Cardellino da canto

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Il cardellino è canto, canto puro. E’ il suo cantare, infatti, ciò che lo rende noto, che lo ha reso protagonista e ricercato e oggi è una specie protetta e molto amata. Ufficialmente dal 1758 il cardellino risponde al nome di ”Carduelis carduelis Linnaeus” ma non si offende se continuiamo a chiamarlo confidenzialmente cardellino da canto,  è un passeriforme appartenente alla famiglia dei fringillidi e, nei suoi esili 12 cm, si fa riconoscere da una mascherina rossa sulla faccia e da un’ampia barra alare gialla.



Originario della Svezia centrale, con il suo canto il cardellino ha invaso Europa ed Africa del nord, fino a raggiungere la Persia e le Canarie, mentre in Siberia – sì, anche lì il suo canto resiste – si trova la sottospecie nota come “Carduelis Major”, di taglia più grossa, di colore meno bruno. Il cardellino con cittadinanza italiana preferisce il Sud, la Campania in primis sud. Lì delizia con il suo canto i visitatori dei Parchi Nazionali del Cilento e del Vesuvio.

Il nome “cardellino” deriva dalla pianta del cardo, i cui semi prendono per la gola questo uccellino dal dolce canto, soprattutto se rossi. Oltre a questi, mangia semi di acetosa, agrimonia, cicoria, romice, senecio, tarassaco, crespigno e, solo dopo il cardo, adora quelli di girasole soprattutto se serviti “in tavola” all’aperto e con l’eleganza di una mangiatoia gialla come il sole. Durante il periodo riproduttivo e quello della muta, arricchisce la propria dieta con proteine animali nutrendosi di piccoli insetti, coleotteri, larve, etc. 

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Rosso in viso, giallo in parte sul corpo, per il resto il cardellino ha un piumaggio che va dal bianco delle guance, al nero della nuca, della coda e della parte esterna delle ali, al marrone scuro del dorso. Per distinguere il sesso nei primi mesi di vita i più esperti – ma ve lo svelo – guardano le piccole copritrici alari, “le spalline”di questo uccello che ha un che di elegante, sempre. Se sono grigio-verdastre anziché nere, si tratta di una femmina. Altrimenti siamo davanti ad un cardellino maschio che solitamente sfoggia un groppone grigio-biancastro, ali e coda nere con tipiche “perle” bianche, ventre bianco, petto bianco inquinato di bruno.

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Maschi e femmine del cardellino si distinguono anche per il canto che raggiunge l’apice della bellezza quando il loro cuore è innamorato. Prevedibile, forse, ma meno prevedibili sono le vocalizzazioni che i loro esili corpicini sono in grado di produrre. E, sì, il più romantico è il maschio, nel cardellino, quello che non si vergogna di far sentire il suo sentimento all’amata.

Se la femmina risponde, se risponde, con suoni monotoni, quasi a fare l’indecisa, il cardellino innamorato che la vuole conquistare insiste gorgheggiando in posizione da artista ispirato. Si regge saldamente al posatoio e schiude leggermente il becco tenendo le ali aderenti al corpo. Come dirgli di no? Nulla è, al suo confronto, anche la gamma di 27 toni sfoggiati da giocattoli multicolori programmati ad hoc per conquistare.

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Come tante delle bellezze della natura, la maggior parte, anche il canto del cardellino è indomabile. O quasi. E’ una dote ereditaria e l’addestramento da pochi frutti. Non come per il canarino. Ma se si fanno accoppiare il talento naturale del cardellino con il più mansueto collega canarino, ecco un ibrido che coglie il meglio di entrambi e sa stupire con il canto, senza far rimpiangere i suoi genitori.

Tornando al nostro cardellino puro, forse un po’ geloso come tanti artisti lo sono, anche lui ha un suo repertorio personale. Le prestazioni, quindi, e le vocalizzazioni variano da cardellino a cardellino. Le tre principali suonano onomatopeicamente ‘Zipè’, ‘Ble ble’ e ‘Zio’, se eseguite in sequenza ecco il punto di perfezione del canto del cardellino raggiunto. Per la delizia delle nostre orecchie.

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Non siamo certo i primi, noi, di questa epoca di poco ascolto, a lasciarci incantare dal cardellino, per il suo canto, e per molto altro. Già una leggenda partenopea gli attribuiva la capacità di cambiare il destino di quanti lo ascoltano, ma il cardellino “sbuca”, sempre lui, anche nelle Metamorfosi di Ovidio, nella mitologia pagana, e poi nel Cristianesimo, oltre che in una omonima partitura di concerto per flauto, “Il Cardellino”, firmata da Antonio Vivaldi.

Al contrario di quanto ci si aspetterebbe da un vocalist come lui, nella vita il cardellino non è affatto un solitario, anzi, ama riunirsi in gruppi numerosi per svolazzare tra le fronde degli alberi senza far mancare acrobazie e capriole. Frequenta i frutteti, gli orti, i giardini delle case, i boschetti e i parchi: ama il verde, è un uccellino decisamente green. Se non lo si può avere live, almeno in versione peluche, ricordandone il canto, magari con un cd di Vivaldi nello stereo.

Lo sapevi che questo uccellino è una delle più comuni vittime del bracconaggio? Leggi di più nell’articolo dedicato

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Pubblicato da Marta Abbà il 23 marzo 2015