkgo biloba è di colore giallo, la corteccia è liscia e color argento, invecchiando poi colore grigio-brunastro fino al marrone scuro. Le foglie sono la parte più bella: non grandi, di 5–8 cm, a lamina di colore verde chiaro, in autunno si trasformano in scaglie di giallo vivo e decorativamente cadono con il loro ventaglio arrotondato e leggiadro.

ginkgo biloba

Essendo una gimnosperma, questa pianta secolare non ha fiori veri e propri, come noi li intendiamo. Possiamo accontentarci di quelle strutture che vengono definite coni o strobili e sono la cosa più simili ai fiori, per omologia. Ma possiamo concentrarci sulle foglie che rendono molto di più, esteticamente parlando.

Ginkgo biloba: coltivazione

Se dico che il ginkgo biloba è una specie eliofila, si capisce subito che vuole stare in posizioni soleggiate e in un clima fresco,in tema di terreni non è pretenzioso: meglio in quelli acidi e non asfittici ma si adatta e sopporta perfino le basse temperature, fino a -35 °C.

Finora ho omesso di raccontare che i semi di questa pianta hanno un odore molto sgradevole, quindi di solito si cerca di scegliere esemplari maschili per evitare di averlo nel naso tutto il giorno. Non è facile perché il sesso è difficilmente riconoscibile alla vista.

Era un esemplare maschile, però, su cui, verso la metà dell’Ottocento, fu innestato a scopo didattico un ramo femminile il primo Ginkgo biloba importato in Italia. Siamo nel 1750, nell’Orto Botanico di Padova, e l’albero è Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

Ginkgo biloba: bonsai

Molto comune, e ugualmente apprezzato per l’estetica,è anche il bonsai del ginkgo biloba, da adottare quando è di piccole dimensioni in modo da riuscire a modificarne facilmente l’andamento dei rami. Lo si può avviare perché assuma una forma a candela o a scopa rovesciata, ad esempio.

La coltivazione dei ginkgo biloba bonsai non è difficilissima. Le foglie sono abbastanza grandi e tutta la pianta tende a svilupparsi lentamente, quindi appena ci sono 5 o 6 foglie per ramo è necessario procedere alla cimatura. Tra i bonsai è comunque uno dei più antichi, va benissimo anche se tenuto all’esterno, in un luogo soleggiato a parte in estate quando è meglio in penombra. Il ginkgo biloba bonsai raggiunge dimensioni considerevoli e spesso lo si coltiva in vasi subito abbastanza ampi e profondi, anche se si rinvasa quasi ogni anno.

Ginkgo biloba: frutti

Essendo una pianta della famiglia delle Gimnosperme, il ginkgo biloba ha dei semi non protetti dall’ovario e che sembrano frutti. La confusione c’è, tra i non esperti che vedono queste strutture a forma di albicocca ricoperte da un involucro carnoso prodotte da esemplari femminili e pensano a dei frutti. Ma sono semi, sono lunghi 1,5-2 cm, di colore giallo, con quell’odore sgradevole di cui vi ho già parlato. La fecondazione del ginkgo biloba avviene a terra all’inizio dell’autunno, la fioritura è primaverile e, tra impollinazione e fecondazione, intercorrono alcuni mesi.

ginkgo biloba

foto da Wikimedia Commons di Giaccai

Ginkgo biloba: proprietà e benefici

Come elemento per creare cortine frangivento o, più semplicemente come pianta ornamentale in parchi, viali e giardini, il ginkgo biloba pur venendo dalla Cina è parecchio presente anche in Italia e in Europa. Questo anche perché mostra una notevole resistenza agli agenti inquinanti. Oltre che nel nostro continente questa pianta viene oggi coltivata industrialmente in Giappone, Corea e Stati Uniti per poi utilizzare come medicinale le sue foglie. Anche il legno, giallastro, può essere usato: se ne fanno mobili, oppure diventa oggetto di lavori di tornio e intaglio, ma è di bassa qualità, molto fragile.

I semi, solo la parte interna legnosa, in Asia vengono mangiati a tavola e venduti come “White Nuts”, in Giappone vengono aggiunti a molti piatti, per esempio il chawanmushi, e utilizzati come contorno. Dal punto di vista medico e farmaceutico, è meglio andare cauti: ci sono delle ipotesi che non godono di approvazione unanime da parte della comunità scientifica.

Una ipotesi è ad esempio relativa ad una funzione cerebrovascolare e sui disturbi della memoria, tale da indicare il ginkgo biloba un aiuto contro la malattia di Alzheimer. Le foglie contengono terpeni, polifenoli, flavonoidi (ginketolo, isiginketolo, bilabetolo, ginkolide) e chi assume anticoagulanti, acido acetilsalicilico, ticlopidina, diuretici tiazidici, pentossifillina, trombolitici, caffeina, ergotammina è meglio che si limiti a guardarle in autunno quando cadono. Come faccio io. E’ consigliato anche non associare il ginkgo biloba a prodotti a base di aglio o derivati dal salice: il mix potrebbe far crescere i rischi di gastrolesività.

Altri presunti effetti sulla salute sono l’azione di regolazione sulla circolazione e quella di opposizione ai radicali liberi:se così fosse avremmo un aiuto contro lo stress fisico e mentale. I gingkolidi ridurrebbero gli infarti causati da occlusione vasale, il Bilobalide, invece, farebbe da protettivo nei confronti del danno ischemico.

Passando ad un campo più soft, naif, concedetemi, troviamo il ginkgo biloba nei prodotti di cosmesi, da utilizzare spalmato sulla pelle per ripristinarne il giusto equilibrio lipidico. E’ ottimo se l’epidermide è secca o mostra screpolature, d’inverno ad esempio.

Facendo un passo indietro nel tempo, nel primo importante erbario cinese il ginkgo biloba era descritto come una sostanza benefica per il cuore e i polmoni, suggerito anche per curare l’asma, i geloni e le tumefazioni causate dal freddo. Oltre agli antichi cinesi e giapponesi, anche i guaritori indiani ayurvedici lo associavano alla longevità usandolo come ingrediente del “soma”, l’elisir di lunga vita.

 

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Pubblicato da Marta Abbà il 13 marzo 2016