Elastomeri in medicina

Elastomeri

Elastomeri in medicina, sono degli strumenti molto utili, ma in generale con la parola elastomeri si indicano dei materiali che possono essere utilizzati in altri campi. Materiali plastici divisi per tipologie e che hanno delle proprietà note solo ai tecnici del settore.



Elastomeri: cosa sono

Se ne parliamo in generale, senza entrare nel merito dell’uso che ne si fa, si tratta di una categoria di sostanze, naturali o sintetiche, con proprietà chimico-fisiche tipiche del caucciù o della gomma naturale. La caratteristica per cui sono più note, è la capacità di subire grosse deformazioni elastiche.

Detto così sembra banale, forse, ma per chi si trova ad utilizzare materiali di vario tipo in dispositivi tecnici o medici, certamente negli elastomeri apprezza la possibilità di essere allungati diverse volte per spostamenti finiti riassumendo poi la loro dimensione quando tornano “a riposo”.

Chi da la prima forma agli elastomeri? Lo si fa in fase di produzione, tramite estrusione o stampaggio a caldo.

Elastomeri: cosa sono

Elastomeri in medicina

In medicina con questa parola di indicano degli specifici dispositivi, molto leggeri, monouso e sterili, basati sulle proprietà dell’elastico con cui sono costruiti. Sono utilizzati per l’infusione continua e costante di farmaci in soluzione, per via sottocutanea, di solito intorno a un plesso o in un’articolazione endovenosa, in alcuni casi precisi, anche per via epidurale o arteriosa.

Gli elastomeri sono inseriti in un sistema chiuso costituito da un corpo unico trasparente o semitrasparente, sono quel “palloncino-serbatoio” che contiene il fluido per l’infusione e su cui viene esercitata una pressione costante che, di conseguenza, fa sì che l’elastomero si svuoti in modo costante.

L’obiettivo di questo tipo di apparecchi è infatti quello di fornire un flusso continuo per un determinato periodo di infusione, di solito a base di analgesici in situazioni in cui è necessario gestire il dolore acuto.

Elastomeri in medicina

Elastomeri termoindurenti

Esistono due principali classi di elastomeri, quelli termoplastici e quelli termoindurenti. Questi ultimi sono realizzati legando le une alle altre le catene di polimero attraverso l’uso di reattivi chimici, temperatura e pressione. Il processo, detto “vulcanizzazione”, va a modificare la struttura e fa sì che il materiale mostri poi delle proprietà termoindurenti. Ciò significa che, a vulcanizzazione avvenuta, non è possibile rimodellarli.

Elastomeri termoplastici

I termoplastici sono la seconda categoria di elastomeri. Arrivati sul mercato alla fine degli anni sessanta, sono copolimeri di stirene e butadiene, poliolefine, da non confondere con il polietilene,  e co-poliesteri che, se portati alla temperatura di transizione vetrosa, possono essere rimodellati.

Elastomeri siliconici

Ci sono anche degli elastomeri, non utilizzati per forza in campo medico, fatti di materiale siliconico. In cucina ad esempio troviamo le tortiere per microonde, molto di moda per via delle forme strambe che presentano, oppure oggetti meno divertenti ma molto funzionali.

Elastomeri siliconici

Mi riferisco ai coperchi per recipienti, come questi, in elastomero in silicone, resistenti al calore, espandibili, apposta per contenitori da tavola rotondi. Un set da 6 costa 13 euro su Amazon, resistono a temperature dai -40 ℃ ai 230 ℃ e mantengono fresco il cibo evitando che emani odore in tutto il frigo. Il materiale non è tossico.

Elastomeri: novità

La ricerca prosegue a lavorare sui materiali e ci sono buone notizie sul fronte degli elastomeri, in arrivo da una realtà come BigRep che ha di recente presentato un nuovo materiale: Pro Flex. Come il nome suggerisce, è flessibile e sfoggia proprietà ingegneristiche tali da essere candidato a cambiare le cose in vari settori, non solo in quello medico.

Testato per lavorare con grandi stampanti industriale 3D, questo materiale ha innanzitutto una ottima resistenza sia alle alte temperature, sia all’urto alle basse temperature, inoltre è in grado di smorzare in modo eccellente e ha buone proprietà dinamiche.

Sono tutte ragioni per cui possiamo pensare che troverà applicazione nel settore automobilistico, ad esempio per la prototipazione di pomoli per ingranaggi, maniglie, guaine per cavi e altro ancora. In ambito sportivo, potrebbe servire alla prototipazione di ruote per skateboard, di gusci di scarpe sportive e di punte e terminali per lo sci. Ancora da verificare le sue applicazioni per la stampa 3D in settori come le calzature, gli antivibranti personalizzati e le guarnizioni, grazie alla sua elevata resistenza chimica.

Ad ogni modo si tratta di un importante passo avanti nel settore della stampa di elastomeri a livello industriale.

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Pubblicato da Marta Abbà il 7 maggio 2018