Economia circolare: che cosa è

economia circolare
Economia circolare, un sistema economico in cui circolano idee di rigenerazione. Di riciclo, di riuso. Tanti “ri” da capire e da selezionare perché non siano solo prefissi che rendono virtuosi verbi quotidiani riempiendo la bocca di chi non sa poi nella pratica cosa fare, dove mettere le mani, come applicare nobili principi a un mondo in cui i bisogni concreti si fanno sentire. Eccome.



L’economia circolare non è solo una teoria di un sistema economico, che vedremo, ma anche applicazioni pratiche, prima fra tutti, per fama, in questo momento, in Italia, Expo Milano 2015. Ma non è affatto la sola, né la migliore, né l’ultima: lo spero per tutti noi.

Economia circolare: cosa significa

L‘economia circolare è un sistema economico pensato per potersi rigenerare da solo giocando con due tipi di flussi di materiali, quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.

Ponendosi come alternativa al classico modello lineare, l’economia circolare promuove una concezione diversa della produzione e del consumo di beni e servizi, che passa ad esempio per l’impiego di fonti energetiche rinnovabili, e mette al centro la diversità, in contrasto con l’omologazione e il consumismo cieco. E’ esplicito nei sostenitori dell’economia circolare una critica alla supremazia del denaro e della finanza, tanto da voler cambiare i parametri per misurare il PIL considerando meno i soldi e più altri valori, “circolari”, a 360 gradi.

economia circolare cosa significa

Economia circolare: perché circolare

Il nome di “economia circolare” deriva dai meccanismi presenti in alcuni organismi viventi in cui le sostanze nutrienti sono elaborate e utilizzate, per poi essere reimmesse nel ciclo sia biologico che tecnico. I sistemi economici secondo l’economia circolare, dovrebbero imitare questo concetto di “ciclo chiuso” o “rigenerativo”.

Tra i vari approcci specifici ci sono anche l’ecologia industriale e la blue economy, ne nasceranno e ne staranno già ora nascendo altri, l’idea in sé, dell’economia circolare, è nata nel 1976 quando spunta in una rapporto presentato alla Commissione europea, dal titolo “The Potential for Substituting Manpower for Energy” di Walter Stahel e Genevieve Reday. Le applicazioni pratiche dell’economia circolare fanno però capolino, concretamente, su sistemi moderni e su processi industriali, solo negli anni ’70.

Economia circolare: obiettivi

Da quando è nata, l’economia circolare persegue gli stessi obiettivi adattandoli alla realtà in continua evoluzione in cui resta e viene ereditata di generazione in generazione come idea e ideale. I maggiori obiettivi dell’economia circolare sono l’estensione della vita dei prodotti, la produzione di beni di lunga durata, le attività di ricondizionamento e la riduzione della produzione di rifiuti. In sintesi, l’economia circolare mira a vendere servizi piuttosto che prodotti.

Economia circolare nel settore rifiuti

Secondo l’economia circolare i rifiuti sono “cibo”, sono nutrienti, quindi in un certo senso non esistono. Se intendiamo un prodotto come assemblamento di componenti biologici e tecnici, allora esso deve essere progettato in modo da inserirsi perfettamente all’interno di un ciclo dei materiali, progettato per lo smontaggio e ri-proposizione, senza produrre scarti. Rispettivamente, i componenti biologici in una economia circolare devono essere atossici e poter essere semplicemente compostati. Quello tecnici – polimeri, leghe e altri materiali artificiali – saranno a loro volta progettati per essere utilizzati di nuovo, con il minimo dispendio di energia.

economia circolare nel ciclo dei rifiuti
In un mondo in cui regna l’economia circolare si ragiona privilegiando logiche di modularità, versatilità e adattabilità, perché ciascun prodotto sia di più lunga durata, realizzato e ancora prima pensato per poter essere aggiornato, aggiustato, riparato. Un design sostenibile di nome e di fatto.

Economia circolare: l’Eredità di Expo Milano

L’attenzione prestata alla raccolta differenziata sono solo uno degli elementi che fanno di Expo Milano 2015 un esempio di economia circolare applicata in modo ottimo ad un grande evento. Da recenti ricerche la manifestazione svoltasi da maggio a ottobre 2015 a Milano ha vinto la sfida di sostenibilità e si è aggiudicata numerose e importanti certificazioni sulla gestione ambientale dell’evento.

Un numero che piace a chi sostiene l’economia circolare è il 67% di raccolta differenziata in media raggiunto nei sei mesi di Expo: meglio dei Giochi Olimpici di Londra 2012, che hanno registrato il 62% di differenziata e una sola certificazione per la gestione ambientale della manifestazione.

economia circolare in Expo

Un numero “non fa primavera” e non fa neppure economia circolare, ma Expo Milano 2015 ha mostrato di voler cambiare le cose e lasciare in eredità una logica diversa anche nella particolare attenzione per il risparmio energetico, nella gestione efficiente dei rifiuti, nell’attenzione al non spreco. E poi, forse la vera novità e allo stesso tempo la vera chiave del successo, il coinvolgimento dei visitatori, nella raccolta differenziata, ma in generale in una logica di economia circolare. Almeno ci si è posti il problema, di come realizzarla, quando e perché.

I visitatori hanno potuto essere parte della sfida di Expo e viverne i risultati, passeggiando in un sito dove verde, acqua, energia e illuminazione, materiali e sistemi di mobilità, erano tutti pensati per essere il più “green” possibile. Per quanto riguarda il verde, lo è il 20% del sito (“50.000 mq con 12.000 alberi, 85.000 arbusti, e 150.000 essenze erbacee), con molta acqua che circola nel Canale perimetrale e nella falda sotterranea, oltre che negli impianti di raffreddamento e per l’irrigazione progettati con soluzioni tecnologiche a spreco minimo in ottica di economia circolare.

economia circolare in Expo

Senza scordare le 30 casette dell’acqua che hanno erogato oltre 9 milioni e mezzo di litri d’acqua, e le 11 vasche di fitodepurazione per depurare le acque superficiali di prima pioggia. Le luci di Expo erano soprattutto corpi illuminanti LED ad elevata efficienza energetica e nei sei mesi di apertura sono stati consumati 47 GWh di energia elettrica.

E adesso? Continuerà a girare questo esempio di economia circolare? Partendo dall’attenzione alla scelta dei materiali a minor impatto, in ottica di “economia circolare”, Expo 2015 SpA, coerentemente con il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti (PNPR) che prevede specifici obiettivi di prevenzione e riduzione dei rifiuti, sta implementando il piano per il riuso dei beni a fine evento. Dove non risulterà possibile, verrà privilegiato l’invio al riciclaggio dei materiali che finora hanno sono stati oggetti e manufatti ammirati da tutto il mondo, a Milano.

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Pubblicato da Marta Abbà il 13 gennaio 2016