Cultura del legno e parassiti

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La capacità del legno di resistere ai parassiti è ampiamente sottostimata e a dirlo non siamo noi ma gli esperti di questo materiale. Dando comunque per scontato che i tarli sono un problema serio per mobili e parquet – e ancora di più per le strutture portanti – vi siete mai chiesti perché non tutti i manufatti di legno sono attaccati allo stesso modo dai parassiti?

Innanzitutto va detto che alcune essenze come castagno, larice, pino e quercia si difendono meglio delle altre dai tarli perché contengono in buona quantità particolari sostanze (tannini, fenolo e oleoresine) che li contrastano in modo naturale. La natura ha voluto concentrare queste sostanze nel durame (la parte più interna del tronco) e di conseguenza gli attacchi dei parassiti saranno limitati all’alburno (la parte esterna sotto la corteccia e un altro strato chiamato cambio). Nei mobili c’è più alburno che durame e il problema si pone, ma per le travi state tranquilli e quasi potete fare a meno dell’antitarlo.

Fin qui d’accordo. Una cosa che invece sanno in pochi è che la differenza tra legno sano e legno tarlato (ovviamente parliamo di essenze non trattate) può dipendere anche dal periodo di taglio del tronco e dalle seguenti operazioni di lavaggio e stagionatura. I nostri nonni non dimenticavano mai che il buon legno si taglia in inverno, non solo perché senza foglie è più comodo ma perché i tronchi sono poveri di linfa, e che subito dopo bisogna dilavare (anche lasciando all’aria aperta per qualche mese) ed essiccare per eliminare le sostanze proteiche.

Ma non finisce qui: anche le scadenze del ciclo lunare determinano la qualità del legno perché la luna influisce sul movimento linfatico e, a seconda del periodo, il tronco può essere più adatto a un uso oppure a un altro, compreso il fungere da combustibile. Se vi interessa questo aspetto procuratevi un calendario biodinamico dove troverete informazioni utili e le giuste scadenze per il taglio del legno in funzione degli usi desiderati.

Basterebbe applicare queste regole attingendole dall’antica cultura del legno per avere un legno naturalmente inappetibile ai parassiti senza bisogno di alcun trattamento. Certo, ma ve l’immaginate la scena? ‘Scusi, mi garantisce che quel comò è fatto di legno tagliato d’inverno in luna calante’? No dai, cerchiamo di essere concreti, i ritmi della moderna industria del legno non si conciliano con il calendario biodinamico (che però alcune segherie mettono in pratica, per esempio in Alto Adige) e allora il trattamento antitarlo serve, ma nel modo giusto.

Anche nel caso di legni più facilmente attaccabili dai tarli, i trattamenti nocivi con antiparassitari chimici possono essere evitati sia in origine a titolo preventivo sia durante quando il problema si manifesta, e sostituiti con altri meno aggressivi. Una tecnica collaudata di preservazione e disinfestazione del legno è il trattamento in autoclave con aria compressa a 60°C, un sistema che denaturando la lignina (proteina del legno) la rende inappetibile ai parassiti. Per la disinfestazione c’è anche il trattamento a microonde: il legno non cuoce i tarli invece sì.

Autoclave e microonde però sono sistemi impegnativi, quando il rischio tarli è circoscritto l’approccio più conveniente è il trattamento con sostanze non tossiche, ad esempio i sali di boro per la prevenzione. Se l’attacco dei parassiti è già in atto si può intervenire con sistemi e preparati che spieghiamo in questo articolo, senza dimenticare che mobili e manufatti di legno vengono protetti nel tempo anche da una lucidatura periodica regolare con cera d’api e un po’ di propoli.

Pubblicato da Michele Ciceri il 18 agosto 2013