Biogas, gli scarti diventano fertilizzanti

L’agricoltura industriale impiega fertilizzanti a base di azoto. L’azoto, così impiegato, è responsabile di processi dannosi che vanno dalla perdita della biodiversità al riscaldamento globale, senza contare i numerosi danni apportati dall’inquinamento da ozono. Eppure, l’intera umanità dipende dall’azoto dato che l’industria agricola se ne serve per la produzione alimentare, basterà pensare alla coltivazione dei cereali destinati al nutrimento del bestiame.

Secondo un’analisi del National Institute of Health, l’elevata presenza dei derivati azotati, può portare all’insorgenza di numerose malattie, tra cui diversi tipi di cancro (a questo link tutto ciò che c’è da sapere sull’azoto impiegato nell’industria agroalimentare). Da qui nasce l’esigenza di sostituire i fertilizzanti a base di azoto con concimi più salubri. Un progetto attuato nei Paesi Baschi è riuscito a produrre fertilizzanti utilizzando gli scarti organici derivati dalla produzione di biogas.

Per la produzione di biogas si utilizzano materie organiche di ogni tipo, dai rifiuti umidi domestici, agli scarti vegetali, senza considerare le acque reflue e gli scarti della stessa industria alimentare. L’istituto Neiker-Tecnalia che si occupa di ricerca agricola e sviluppo, insieme alla società Guipuzkoa Ekonek, sta progettando di costruire un impianto per il trattamento dei rifiuti organici da trasformare in fertilizzanti. Il primo impianto sarà allestito sui terreni agricoli dell’Arkaute, nei Paesi Baschi.

Nella produzione del biogas, i materiali organici subiscono un processo di decomposizione in assenza di ossigeno dal quale sprigionano gas e digestato. La Neiker-Tecnalia, con il suo impianto, utilizzerà il digestato per trasformarlo in fertilizzante organico di alta qualità che promette rese dieci volte superiori rispetto ai fertilizzanti convenzionali. Le previsioni sono state fatte analizzando i test di laboratorio del team di ricerca dell’Istituto Neiker-Tecnalia.

Il fertilizzante organico si ottiene a seguito di un processo di idrolisi e un processo di granulazione. Ciò consente di ottenre un prodotto sotto forma di piccoli granuli facile da trasportare e da stoccare. Le stime prevedono che l’impianto di Arkaute sarà in grado di trattare circa 28.000 tonnellate di digestato all’anno, che produrranno circa 9.200 tonnellate di fertilizzante. Il progetto ha catturato l’attenzione della Commissione europea e conta un finanziamento di circa 1,5 milioni di euro.

 

Pubblicato da Anna De Simone il 29 marzo 2013