Evviva! Nel Decreto Sviluppo spunta la green economy

La green economy cresce in Italia

È la prima volta che in una raccolta di leggi importanti come il Decreto Sviluppo approvato dal Governo si parla espressamente di green economy. Ciò basta per farne un punto di partenza interessante nella riflessione sugli interventi necessari al rilancio dell’economia italiana in chiave sostenibile, anche se ovviamente resta da verificarne l’attuazione pratica.

Anche altri punti del Decreto Legge “Misure urgenti per la crescita del Paese” sembrano confermare la direzione green dell’impianto normativo, dalla costituzione del Fondo per la Crescita sostenibile al credito d’imposta per l’assunzione di personale altamente qualificato, dal Piano nazionale per le città alla costituzione dell’Agenzia per l’Italia Digitale, dalle disposizioni per la gestione e la contabilizzazione dei biocarburanti alle nuove disposizioni in materia di ricerca e di estrazione di idrocarburi. Alcune perplessità invece sulla riduzione della detrazione d’imposta per le spese per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, anche se pare compensata dall’aumento delle detrazioni Irpef sulle ristrutturazioni in genere.

A parlare di green economy è l’art. 57 del Dl, che mira a favorire l’occupazione giovanile nei seguenti settori: fonti rinnovabili; messa in sicurezza del territorio, delle infrastrutture, degli edifici; biocarburanti; efficienza degli usi finali dell’energia. Alle imprese operanti in questi ambiti che assumono nuovi addetti si estende il finanziamento agevolato previsto dal Fondo Kyoto.

Il Fondo per la crescita sostenibile previsto all’art. 23 prenderà il posto del precedente fondo speciale rotativo e avrà per obiettivo il riordino, la razionalizzazione e la riprogrammazione degli strumenti nazionali esistenti per l’incentivazione delle attività imprenditoriali mediante abrogazione di norme, semplificazione di procedure e rimodulazione di preesistenti normative. Il tutto in un’ottica di rigore finanziario e contenimento della spesa.

L’art. 24 inserisce il contributo tramite credito d’imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati, contribuendo così a favorire l’innovazione e l’innalzamento degli investimenti in ricerca e sviluppo da parte del sistema produttivo. Il Rapporto annuale 2012 dell’ISTAT indica come la quota di spesa in ricerca nel 2010 in Italia sia ferma all’1,26% del Pil, contro il 2% della media UE.

Il Piano nazionale per le città di cui parla l’art. 13 avrà per obiettivo la riqualificazione di aree urbane, con particolare riferimento a quelle degradate. Se in termini di principio generale l’intervento si pone quale principio fondamentale di semplificazione, in termini di dettaglio la norma va a semplificare la pletora di ostacoli burocratici che l’imprenditore si trova ad affrontare nel corso del faticoso iter di ottenimento delle autorizzazioni all’intervento edilizio.

L’articolo 19 istituisce l’Agenzia per l’Italia Digitale, sottoposta alla vigilanza del presidente del Consiglio, che prende il posto di DigitPA e dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, enti che vengono soppressi. Le competenze dell’Agenzia saranno dirette a contribuire alla diffusione delle tecnologie dell’informazione e ad assicurare la piena interoperabilità dei sistemi della PA tra loro e con quelli d’Unione Europea, razionalizzando al contempo la spesa informatica.

L’art. 34 introduce una razionalizzazione della filiera di produzione dei biocarburanti da utilizzare nel settore dei trasporti tesa a favorire una maggiore incisività del sistema produttivo e di trasformazione nazionale e comunitario rispetto ai prodotti finiti extra-UE. La provenienza della materia prima dalla filiera nazionale, insieme alla previsione di produzione e trasformazione dei biocarburanti sul territorio europeo, dovrebbe consentire una riduzione delle emissioni di CO2.

Importante dal punto di vista ambientale è anche l’art. 35 del Decreto Sviluppo che stabilisce un’unica, per olio e per gas, e più rigida fascia di rispetto – passando dal minimo di 5 miglia alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette – per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione. Il nuovo limite, più restrittivo, consente comunque lo svolgimento di attività imprenditoriali importanti per la ricerca di fonti energetiche e per lo sviluppo economico ed occupazionale del Paese, ma protegge di più le coste da possibili incidenti.

Per quanto riguarda le perplessità, la principale riguarda l’art. 11 che riduce dal 55% al 50% la detrazione d’imposta per le spese di riqualificazione energetica degli edifici. Tuttavia l’intervento va inquadrato in un’ottica di riordino complessivo delle detrazioni Irpef sulle ristrutturazioni in genere, che il Dl innalza dal 36% al 50% fino a un massimo (anche questo elevato rispetto a prima) di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.

A cura di Michele Ciceri

 

Pubblicato da Michele Ciceri il 17 giugno 2012