Dalmata: carattere e prezzo

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Dalmata, a macchie nere o marroni che siano, è sinonimo di compagnia. Il suo carattere è un bel carattere, sì, ma bisogna farci attenzione. Il dalmata è infatti un cane parecchio intelligente, capisce subito se non avere polso e, nel caso, non tarderà, sveglio com’è, a pendere il comando della casa.



Pulito, elegante e atletico, il Dalmata si aggira sui 25 Kg: è un cane grande, e la sua altezza può variare dai 48 ai 60 cm, dipende anche se maschio o femmina. In ogni caso, le macchie al Dalmata non mancano mai, e al variare del loro colore varia anche quello del naso e degli occhi che restano però sempre luminosi e dall’espressione sveglia.

Queste luci vispe, sono imperniate in una testa allungata, spesso tenuta alta, spesso per tener testa ai vostri ordini. Le orecchie, grandi e pendenti, gli regalano un’aria più mansueta, affievoliscono l’aspetto del Dalmata a tratti irriverente, ciondolando leggermente, in compagnia della coda, lunga, spesso ricurva verso l’alto. Un apostrofo, un tocco di simpatia in più, se mai ce ne fosse bisogno nel caso del Dalmata.

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Famoso per il suo colore, il pelo del Dalmata è corto, compatto, lucido ed elegante, elegante come lo è il suo carattere e il suo comportamento. E’ bianco, con macchie nere o color fegato, ovunque. Il suo essere raso comporta sì pregi in merito alle pulizie di casa, ma fa sì che il Dalmata abbia bisogno spesso e volentieri di una bella cuccia. Su Amazon se ne trovano di ottimi modelli, come questa in resina, ottima sia in esterni che in interno, resistente e inodore per cani di taglia Dalmata, in vendita a 54 euro.

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Con un’andatura molto sciolta, lunga la sua falcata, il Dalmata si propone a noi, a e al mondo tutto, con un carattere fondamentalmente allegro. Come in ogni essere umano, come nel suo mantello a chiazze, si alternano luci e ombre di questa energia e di questa esuberanza che lo rendono un ottimo compagno per chi è già di suo di indole irrequieta. Praticamente un Dalmata…se si mettesse la giusta maschera.

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Se non fa abbastanza moto, da bravo iperattivo, il Dalmata può “dare di matto”. Può così sfoderare il suo lato dispettoso, testardo, lunatico e distruttivo. Ciò accade, badate bene, anche se non è abbastanza coccolato e al centro dell’attenzione. Non voglio dipingervi un cane tiranno: no. Il Dalmata è un cane delizioso, ma bisogna essere la famiglia o il single giusto per lui.

Ha tante qualità e, consapevole, esige che “gli si stia dietro”. Fisicamente, accompagnandolo spesso fuori, e metaforicamente, includendolo nelle attività di famiglia. Sia anche solo preparare dei cupcake, che abbiano la sua faccia.

Se trattato bene, come desidera, il Dalmata sfodera un carattere “super”: affettuoso, tranquillo, protettivo. Anche con i bambini, va molto bene. Basta non farli alleare troppo perché, già lui da solo, da cucciolo soprattutto, una ne fa e 101 ne pensa.

Eppure, con le sue luci e le sue ombre, con le sue macchie, anche nel carattere, e forse proprio per questo, trovo che il Dalmata sia un cane assolutamente desiderabile. Mi attira molto, con quel musetto, elegante e vispo. E’ un desiderio che varia dalle 500 alle 800 euro, circa. Il prezzo dipende molto dal mercato, dalle richieste e dalla disponibilità che c’è al momento di cuccioli di questa razza. Ciò vale soprattutto per l’Italia, paese in cui il Dalmata non è molto diffuso.

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Parametri che fanno variare il prezzo di un cucciolo di Dalmata sono l’allevamento di provenienza, la sua durata della permanenza lì e la correttezza e la precisione della documentazione a suo seguito, pedigree compreso. Quando si compra un Dalmata è consigliato verificare che abbia da cucciolo ricevuto effettuato un trattamento vermifugo e di vaccinazione corretti. Anche l’udito va guardato con accortezza perché il Dalmata ha tra i più comuni problemi di salute la sordità: 1 su 12 ne soffre.

Dalmata, dal nome, si può intuire che provenga dalla Dalmazia, e documenti confermano la sua origine croata, già nel 1955 quando lo ha reso ufficiale la Federazione cinologica internazionale. E’ indicato come cane da caccia, il carattere è proprio quello del gruppo dei segugi e dei cani per pista di sangue. Adesso che è più che altro da compagnia, il Dalmata mantiene i suoi tratti originari anche se “piazzato” in una villetta a schiera nella periferia di una metropoli, ben lontano dalle tenute inglesi in cui si racconta corresse senza freno un secolo e oltre fa.

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Arrivato con le invasioni dei popoli slavi, il Dalmata compare nelle tele di pittori fiamminghi del XVII secolo assieme ai cacciatori e continua in questo ruolo nella Gran Bretagna di inizio XIX secolo. Veloce e potente, è ora diventato per lo più da compagnia, e in Italia è arrivato proprio, sì sì, proprio con  Walt Disney.

E’ stata la sua fortuna e la sua rovina, questo film d’animazione in cui Walt Disney lo elegge protagonista. Il titolo è “La carica dei 101” (One Hundred and One Dalmatians) , è basato sul romanzo “I cento e una dalmata” di Dodie Smith e racconta le peripezie dei cuccioli rapiti di Pongo e Peggy, nelle grinfie, o quasi, di Crudelia De Mon.

Sembra la storia delle star rovinate dal successo, quella del Dalmata, detta così, ma questo cliché non gli calza alla perfezione, perché ha trovato la sua strada conquistando la simpatia dei tanti che lo hanno preso solo perché era in tv. Ma le “botte” di popolarità con il film e i successivi revival e sequel, ogni volta fanno temere il declino della razza del Dalmata. I “crudeli” non portano pellicce come la protagonista cattiva del film, ma sono altrettanto  temibili.

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A minacciare il Dalmata, nella realtà, non nei cartoni animati, sono gli allevatori “commerciali”, quelli che cavalcano queste mode da film, e si improvvisano allevatori di questa o quella razza per profitto. In questo caso, ma voi ve ne accorgerete, non c’è nessuna attenzione al pedigree, alla salute o al temperamento degli animali.

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Conoscendo il Dalmata, e il suo caratterino, lui regalerebbe a questi tipi un gadget personalizzato e che parla da solo, per poi fuggire di corsa, verso chi lo desidera sul serio, senza monetizzarlo.

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Pubblicato da Marta Abbà il 27 marzo 2015