Fumo di tabacco e inquinamento indoor

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Il fumo di tabacco non fa male soltanto ai fumatori, cosa peraltro nota, ma è la fonte più rilevante di inquinamento indoor. Anche di questo è bene prendere nota mentre si snocciolano i dati sul fumo in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco che si celebra il 31 maggio.

Tralasciando gli effetti del fumo di tabacco sulla salute dei fumatori, di quelli che riguardano gli ambienti e le altre persone è bene sapere qualche cosa di più. Anche perché i dati di cui sopra di dicono che, nonostante il trend in diminuzione degli ultimi anni, il numero di fumatori in Italia è tornato ad aumentare.

Il fumo di tabacco non è un inquinante specifico dell’aria, ma più propriamente una fonte di inquinamento legata a un comportamento umano che aumenta sensibilmente la concentrazione nell’aria di monossido di carbonio, idrocarburi aromatici policiclici, ossidi di azoto, particolato sospeso respirabile e altre sostanze tossiche.

Tecnicamente, quello che chiamiamo in modo generico fumo di tabacco è costituito da due componenti: la parte inalata e filtrata dai polmoni del fumatore (mainstream) e la parte direttamente legata alla combustione del tabacco e della carta (nel caso delle sigarette).

La miscela delle due parti di cui si compone il fumo di tabacco è molto complessa: contiene gas, composti organici e particelle fra cui sono individuabili tantissimi composti elementari irritanti, tossici, cancerogeni e mutageni.

Ma la caratteristica del fumo di tabacco che conosciamo meno è la sua straordinaria persistenza nell’ambiente. I locali dove si è fumato, per essere ripuliti, devono essere ventilati a lungo ed energicamente, altrimenti le sostanze tossiche restano in sospensione anche per molti giorni.

Gli effetti negativi sulla salute del fumo di tabacco possono essere nel breve periodo sinusiti, maggiore esposizione a raffreddori, bronchiti, influenze, riduzione delle difese immunitarie e accelerazione dei processi di invecchiamento a causa della produzione di radicali liberi e della distruzione di vitamine.

Ce n’è abbastanza per smettere di fumare, invece i fumatori aumentano. L’Istituto Superiore di sanità, nel suo ultimo rapporto sul Fumo in Italia, fa sapere che dopo 5 anni di trend discendente, in Italia aumenta il consumo di tabacco. La percentuale totale dei fumatori è passata infatti dal 20,6% del 2013 al 22% del 2014.

Curiosità: a fumare molto di più sono le donne. Tra gli italiani di sesso femminile la percentuale dei fumatori è passata dal 15,3% del 2013 al 18,9% del 2014. Inoltre aumenta il numero dei cosiddetti ‘forti fumatori’. La sigaretta elettronica? Nel 2014 il suo uso si è più che dimezzato rispetto all’anno precedente, passando dal 4,2% all’1,6%.

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Pubblicato da Michele Ciceri il 31 maggio 2014