Ligneah. Sembra pelle, ma non è.

Marta Antonelli

Giovane e creativa, appena diplomata  in “Shoes and accessories design” e vegetariana, Marta Antonelli ha trovato l’alternativa alla pelle “cruelty free” usando legno, laser e cotone. Stessa morbidezza a duttilità, ma totalmente sostenibile. Se la pelle di fascia alta costa dai 40 ai 300 euro al metro quadro, in lavorazione, la sua alternativa “green” solo dai 60 ai 150 a seconda della qualità del legno.  Marta e il padre, Aldo,  hanno fondato MyMantra e sono partiti con la linea Ligneah: borse, cinture, portafogli, cappelli, scarpe e accessori moda dalle forme naturali e a basso impatto ambientale e visivo. Non contenti, per ogni prodotto venduto, fanno piantare un albero in Nigeria.

1) Quando siete nati? Come vi è venuta l’idea?

Da vegetariani, circa un anno fa è nata l’esigenza di sostituire la pelle animale con un altro materiale che fosse allo stesso tempo sostenibile e cruelty free, così abbiamo pensato al legno. Dopo una lunga serie di prove siamo arrivati al risultato che desideravamo ottenere: un morbido legno che potesse essere lavorato come una pelle o un tessuto. Il campo in cui abbiamo deciso di operare è quello degli accessori moda, essendomi io diplomata da poco in Shoes and accessories design presso lo IED di Roma, ma i settori in cui il nostro materiale può essere utilizzato sono molteplici.

2) Che materiali utilizzate? Avete cura anche per i coloranti? Come li selezionate?

I materiali da noi utilizzati sono cotone, legno e un collante a basso impatto ambientale che serve per accoppiare i due materiali. I legni li acquistiamo già tinti e subiscono un trattamento ad acqua; per ora abbiamo finito di lavorare sulla fase dedicata ai prototipi per cui i materiali impiegati non sono quelli definitivi che andranno in produzione. In futuro, infatti, il nostro obiettivo è anche quello di utilizzare tessuti a tintura naturale.



3) In che modo certificate i materiali? Che impatto ha questa scelta sul costo dei vostri prodotti?

Le aziende da cui ci riforniamo sono certificate FSC (Forest Stewardship Council), mentre per i prototipi non abbiamo potuto richiedere una certificazione scritta poiché il quantitativo di legno richiesto per poterla ottenere supera i nostri bisogni attuali: ciò avverrà in fase di produzione.

Quando si parla di sostenibilità tutti questi fattori come certificazioni, l’attenzione ai coloranti, ai tessuti e a tutti i vari componenti da utilizzare richiedono un maggior dispendio economico che ricade di fatto sul prezzo del prodotto finale. In fase di start up sarebbe insostenibile per una piccola realtà come la nostra ma ci stiamo lavorando. Intanto partecipiamo ad un’iniziativa di cui si occupa l’organizzazione Tree Nation, dove ci impegniamo a piantare un albero in Nigeria per ogni prodotto venduto

4) State sviluppando brevetti?

Circa un anno fa abbiamo depositato la richiesta di brevetto per la nostra lavorazione, che consiste nell’accoppiare, tessuto e legno attraverso l’impiego di un collante. Sul legno vengono effettuate delle micro-incisioni al laser, l’effetto finale è quello di una pelle finemente lavorata. Più avanti vorremmo applicare questa lavorazione anche a metalli riciclabili, a cui abbiamo già dato il nome di Metal Textile.

5) Siete integralmente Made in Italy? Quanti siete? In che zona producete e dove sono situati eventuali fornitori?

Il processo di lavorazione, produzione e fornitura avviene in Italia; io e mio padre gestiamo da soli la nostra azienda e collaboriamo con piccole realtà aziendali anche a conduzione familiare come la nostra, che operano a Roma e dintorni. Questo ci permette di seguire meglio la lavorazione ed avere più possibilità di controllare personalmente ogni fase mantenendo un certo livello di qualità.

6) Avete attenzione per l’ambiente anche nelle forme dei vostri prodotti?

Quando progetto una borsa o una scarpa penso a linee semplici e sinuose che riportino all’essenza e alle forme della natura, inoltre, grazie all’essenzialità, riusciamo a mantenere la nostra sostenibilità in fase di progettazione. Questo accade perché, fornendo le misure esatte, andiamo a realizzare tanto materiale quanto ce ne serve per quello specifico modello, così da limitare eventuali scarti o addirittura azzerarli totalmente. Il vantaggio nel prodursi da sé il materiale sta proprio in questo.

7) Negli anni è cambiato l’interesse degli utenti / acquirenti nei confronti di prodotti attenti all’ambiente?

Gli acquirenti sono sempre più attenti alla sostenibilità dei prodotti che acquistano e con l’attenzione cresce anche l’esigenza. La massa critica sta aumentando anche in Italia, soprattutto negli ultimi due anni, sulla scia dei paesi del Nord Europa che invece già da tempo hanno sviluppato una certa sensibilità riguardo questi temi; sta comunque a noi, che lavoriamo in questi settori, far si che i prodotti sostenibili possano competere con le altre tipologie sottolineando la qualità e sviluppando maggiormente il senso estetico, così da avvicinare sempre più persone e rispondendo ad ogni tipo di esigenza.

Intervista a cura di Marta Abbà

Pubblicato da Marta Abbà il 27 settembre 2012